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 2007  maggio 04 Venerdì calendario

Crescono i maxistore dell’ottica. Il Sole 24 Ore 4 maggio 2007. Venti miliardi di euro: tanto vale, in Europa, il mercato dell’ottica, che nel 2006 ha continuato a crescere

Crescono i maxistore dell’ottica. Il Sole 24 Ore 4 maggio 2007. Venti miliardi di euro: tanto vale, in Europa, il mercato dell’ottica, che nel 2006 ha continuato a crescere. Le vendite di montature sono aumentate del 2,1%, quelle di lenti da vista del 7,2% (un trend legato anche al costante invecchiamento della popolazione) e quelle di lenti a contatto dell’1,6 per cento. Il mercato più importante è la Germania (che da sola vale circa 4,2 miliardi di euro), il più piccolo l’Irlanda del nord, con circa 100 milioni di euro. Questi e molti altri dati sono stati presentati ieri nel corso della Third international optics conference, organizzata a Milano alla vigilia del Mido da Gfk, società di analisi e ricerche di mercato. Per quanto riguarda l’Italia, il dato più interessante è quello sulla crescita dei negozi di ottica di grandi dimensioni. Il trend è comune in realtà all’intera Europa: nel 2006 i "maxistore" che vendono occhiali e lenti a contatto erano arrivati a quota 42.697, l’8,5% in più rispetto al dato del 1998, quando erano "solo" 39.353. Ma nel nostro Paese il fenomeno è più marcato: nel 2005 i negozi di ottica a grande superficie erano 2.149, il 23% del totale. Nel 2006 il numero è salito del 28,4% e ora sono 2.760, pari al 25,8% del totale di negozi di ottica presenti sul territorio nazionale. Se da una parte il mercato sembra favorire la crescita dei "maxistore", esiste però un problema di carenza di personale qualificato, come ha denunciato ieri l’Andom (Associazione nazionale distribuzione ottica moderna). In Italia, a fronte di una domanda sempre più elevata di ottici specializzati, cala vertiginosamente, di anno in anno, il numero di iscritti alle scuole di ottica. A partire dal 2000 il numero dei diplomati annui delle scuole di ottica del nostro Paese è sceso da oltre 1.000 a circa 600, di cui il 90% provengono da un business di famiglia. La situazione - ha spiegato l’Andom alla vigilia del Mido - deriva per lo più dalla scarsa conoscenza che i giovani hanno del settore e delle sue potenzialità e ha portato alla drastica diminuzione delle scuole di ottica (da oltre 40 a circa 30) sull’intero territorio nazionale. Il fenomeno è ovviamente un ostacolo per lo sviluppo delle catene distributive, che invece, conferma l’Andom, stanno attraversando un periodo di grande espansione e che necessitano di personale qualificato per aprire nuovi punti vendita. «In un mercato caratterizzato da una forte carenza occupazionale, uno dei pochi settori a registrare la piena occupazione al termine del percorso di studi è quello dell’ottica specializzata - spiega Riccardo Perdomi, presidente Andom e amministratore delegato di Salmoiraghi&Viganò, la più grande catena dell’ottica italiana -. Oggi la professione di ottico rappresenta un’ottima opportunità per i giovani che sono alla ricerca di un lavoro stabile, ben remunerato e con buone prospettive di crescita professionale, anche a livelli manageriali. Per offrire una misura della grande richiesta di questi professionisti, basti pensare che le sole aziende associate Andom hanno preventivato di assumere, nel corso del 2007, più di 300 ottici». Tornando ai dati presentati da Gfk, da registrare l’analisi del mercato cinese, dove circa 300 milioni di persone indossano occhiali da vista. Calcolando che mediamente gli occhiali da vista vengono sostituiti ogni tre anni, ci sono cento milioni di cinesi che ogni anno acquistano una nuova montatura e in molti casi nuove lenti. Per le aziende italiane, che già oggi esportano l’83% della produzione, la Cina rappresenta quindi una grandissima opportunità, anche perché i cinesi, al pari della maggior parte degli asiatici, sono griffe oriented, come dicono gli esperti di marketing: preferiscono gli oggetti firmati. E all’Italia fa capo il 50% della produzione mondiale di occhiali griffati. Giulia Crivelli