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 2007  maggio 08 Martedì calendario

DUE ARTICOLI:


Scala, show di McFerrin che fa cantare il pubblico. Corriere della Sera 8 maggio 2007. Milano. Certo non può diventare un’abitudine, ma ogni tanto scossoni come quelli di Bobby McFerrin sono auspicabili e forse persino salutari per un teatro lirico. Per il suo pubblico e pure per la sua orchestra. Bene ha fatto quindi la Filarmonica della Scala a invitare, per il suo venticinquennale, il travolgente performer, vocalist e improvvisatore afroamericano, che da anni affianca al jazz e al pop un repertorio classico, richiesto sul podio di orchestre come la New York Philharmonic, la London Symphony, i Wiener. Ieri sera il debutto alla Scala.
Bello, elegante, sorriso contagioso, McFerrin, pelle nera, treccine rasta e abito da sera, ha immediatamente dato il segno che il concerto non sarebbe stato dei più tradizionali. Sulla carta il programma non dava adito a sospetti: l’Ouverture dal Candide di Bernstein, la Pavane di Fauré, il Doppio Concerto per violoncello di Vivaldi, l’Italiana di Mendelssohn. Ma Bobby, oltre che musicista di eclettico talento, vincitore diben dieci Grammy Awards, è anche e soprattutto uomo di spettacolo.
Così quello che è andato a cominciare è stato un travolgente «McFerrin Show». Con lui che la musica la vive come felicità pura, che la asseconda e la dirige con il corpo intero, danzando sul podio. Quasi a invitare il pubblico a seguire il consiglio del titolo della canzone che l’ha reso famoso in tutto il mondo, «Don’t Worry Be Happy».
E poi, ecco che da direttore si fa «strumento». Infilza la bacchetta come fosse uno spillone nel groviglio di treccine, scalda la voce come si accorda uno strumento, e si cimenta in quella prodigiosa versatilità vocale che fa di lui un vero one-man band, capace di far vibrare voce, lingua, palato, diaframma, come una tromba, un violino, un clarinetto... Così, attacca la Pavane
di Fauré, trasformandosi in flauto, dolcissimo e struggente, per il Concerto di Vivaldi diventa violoncello, capace di duettare in perfetta sintonia con quello del primo violoncello solista.
Prima di accomiatarsi, i due regalano un bis: l’Ave Maria di Gounod. Con Laffranchini al violoncello e McFerrin che l’accompagna, modulando la voce come un pizzicato d’archi.
Una parentesi emozionante, quasi mistica. Del resto, tanti anni fa, Bobby, cristiano convinto, voleva farsi prete. E di certo avrebbe avuto le chiese sempre piene.
Quindi il capitolo più atteso: le Improvisations. L’orchestra se ne va e in scena restano solo il primo contrabbasso e il percussionista. Bobby si unisce a loro in una jam session senza freni, giocando con i suoni, facendoli rimbalzare dalla gola al petto, battendo il torace sul microfono. Una sarabanda di effetti acustici specialissimi che lui moltiplica nei successivi «a solo», dove gorgheggia, lascia cadere gocce di note, crea sottofondi di magici bassi. E coinvolge nella performance il pubblico. A un suo cenno quelli dei palchi di destra devono frusciare qualcosa come «ui lì», quelli di destra «ui là». Detta così non suona granché, ma in sala funziona alla grande. La Scala si diverte con McFerrin.
Ma lo apprezza anche come direttore, nell’Ouverture del Candide
e nella Sinfonia di Mendelssohn.
Alla fine, tra applausi e grida, arriva il bis: la Cantata di Bach. Una chiusa alta, apoteosi di Bobby, che qui fa le veci di un intero coro e di un’intera orchestra.
Giuseppina Manin

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Scala, orchestrale della Filarmonica scatta fotografie durante il concerto. Corriere della Sera 10 maggio 2007. Milano. L’avviso di rigore, «si prega il gentil pubblico di spegnere i cellulari», l’altra sera alla Scala ha avuto la più inattesa delle trasgressioni. A tener acceso il temibile telefonino, e addirittura usarlo per una ripresa «live», è stato stavolta un orchestrale. Un giovane violinista che, approfittando di una pausa durante il concerto diretto da Bobby McFerrin, ha deciso di immortalare con il proprio cellulare l’insolita performance cui stava assistendo, direttamente dal palcoscenico.
ConMcFerrin scatenato in una jam session in trio con un contrabbassista e un percussionista della Filarmonica della Scala. Una scena in effetti imperdibile. E così, con il violino in una mano e il telefono nell’altra, il musicista non ha resistito alla tentazione di portarsene a casa il ricordo. D’altra parte lì per lì se qualcuno si è stupito, nessuno se n’è scandalizzato più di tanto. L’atmosfera, alla seconda replica del concerto, che ha visto il debutto sul podio scaligero del travolgente vocalist afroamericano, era davvero «speciale». Un McFerrin show, festoso e informale, dove tutto poteva accadere.
Bobby McFerrin (al centro) tra i violinisti durante il concerto alla Scala.
Il vocalist , al suo debutto sul podio scaligero, ha improvvisato un vero show Compreso il far cantare in diretta il pubblico e coinvolgere nelle sue Improvisations gli orchestrali della Filarmonica. Nelle cui fila, nei due concerto di McFerrin, sedevano anche molti musicisti «prestati» da altre formazioni, dal Maggio Fiorentino, dall’Orchestra Rai di Torino, dalla Verdi.
E con lo stesso McFerrin che a un certo punto, dal palcoscenico è balzato in platea, coinvolgendo la gente delle prime file e persino improvvisando un madrigale per una giovane spettatrice di nome Angelica. Insomma, un happening fuori dalle regole del tradizionale bon ton lirico, ma certo dentro quelle di una musica intesa come divertimento collettivo. Un segno dei tempi, di una Scala che sta cambiando. Forse aprendo le porte alla fantasia.
Giuseppina Manin