La Stampa 09/05/2007, pag.7 Guido Ruotolo, 9 maggio 2007
Ma è lite sull’indulto Il Viminale assicura ”Reati in aumento”. La Stampa 9 Maggio 2007. Roma
Ma è lite sull’indulto Il Viminale assicura ”Reati in aumento”. La Stampa 9 Maggio 2007. Roma. Proprio mentre il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e il ministro di Giustizia, Clemente Mastella, nella loro visita al carcere di Rebibbia, difendevano il provvedimento di indulto approvato dalla maggioranza del Parlamento (per Napolitano «un passo eccezionale ma necessario per rendere più vivibili e degne le carceri italiane»), la commissione Affari costituzionali del Senato discuteva il rapporto del Viminale sullo stato della sicurezza nel nostro Paese, nel quale si analizzano gli «effetti» dell’indulto: «Nel periodo agosto-ottobre 2006 si è registrato rispetto all’anno precedente un incremento di 1.952 rapine e di 28.830 furti». Il fattore indulto, secondo il Viminale, ha fatto registrare «un tendenziale incremento dei reati predatori, quelli che più negativamente condizionano la percezione di sicurezza dei cittadini». Che questo aumento sia (anche) effetto dell’indulto, viene confermato dal dato che fino al luglio scorso, e cioè prima dell’entrata in vigore del provvedimento di clemenza, «tali fenomeni presentavano una leggera flessione». L’indulto, insomma, continua a rappresentare un nervo scoperto. Lo è perché è materia di polemica politica da parte di An e Lega, che quel provvedimento non hanno votato, ma anche all’interno della maggioranza non tutti furono d’accordo, e successivamente il ministro dell’Interno, Giuliano Amato, non ha nascosto le sue «perplessità». E anche perché ha diviso e continua a dividere la circolare del procuratore di Torino, Marcello Maddalena, che ha invitato i suoi sostituti ad accantonare i fascicoli destinati ad essere archiviati per l’indulto. Ieri il ministro di Giustizia, Clemente Mastella, difendendo l’indulto («Se non ci fosse stato avremmo avuto un’esplosione di collera incontenibile nelle carceri»), ha fornito una serie di numeri e di valutazioni: «Solo l’11,11% dei 25.694 indultati sono tornati in carcere. Un dato questo estremamente più basso se paragonato al tasso ordinario di recidiva, che raggiunge il 60%. L’indulto non ha prodotto alcuna crescita dei fenomeni criminali. Anzi, l’analisi dei flussi di rientro ha dimostrato come la recidiva dei soggetti beneficiari del provvedimento di clemenza si sia mantenuta all’interno di limiti certamente più bassi delle attese». L’indulto, in generale, non ha ricadute solo sul terreno dell’ordine e della sicurezza collettiva, con l’uscita anticipata dalle carceri di migliaia di detenuti, le ha anche dal punto di vista dei processi. La circolare del procuratore di Torino, Marcello Maddalena, che ha invitato i suoi sostituti ad accantonare i processi destinati a non avere un futuro per via dell’indulto, ha spaccato il Csm (sulla vicenda si dovrà pronunciare il plenum di Palazzo dei Marescialli), e anche il mondo politico. Per l’ex magistrato ed ex presidente dell’Antimafia, il forzista Roberto Centaro, «la circolare è suscettibile di un esame in sede disciplinare perché va ben oltre i poteri del capo di un ufficio giudiziario, visto che uccide di fatto il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale». Di parere opposto l’ex magistrato veneziano, oggi senatore dell’Ulivo, Felice Casson: «Il procuratore di Torino si è mosso in maniera intelligente e ha dato indicazioni chiare ai magistrati del suo ufficio su cosa fare di fronte a una situazione grave, la semiparalisi degli uffici giudiziari. La circolare serve a razionalizzare il lavoro dei magistrati ed è quel che ogni procura dovrebbe fare». L’ex deputato di Rifondazione Giuliano Pisapia, pur riconoscendo che la circolare Maddalena «parte da un problema reale», la boccia perché incostituzionale, essendo «in contrasto con l’obbligatorietà dell’azione penale». L’Unione delle camere penali insiste nel denunciare le «gravi violazioni» della circolare Maddalena. Guido Ruotolo