Il Sole 24 Ore 29/04/2007, pag.34 Umberto Bottazzini, 29 aprile 2007
L’anti-Stranamore. Il Sole 24 Ore 29 aprile 2007. Dopo le sue magistrali biografie di Einstein e Bohr, esce in questi giorni in libreria l’ultima fatica di Abrahm Pais, la biografia di Robert Oppenheimer, che lo storico della fisica stava scrivendo quando venne a mancare per un attacco di cuore nell’agosto 2000
L’anti-Stranamore. Il Sole 24 Ore 29 aprile 2007. Dopo le sue magistrali biografie di Einstein e Bohr, esce in questi giorni in libreria l’ultima fatica di Abrahm Pais, la biografia di Robert Oppenheimer, che lo storico della fisica stava scrivendo quando venne a mancare per un attacco di cuore nell’agosto 2000. Robert Crease, il curatore di questo volume, ha integrato il manoscritto di Pais con alcuni brevi capitoli conclusivi, redatti sulla base dei materiali che Pais aveva preparato e che considerava importanti. Pais, che di Oppenheimer era stato amico e collega all’Institute of Advanced Study di Princeton, racconta di aver pensato di scriverne la biografia poco dopo la morte, nel 1967. Per diciassette anni «abbiamo vissuto l’uno nell’orbita dell’altro all’Institute di Princeton, lui come direttore e io prima come membro, poi come professore», ricorda Pais. Aveva intervistato una serie di persone che avevano conosciuto bene Robert, aveva preso appunti su quegli incontri e raccolto materiali, comprese le fotocopie di un dossier dell’FBI su Oppenheimer di 7.400 (!) pagine. E tuttavia il progetto di libro venne a lungo rimandato. Nei confronti del grande fisico, spiega Pais, «le mie emozioni si possono paragonare a quelle che molti hanno nei confronti di New York», un sentimento di amore-odio. Questa ambivalenza traspare da ogni pagina di questa biografia, una testimonianza di prima mano che sottolinea il ruolo fondamentale di Oppenheimer «nell’insegnamento della teoria quantistica dei campi, che fu all’origine della diffusione della disciplina negli Stati Uniti», i brillanti contributi scientifici e, al tempo stesso, «i numerosi errori che commise nei suoi calcoli» e le asperità del suo carattere. Di Oppenheimer molto è stato scritto, soprattutto sulla sua direzione del progetto di costruzione della bomba atomica a Los Alamos, e sul "processo" cui egli venne sottoposto nel 1954. Il libro di Pais pone invece l’accento su aspetti finora ignorati o trattati in modo incompleto, a cominciare dagli anni della formazione. Figlio di emigrati tedeschi di origini ebraiche, che avevano fatto fortuna col commercio di tessuti, nel 1922 il giovane Robert entrò ad Harvard, scegliendo la chimica come indirizzo di specializzazione. Ma i suoi interessi cominciarono ben presto a orientarsi verso la fisica e, dopo la laurea nel 1925, decise di trascorrere un periodo di studi in Europa. «Non so perché scelsi Cambridge, confessò egli stesso, ma volevo andare nel laboratorio di Rutherford», allora il più celebre fisico sperimentale in circolazione. Tuttavia le sue credenziali scientifiche erano «poco memorabili» e così fu indirizzato al laboratorio di J.J. Thomson, un altro celebre fisico, ma non più nel fiore degli anni. A Cambridge Oppenheimer fece la conoscenza di studenti di poco più anziani destinati a un ruolo eccezionale in fisica, come Dirac o Born, che gli chiese di andare a Gottinga per un periodo di studio. Quel soggiorno si rivelò assai produttivo e di grande importanza per la sua formazione. Con lo stesso Born pubblicò un articolo sulla teoria quantistica delle molecole divenuto famoso, e da solo si avventurò in un territorio a quell’epoca inesplorato, una ricerca sulla teoria degli spettri continui che gli valse il dottorato. Era una stagione straordinaria della fisica, e Gottinga un centro unico al mondo, dove Oppenheimer ebbe modo di incontrare alcuni dei protagonisti della nuova meccanica quantistica, da Heisenberg a Pauli a von Neumann. A Gottinga si manifestò apertamente per la prima volta un tratto del suo carattere che, afferma Pais, «era destinato a causargli molti problemi, soprattutto nell’ultima parte della sua vita: la sua estrema arroganza» intellettuale. «Un uomo di gran talento, ricordava Born, conscio della sua superiorità in modo addirittura imbarazzante». Tornato negli Stati Uniti, si stabilì al California Institute of Technology dove diede quello che a parere di Pais è forse il contributo più originale, la teoria dell’emissione di campo, «il primo esempio di un effetto quantistico dovuto alla penetrazione di una barriera, che precedette di diversi mesi la spiegazione del decadimento radioattivo alfa». Dopo un ulteriore soggiorno in Europa, a Leida con Ehrenfest, e a Zurigo con Pauli, il giovane Robert iniziò la sua accademica in California, da dove non uscì quasi più fino alla guerra. In quei dieci anni Oppenheimer pubblicò più di due terzi dei suoi lavori scientifici, spaziando dalla teoria quantistica dei campi alla fisica delle particelle, alla teoria delle radiazioni cosmiche e alla cosmologia. Pais dedica poche pagine alla vicenda che ha reso celebre il nome di Oppenheimer, la direzione scientifica del progetto Manhattan a Los Alamos, mentre si sofferma a lungo sul suo ruolo decisivo nel fare dell’Institute di Princeton &la mecca dei fisici teorici» e, al tempo stesso, il suo ruolo di primo piano nelle vicende della politica atomica statunitense nel primo dopoguerra. Alla fine della guerra Oppenheimer era una specie di eroe, ma le prime nubi all’orizzonte - apparse nel 1949 quando fu interrogato dalla Commissione per le attività antiamericane - annunciavano la tempesta che si scatenò su di lui nel 1954. Pais produce i verbali di una riunione del 1949 del Comitato consultivo per l’energia atomica, presieduto da Oppenheimer, in cui questi «si esprimeva con forza» contro l’iniziativa della costruzione della bomba all’idrogeno, «un’arma che nei suoi effetti pratici è quasi uno strumento di genocidio» si legge in una postilla sottoscritta da Fermi e Rabi. Oppenheimer pagò cara la sua vana opposizione. Lasciata la presidenza del Comitato nel 1952, in pieno maccartismo si scatenò una violenta campagna di stampa nei suoi confronti finché nell’aprile 1954 gli fu negato l’accesso ai segreti nucleari con l’accusa di «legami con i comunisti». A questo punto si interrompe il racconto di Pais. Nei capitoli conclusivi Crease spiega con dovizia di dettagli «l’udienza Oppenheimer» che portò a quella decisione. «L’uomo che amava il suo Paese trasformato nel suo capro espiatorio», è la sua amara conclusione. Umberto Bottazzini