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 2007  maggio 08 Martedì calendario

GUZMAN TAPIA Juan San Salvador (El Salvador) 22 aprile 1939. «Non è accanito come il magistrato spagnolo Baltasar Garzón, non è un personaggio alla Antonio Di Pietro [

GUZMAN TAPIA Juan San Salvador (El Salvador) 22 aprile 1939. «Non è accanito come il magistrato spagnolo Baltasar Garzón, non è un personaggio alla Antonio Di Pietro [...] figlio di un celebre poeta e nipote di un altrettanto famoso pianista, è finito in magistratura quasi per sbaglio, dopo una gioventù passata tra versi e salotti letterari; ed è l’uomo che ha ordinato l’arresto dell’ex dittatore cileno Augusto Pinochet, infischiandosene delle intese, più o meno esplicite, raggiunte tra il generale e i leader dell’opposizione per favorire la pacifica transizione del 1988-’90. Di più: è stato Guzmán a escogitare il cavillo legale per aggirare le leggi di amnistia che coprono il periodo del regime militare, con l’argomento che ”i casi di desaparecidos restano aperti fino a quando non siano stati ritrovati i cadaveri. Quindi, sono reati tuttora in corso”. Eppure, questo mastino scrupoloso dice di sentire ”affetto” per colui che [...] potrà essere giudicato come il più sanguinario criminale di tutta la storia cilena. ”Io provo molto affetto per il generale Pinochet come persona”, confessa Guzmán nelle interviste. ”Lo ammiro per il coraggio con cui risponde nel corso degli interrogatori. il prototipo del cileno medio. E poi è simpatico. Mi ha sempre trattato con cordialità”. Qualche commentatore in Cile ricorda anche che sotto il regime del generale Guzmán ha lavorato per 17 anni, senza mai azzardarsi a fare nessuna bizza. Anche il suo recente ruolo da inquisitore dell’ex dittatore è nato per caso, in seguito ad alcune denunce di parenti di desaparecidos su cui aveva dovuto indagare per semplici ragioni di ufficio. E sempre per caso, alla fine, Guzmán ha scoperto perfino di dover indagare su un suo cugino: il maggiore Carlos López Tapia, figlio di una sorellastra di sua madre, e uno dei componenti di quella ”carovana della morte” che subito dopo il golpe contro Salvador Allende uccise 75 prigionieri politici. [...] Se pure Guzmán è finito in questa vicenda per caso, ormai sembra essere perfettamente a suo agio. Forse – dicono i commentatori più perfidi – per amore dell’improvvisa notorietà. Per questo motivo, la stampa cilena legge con attenzione le frasi del magistrato: ”Mi sento ormai legato a Pinochet
per sempre”. [...] Guzmán comunque preferisce rispondere alle critiche con toni quasi mistici: ”Credetemi, non c’è cosa più dura che dover processare un nostro simile. Sono trent’anni che faccio il giudice, e ancora non mi ci sono abituato. Pinochet è per me come un fratello, tutti gli uomini sono miei fratelli, ed è duro giudicare un fratello. Come ha insegnato Gesù, è meglio essere giudicati che dover giudicare”. Non c’è dunque da stupirsi, se prima del caso Pinochet, l’azione giudiziaria per cui il giudice Guzmán si era distinto era stata la messa al bando da lui decretata per il film L’ultima tentazione di Cristo di Martin Scorsese, giudicato blasfemo. [...]» (’Il Foglio” 7/2/2001).