Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  maggio 13 Domenica calendario

CEROLI

CEROLI Mario Castel Frentano (Chieti) 17 maggio 1938. Scultore • «[...] proviene da una famiglia di umili origini. Il padre faceva il muratore e la madre la casalinga. Condotto a Roma ad appena otto anni, fu mandato dai genitori, con felice intuito, all’Istituto d’Arte di via Conte Verde, dove insegnavano maestri illustri. Ma è stato costretto a mettersi subito al lavoro. Dai dodici ai sedici anni fa il ragazzo di bottega presso gli studi di Leoncillo, Fazzini, Colla, dopodiché rimedia un piccolo studio in via Gregoriana e realizza ceramiche che vende a prezzi modici ai primi acquirenti. Uno dei suoi primi collezionisti è il regista di cinema Elio Petri. Nel 1957 aveva abbandonato la ceramica per una scultura ”povera”, fatta di legni e di chiodi. Tre di quelle opere rudimentali, esposte alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, gli valgono il primo premio per la giovane scultura italiana. Della giuria fanno parte tre mostri sacri di quegli anni, ossia Giulio Carlo Argan, Cesare Brandi e Palma Bucarelli. l’inizio d’un successo crescente, nazionale e internazionale. […]» (Costanzo Costantini, ”Il Messaggero” 3/10/2007) • «[...] già del 1968, è un ottimo scenografo per teatro, cinema e tv. Qualche prova? Riccardo III di Ronconi, Orizzonti della scienza e della tecnica di Macchi, Orgia di Pasolini, Aida di Bolognini, Il trovatore di Patroni Griffi e così via. [...] Purtroppo – vuoi perché la parola arte è diventata come un chewing gum (che si può allungare a dismisura o farne palloncini), vuoi perché molti veri artisti si sono cimentati con la scenografia (Picasso, Miró, Chagall, De Chirico, Savinio, ecc.), vuoi per i suoi inizi (rifiniva le ceramiche di Leoncillo e i ferri di Colla) – lo scenografo Ceroli è stato confuso con uno scultore, perché da un po’ di tempo chiunque manipoli materiali e oggetti colorati o meno si autoproclama tale. Questo non vuol dire che egli non abbia niente dell’artista – e forse agli inizi, quando faceva parte del gruppo di Plinio De Martiis, lo era anche – perché gli scenografi un po’ devono esserlo. Solo che come lui ce ne sono a bizzeffe. Si aggiunga, poi, che Ceroli è anche un bravo cesellatore e un artigiano del legno di tutto rispetto. Ma lo è anche il mio amico Claudio, che realizza dei bellissimi servi muti. Purtroppo, nessuna installazione di Ceroli, avulsa dal suo contesto, riesce a brillare come un diamante purissimo. C’è sempre qualcosa di opaco, di giallino che disturba e ne mina lucentezza e valore. [...]» (Sebastiano Grasso, ”Corriere della Sera” 6/10/2007) • «[...] ha animato la felice stagione della Pop Art italiana negli anni Sessanta [...] La sua materia privilegiata dalla fine degli anni Cinquanta è sempre stata il legno. Lo utilizza ancora? ”Certo. Lo userò sempre. Ora sto lavorando con la cenere. legno bruciato, ma è sempre legno. [...] Come diceva Enzo Ferrari: ”Bisogna esserci e non apparire’. E infatti lui con la sua macchina c’è, mica ne conosciamo la faccia [...]”» (Lea Mattarella, ”La Stampa” 13/5/2007).