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 2007  maggio 08 Martedì calendario

Tarocchi. La prima citazione scritta del termine ”Tarocchi” risale al 1516, quando il duca di Ferrara Alfonso II d’Este incaricò Gianfrancesco della Mirandola di comprare "due para de Tarocchi da mandare a Belfiore", una delle residenze di campagna della nobile famiglia

Tarocchi. La prima citazione scritta del termine ”Tarocchi” risale al 1516, quando il duca di Ferrara Alfonso II d’Este incaricò Gianfrancesco della Mirandola di comprare "due para de Tarocchi da mandare a Belfiore", una delle residenze di campagna della nobile famiglia. Origine. Molto probabilmente l’inventore dei Tarocchi fu il duca di Milano Filippo Maria Visconti (1392-1447). Certamente fu lui a commissionare il mazzo delle Carte dei XVI Dei (costo 1500 pezzi d’oro, l’equivalente del prezzo di un appartamento lussuoso dei nostri giorni), che presenta molte affinità col più antico mazzo di Tarocchi conosciuto: i Tarocchi Cary-Yale o Visconti di Modrone, conservati negli Stati Uniti nella Biblioteca di Yale. Etimologia. Il termine ”tarocchi’ viene dall’italiano antico altercare, ”litigare”, da cui altarcare, nel gergo degli antichi giocatori di carte, ”rispondere al gioco dell’avversario con una carta di maggior valore”. Serie. La prima notizia di Tarocchi prodotti in serie si trova in un registro fiscale del 1477, dove è annotato un contratto stipulato tra un certo Roberto Bianchelli e il fabbricante di carte bolognese Pietro Besozzi, che si impegnava al rifornimento mensile di 250-375 mazzi. Privativa. Milano era tra i più importanti centri europei di produzione di carte da gioco e Tarocchi, ma perse il primato nel 1630 a causa dell’epidemia di peste che decimò la popolazione. Il colpo definitivo venne dal governo spagnolo, che nel 1640 impose il sistema della privativa, cioè la facoltà concessa a una sola persona di vendere o fabbricare determinate merci. Concessionario esclusivo della produzione di carte fu dunque il commerciante Geronimo Caimo, che poteva far sequestrare nei luoghi pubblici mazzi senza il suo bollo, richiedere multe altissime, e punire il trasgressore con ”strappi di corda” e perfino la prigione. Didattica. Nel 1725 il sacerdote Luigi Montieri produsse un mazzo di Tarocchi a scopo didattico, con sopra impresse brevi informazioni geografiche e politiche relative agli Stati europei. Il mazzo era accompagnato da un libretto intitolato L’utile col diletto, ossia geografia intrecciata nel Gioco dei Tarocchi. Cartomanzia. I Tarocchi nacquero come gioco di società, passatempo di corte e poi gioco popolare. Il loro uso divinatorio risale al XVIII secolo Egitto. L’origine egizia dei Tarocchi è una fantasticheria di un adepto della massoneria francese, Antoine Court de Gebelin (1719-84), per suffragare il loro significato divinatorio. La tesi fu esposta in un articolo dal titolo Du Jeu des Tarots, in cui l’autore accenna a un libro sacro dell’Antico Egitto, Libro di Thot, che si sarebbe tramandato nel corso dei secoli sotto forma di un gioco di carte portato in Europa dagli zingari. Tra l’altro secondo de Gebelin, il nome deriverebbe da Tar e Ros (a suo dire di origine egizia), e significherebbe ”il sentimento reale della vita”. Esoterismo. L’interesse degli esoteristi per i Tarocchi esplose dopo la pubblicazione del Dogme et Rituel de la Haute Magie (1855-56) di Eliphas Levi, pseudonimo di Alphonse-Louis Constant. Questi indicò i tarocchi come "il più perfetto strumento di divinazione", nato nell’antico sacerdozio egizio: "Quando il sommo sacerdote cessò di esistere in Israele, quando l’Arca fu perduta, profanato il Santuario, distrutto il tempio, i misteri dell’ephod e dei teraphim furono da qualche saggio cabbalista tracciati sull’avorio, sulla pergamena e finalmente su delle semplici carte. Nacquero così i Tarocchi". Golden Dawn. Nel 1889 nacque in Inghilterra un’organizzazione esoterica chiamata Golden Down. Pagando una quota gli adepti potevano leggere i manoscritti Flying Rolls (Rotoli volanti), tra cui era incluso il Liber T, antico testo magico egizio contenente tutti i segreti dell’universo. Scritto originariamente in caratteri geroglifici, il libro sarebbe stato tradotto in ebraico dal patriarca biblico Mosé, diventando la prima opera cabalistica. Nella versione della Golden Dawn i Tarocchi sono la trasposizione del Liber T.