Note: [1] Vladimiro Polchi, la Repubblica 8/5; [2] Alberto Custodero, la Repubblica 11/5; [3] Cinzia Gubbini, il manifesto 9/5; [4] L. U., La Stampa 12/5; [5] Renzo Guolo, la Repubblica 10/5; [6] la Repubblica 7/5; [7] Walter Veltroni, la Repubblica 8/5; , 12 maggio 2007
APERTURA FOGLIO DEI FOGLI 14 MAGGIO 2007
Il 43% degli italiani considera gli immigrati una minaccia per l’ordine pubblico (indagine Demos-Coop di Ilvo Diamanti). [1] Pur essendo solo il 4 per cento della popolazione residente, nei primi nove mesi del 2006 il 36,5% dei denunciati erano immigrati e «in molte aree del Paese il principale elemento di preoccupazione degli italiani sembra essere costituito dalla presenza di extracomunitari che spesso produce una sensazione di ”assedio”» (dall’indagine conoscitiva sulla sicurezza in Italia presentata dal ministro dell’Interno alla commissione affari costituzionali della Camera). [2] A Roma, per esempio, il razzismo popolare è molto forte. Francesco Pompeo, docente di Antropologia Sociale e segretario scientifico dell’Osservatorio sul razzismo di Roma Tre: «Negli autobus zeppi di persone all’ora di punta, l’italiano guarda i passeggeri immigrati e butta lì: ”Semo troppi..”. Con questa metafora esprime un disagio verso la presenza dell’altro, e deduce che il problema sta in questo elemento e non nella cattiva gestione - mai risolta a Roma - della mobilità ». [3]
In gran parte del Paese è in aumento la «sensazione di insicurezza generalizzata» (la percezione di essere vittima di un reato). Alberto Custodero: «Si può quasi dire che i cittadini siano del tutto privi di tutela per quanto riguarda quei reati predatori che maggiormente li impauriscono. Poco meno del 5% cento dei furti (il crimine più diffuso) viene scoperto, 95 scippi su 100 e più del 60 % delle rapine in abitazione restano impuniti». [2] Il sociologo Marzio Barbagli: «Gli immigrati contribuiscono in maniera rilevante al numero dei reati. Ma questo non si può dire, è politicamente scorretto e c’è che mi ha tolto il saluto perché l’ho scritto in un libro». [4] Renzo Guolo: «Più la società è priva di fiducia nel futuro, più sull’immigrato che delinque o non rispetta norme sociali condivise si scarica un surplus di stigma: i suoi reati, o la sua violazione delle regole comportamentali, assumono, nella percezione collettiva, gravità maggiore di quelli commessi dagli autoctoni». [5]
’la Repubblica” ha pubblicato lunedì scorso la lettera di un Claudio Poverini impiegato al Quirinale che dopo aver premesso le sue idee di sinistra (è stato candidato municipale per la Lista Roma per Veltroni) ha confessato il timore di diventare «un grandissimo razzista»: «Ogni tanto vado a comprare un panino in piazza Fontana di Trevi: ho sventato 2 borseggi da parte delle zingarelle. Ad un turista di Palermo ho fatto recuperare tutto il bottino che gli era stato trafugato e, appena mi accorgo della loro presenza di branco in caccia, avverto la polizia che staziona alla fontana: nessuno si muove perché devono stare vicino alle moto o alle macchine. Ed allora capisco che Fontana di Trevi è terra di nessuno [...]». [6]
«Dobbiamo avere il coraggio di dire che non è più di destra ammettere che la criminalità e il disordine sociale rappresentano un problema grave per l’equità della nostra convivenza» ha scritto Corrado Augias nella sua risposta a Poverini. [6] Il giorno dopo ”Repubblica” ha ospitato l’intervento di Walter Veltroni: «[...] è anche tempo, per chi si sente di sinistra, di comprendere che battersi per la legalità significa stare, come è sempre giusto fare, dalla parte dei più deboli. Se c’è un rom che ruba la pensione ad una vecchietta, per poi andarsene in giro in Mercedes, chi è il più debole? E se alcuni immigrati spacciano droga o sfruttano la prostituzione, a danno del ragazzo che distrugge la sua vita, della minorenne buttata in mezzo a una strada dalla quale va tolta, e di tutti gli abitanti di quel quartiere, chi sono i più deboli? [...]» ha scritto il sindaco di Roma. [7] Il viceministro dell’Interno Marco Minniti: «Finalmente, per davvero, anche la sinistra sta affrontando il tema della sicurezza. Siamo 14 anni in ritardo. tempo di aprire gli occhi e capire che su questo si gioca la vera partita del consenso». [8]
Il tema della sicurezza è sulle prime pagine dei giornali tutti i giorni. Dal punto di vista politico ha portato in Francia alla vittoria di Sarkozy, in Italia ad accuse alla sinistra, che non avrebbe tra i propri valori la legalità... [9]
Barbagli: «In Italia la sinistra non parla di questi problemi. Meglio, i politici di sinistra vanno in tv, fanno dichiarazioni, sincere, di preoccupazione e allarme, ma quello della sicurezza è un tema che non è entrato nel loro Dna». [4] La legalità può essere un valore comune? Pompeo: «Io direi di sì. Ma quando, come fa Walter Veltroni, si dice che la legalità è un ”diritto fondamentale” è un gioco di parole contraddittorio: la legalità è l’insieme di doveri e diritti che garantiscono una collettività. Non può, dunque, essere disgiunta da un’idea di cittadinanza: quali sono i diritti che condividiamo e come li difendiamo? Mi sembra che nei discorsi di questi giorni di molti esponenti politici la questione sia: nella società c’è violenza, ristabiliamo il monopolio della violenza dello stato». [3]
Pur non avendo grandi competenze sull’ordine pubblico, i sindaci si stanno dando molto da fare. [4] Miriam Mafai: «Onore a Sergio Cofferati, il primo sindaco di sinistra che qualche tempo fa ha avuto il coraggio di smantellare alcuni insediamenti abusivi di immigrati affermando, di fronte alle proteste di una parte della sinistra, che la legalità è un valore da difendere sempre, nell’interesse di tutti i cittadini. Per quella sua decisione Sergio Cofferati è stato criticato, insultato, minacciato». [10] Ugo Magri: «Ora, invece, è tutta una gara a imitare Cofferati, a soddisfare il bisogno di sicurezza con un ”fai da te” di proposte ”law and order” che spesso vengono da chi meno ti aspetteresti». [11]
Solo le autorità locali hanno occhi per vedere i dettagli. E capire il senso di insicurezza. Minniti: «Nel ”99 andai a Bologna, per un’iniziativa per la campagna elettorale comunale. Per prepararmi chiesi al prefetto un rapporto sulla sicurezza. Lessi: incendi dolosi zero, attentati incendiari zero, omicidi uno... pensai, beh, è la città perfetta. Se solo pensiamo che a Reggio Calabria ci sono in media più di 4 danneggiamenti ogni notte... Bene, il dibattito con i nostri militanti fu tutto centrato sulla sicurezza, sul cosa accadeva nelle piazze la sera... I dettagli. Avevano ragione. E quella volta la sinistra perse proprio sulla legalità. una lezione che dobbiamo ricordarci. Se vogliamo che la risposta dello Stato al crimine sia efficace dobbiamo coinvolgere le realtà locali». [8]
Tra i sindaci Veltroni è quello che meglio interpreta questo nuovo umore collettivo. Magri: « lui, Veltroni, che ha chiamato le forze dell’ordine a ”ripulire” alcuni centri sociali diventati regno di delinquenza: l’ex Snia Viscosa, e poi l’Hotel Africa, e una lunga serie di campi nomadi abusivi. Certo, preoccupandosi sempre di trovare sistemazioni alternative per gli sfrattati in regola col permesso di soggiorno, contrattando fino all’estenuazione, un compromesso via l’altro. Del resto, questo è l’ultimo residuo spartiacque tra sindaci di destra e di sinistra. Tra la Moratti, per intendersi, e i suoi colleghi dell’altra sponda: la generalessa procede ”manu militari”, laddove a sinistra fa ancora velo un certo buonismo. Letizia carica a testa bassa la comunità cinese di via Sarpi, mentre Walter cerca accordi di quieto vivere con la Chinatown dell’Esquilino». [11]
Nella relazione sullo stato della delinquenza si sottolinea che l’uso dei poliziotti di quartiere ha fatto diminuire scippi e rapine dal 10 al 40 per cento, soprattutto al Nord. Sergio Chiamparino, sindaco di Torino: « un valido deterrente e i dati ci confortano in questo senso. La logica della presenza costante nelle zone, soprattutto quelle più critiche, è vincente quando si tratta di reati come spaccio, scippi e rapine». [12] Minniti: «Puntiamo a una nuova mission del poliziotto di quartiere. Ma non confinato nei centri cittadini dove il senso di sicurezza è più garantito, vogliamo impiegarli nelle zone di confine, nelle aree difficili e a forte penetrazione criminosa». [8]
Per certa sinistra l’idea che la sicurezza sia affidata a telecamere e poliziotti di quartiere è una fesseria. Michele Emiliano, sindaco di Bari: «Abbiamo invece bisogno dell’equità, del diritto effettivo al lavoro e alla sanità, e che questi diritti siano riconosciuti a un livello tale da eliminare, o da limitare, il ricorso al delitto per ottenerli». [13] Luciano Violante: «Il tema della destra è la sicurezza attraverso coercizione e discriminazione. Per la sinistra la sicurezza si realizza attraverso la prevenzione e l’integrazione. La destra usa il tema della paura. La sinistra fa leva sulla fiducia. Questa, detto in poche parole, è la differenza di fondo tra destra e sinistra su questi temi. Ma ai miei compagni dico questo: per il cittadino è importante non solo la sicurezza in sé, ma anche la percezione della sicurezza, vedere risultati». [9]
Il fatto che i conflitti tra autoctoni e stranieri non siano avvenuti nei luoghi di lavoro ha accentuato il ritardo della sinistra nel comprendere. Guolo: «Questa dislocazione del conflitto non ha permesso di vedere come l’arrivo degli immigrati, benefico dal punto di vista economico e demografico, abbia rappresentato per molti italiani una sfida imprevista, istintivamente percepita come gravida di conseguenze. Timorosa di offrire spazio alla destra, la sinistra ha occultato tali difficoltà, inneggiando a ”l’ottimismo della volontà” e lasciando che i suoi amministratori locali ne gestissero quotidianamente ma silenziosamente, con sforzi encomiabili, le conseguenze. Con il paradossale risultato che la globalizzazione è stata percepita come una vicenda non tanto prodotta, come sostiene audacemente qualche ideologo padano, ma certo non sgradita a sinistra. Percezione favorita dal fatto che in Italia, come nel resto dell’Europa occidentale, la sinistra è ormai lo schieramento dei ceti medi e acculturati, mentre il ”popolo”, luogo delle paure per eccellenza e ormai privo di riferimenti che gli consentano di accumulare un sapere sociale capace di leggere le trasformazioni in corso, volge il suo sguardo a destra». [5]