Varie, 8 maggio 2007
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Gueant Claude
• Vimy (Francia) 17 gennaio 1945. Politico. Già segretario generale dell’Eliseo, dal 2011 ministro dell’Interno • «[...] uno degli uomini più potenti del Paese non è mai stato eletto. Ha fatto tutta la carriera nell’ombra come gran burocrate, cul di pietra, eminenza grigia. Non per niente, nelle segrete stanze è soprannominato “il Cardinale” [...] è un perfetto modello delle classi dirigenti della République: un tecnocrate attento agli equilibri politici, al servizio dello Stato e anche di chi lo governa [...] famiglia borghese tipica con mamma maestra e papà impiegato, passa naturalmente dall’Ena, la mitica Ecole National d’Administration. Nel Sessantotto, mentre i suoi coetanei cercano di portare la fantasia al potere, capisce che il potere non è una fantasia ed entra agli Interni. La carriera è rapida ma non folgorante: scoperto dal ministro Charles Pasqua, un altro duro, nel ’93 Guéant collabora con il giovane sindaco di Neuilly che va di persona a parlamentare con il pazzo che ha preso in ostaggio una scolaresca. Il primo cittadino si chiama Nicolas Sarkozy e non si dimenticherà di quel poliziotto grigio ma efficiente. Nel ’94, Guéant è direttore della Polizia nazionale, nel ’98 prefetto. Nel 2002, Sarkozy sceglie il perfetto prefetto come suo capogabinetto, prima alle Finanze e poi all’Interno. Nel 2007, Guéant è il direttore della campagna che porta Sarkò all’Eliseo, dove si installa anche lui come segretario generale. E subito fa capire che il potere gli piace: riduce la titolare degli Interni, Michèle Alliot-Marie, alias Mam, a una sua portavoce e deborda anche sugli Esteri: sui dossier di Africa e Medioriente, l’ultima parola è la sua. Con Sarkozy è antitetico ma complementare. Il Presidente lo stima, però non sono dello stesso genere. E infatti Sarkò, che dà del tu ai collaboratori più stretti, con Guéant è sul “voi” fisso. Arriva finalmente il grande momento. Le figuracce a ripetizione dell’Alliot-Marie, nel frattempo traslocata agli Esteri e ribattezzata “Mam-la-gaffe”, obbligano il Presidente all’ennesimo rimpasto. Per l’occasione, da place Beauvau, il Viminale francese, va via Brice Hortefeux, fedelissimo di Nicolas ma, quanto a gaffe, formidabile anche lui (“Gli arabi? Quando ce n’è uno va bene, tanti sono un problema”, segue condanna per razzismo) e arriva, anzi torna, Guéant. [...]» (Alberto Mattioli, La Stampa 8/4/2011).