Varie, 8 maggio 2007
SARLI Fausto
SARLI Fausto Napoli 9 maggio 1927, Roma 9 dicembre 2010. Sarto • «[...] uno dei più bravi dell’alta moda italiana, uno dei capisaldi delle passerelle capitoline [...] a soli 23 anni ha creato i costumi di scena per Lucia Bosè in Cronaca di un amore. Pitti lo ha consacrato. Mina ha voluto i suoi abiti nella trasmissione tv Giardini d’inverno. Un giorno alcuni suoi modelli passavano nella hall dell’Hotel Excelsior, Liz Taylor li vide, se ne innamorò, ne scelse parecchi insieme a Richard Burton. Tra la diva e il sarto fu amicizia. Successi internazionali, abiti da sposa favolosi. Favori di critica. “Roberto Capucci mi ha telefonato e mi ha commosso. Ha detto: sei il più bravo [...]”. [...]» (Paola Pisa, “Il Messaggero” 8/5/2007) • «[...] non è stato soltanto un nome importante dell’alta moda romana, ma anche un co-protagonista nel costume dei primi anni ’60, il boom economico che scopriva la magia tv. Sue sono molte mise delle stelle passate da Studio Uno e da altri programmi tv con oceanici indici d’ascolto: dalla giovane Mina e dalle “scandalose” gemelle Kessler, che seducevano a colpi di Dadaumpa, a Valentina Cortese, Carla Fracci e Ornella Vanoni. Napoletano, studi economici, a un certo punto Sarli lascia i manuali e disegna vestiti: alla passione non si comanda. Praticantato con alcuni maestri (Emilio Schubert, Antonio De Luca) e nel ’54 viene premiato “miglior figurinista” da una giuria dove spiccano sarti molto apprezzati come Roberto Capucci e Jole Veneziani. Da lì il decollo: la sfilata nella Sala Bianca di Palazzo Pitti a Firenze, il primo atelier di alta moda in via Filangieri a Napoli, seguito nel ’59 dalla sartoria romana di via Veneto. Erano gli albori della Dolce Vita e non a caso Elisabeth Taylor, vivace protagonista di notti romane con l’amato Richard Burton, diventerà una sua fedele cliente. Le sue creazioni? Al di là della pura fantasia applicata agli abiti di Mina in uno scintillio di fili d’argento e Swarovski o a metri di organza che sanno trasformare le donne in cigni, c’è molto rigore, grande artigianato sartoriale con un evidente debole per la geometria. Così seduce le signore della nobiltà papalina, le borghesi con attico sui Fori Imperiali, molte attrici e, più recentemente, anche diverse reginette della passerella: Carla Bruni, Valeria Mazza, Monica Bellucci. Uno dei suoi fiori all’occhiello resta, alla fine degli anni ’90 quando apre una sede milanese, l’incarico di restaurare gli abiti della divina Eleonora Duse poi esposti nei musei Guggenheim. [...]» (Gianluigi Paracchini, “Corriere della Sera” 10/12/2010).