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 2007  maggio 08 Martedì calendario

Josef Stalin, Soso per i suoi amici, nel 1905 ha 27 anni, il corpo tozzo e il volto butterato, è trasandato e ha un braccio malmesso che lo fa lamentare di non poter ballare, dato che non può «cingere le donne per la vita»

Josef Stalin, Soso per i suoi amici, nel 1905 ha 27 anni, il corpo tozzo e il volto butterato, è trasandato e ha un braccio malmesso che lo fa lamentare di non poter ballare, dato che non può «cingere le donne per la vita». A capo di una banda di giovani compie rapine ed è ricercato dalla polizia. Fuggendo arriva a Tblisi e si rivolge all’amico Alyosha Svanidze in cerca di rifugio. Questi lo fa nascondere nell’Atelier Hervieu, la sartoria delle sue tre sorelle Alexandra, Maria ed Ekaterina, detta Kato, che ai tempi non ha ancora 20 anni. La ragazza rimane subito colpita dal fascino del bandito, e lui presto ricambia l’interesse: si veste meglio, la intrattiene insieme a tutta la famiglia con novelle, poesie e struggenti canzoni georgiane. Parte per la Svezia per un congresso bolscevico e quando torna è irriconoscibile, con un abito su misura, cappello e pipa: «Non lo avevo mai visto vestito così bene», racconta Ekaterina alla sorella Alexandra. Il 15 luglio 1906 si sposano in chiesa e lui, durante tutta la messa, non smette di mostrarsi irrispettoso, scherzando e chiacchierando. Poi la vita matrimoniale: lui è spesso ubriaco, preferisce stare con gli amici rivoluzionari, è irascibile e durante una sfuriata arriva a bruciare le mani della moglie con una sigaretta. Nasce il figlio Yacov, Ekaterina è parecchio debilitata, ma Stalin decide che si devono trasferire a Baku dove, per sfuggire ai militari che lo cercano per l’ennesima rapina, sono costretti a vivere in una grotta. Le condizioni di Ekaterina peggiorano, la riporta a Tblisi ormai troppo tardi: gli muore tra le braccia. Veglia il cadavere per una notte intera, stringendo sul cuore la mano di lei. Il giorno dopo, il funerale nella chiesa dove s’erano sposati: subito dopo lui scappa, lasciando il figlio Yacov ai nonni.