Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  maggio 09 Mercoledì calendario

Ecco i 15 pionieri del made in Italy. Il Sole 24 Ore 9 maggio 2007. Sono quindici le imprese italiane tra le cento family business più antiche del mondo

Ecco i 15 pionieri del made in Italy. Il Sole 24 Ore 9 maggio 2007. Sono quindici le imprese italiane tra le cento family business più antiche del mondo. La curiosa classifica era guidata fino allo scorso anno dalla giapponese Kongo Gumi di Osaka: fondata nel 578, è appartenuta alla stessa famiglia per 1428 anni. Ma quest’anno lo scettro è passato di mano, pur rimanendo sempre sotto la bandiera del Sol levante: il leader è ora la Hoshi Ryokan di Komatsu. In questa graduatoria che misura il successo aziendale di lunghissima durata, l’Italia conquista il quarto, quinto e sesto posto con le mitiche campane della Fonderia Pontificia Marinelli di Agnone (Isernia), l’olio e il vino del Barone Ricasoli di Siena e la vetreria Barovier & Toso di Murano. Nel complesso il made in Italy (si veda a lato la classifica completa) riesce appunto a piazzare una quindicina di società che hanno mantenuto una continuità gestionale nei secoli riuscendo a superare non solo i passaggi generazionali ma anche vicissitudini di ogni genere, guerre, epidemie e ribaltoni politici compresi. L’Italia è in classifica con altri 16 Paesi e, insieme con la Francia, fa la parte del leone, seguita però anche da altri Paesi europei come Germania, Gran Bretagna, Svizzera e Spagna. In questa graduatoria troviamo però anche società americane come la Shirley Plantation che ha cominciato a coltivare il tabacco fin dal 1638. Una conferma che le aziende di famiglia, quando hanno una cultura d’impresa radicata che non viene intaccata dai litigi tra parenti, sono appunto in grado di resistere al tempo, anche se non sempre riescono a raggiungere dimensioni da multinazionale. Esemplare il caso della giapponese Kongo Gumi di Osaka, specializzata nella costruzione di templi. La società è stata gestita dalla stessa famiglia da 40 generazioni. Oggi il presidente è Toshitaka Kongo (51 anni), che sta per passare la mano al figlio Masakazu, dopo la vendita dell’azienda, general contractor del nuovo quartiere direzionale di Osaka, al gruppo Takamatsu. L’azienda più vecchia del mondo, ininterrottamente di proprietà della stessa famiglia, è perciò diventata la Hoshi Ryokan di Komatsu, fondata nel 718. Opera nel settore alberghiero e, secondo la leggenda, ha incominciato la sua attività dando ospitalità al dio del Monte Hakusan. Possiede ancora un albergo nello stesso luogo dove fu costruito il primo rifugio. La revisione di questa classifica, con tanto di sorpassi, è stata pubblicata dal magazine americano «Family business», un trimestrale cartaceo americano che tiene aggiornati i suoi lettori con newletter periodiche e un sito internet. La graduatoria sulle aziende più longeve e appartenenti alla stessa famiglia fin dalla fondazione è stata elaborata da William O’Hara, un esperto del settore che dirige il Bryant College’s Institute for family enterprise. Oltre ad essere autore di numerose pubblicazioni settoriali specializzate, fa anche parte del Family firm institute e insegna questi temi all’università. Franco Vergnano