Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  maggio 04 Venerdì calendario

Da un sindacalista romeno A nome della comunità romena, la Lega dei Romeni in Italia trasmette le condoglianze alla famiglia di Vanessa Russo e condanna questo atto criminale commesso da possessori di passaporto romeno

Da un sindacalista romeno A nome della comunità romena, la Lega dei Romeni in Italia trasmette le condoglianze alla famiglia di Vanessa Russo e condanna questo atto criminale commesso da possessori di passaporto romeno. La delinquenza però non ha cittadinanza e sarebbe uno sbaglio dare la colpa a tutta la comunità romena che vive in Italia. Chiediamo la massima pena per i colpevoli del crimine, perché chi sbaglia deve pagare. Non possiamo capire le esternazioni di alcuni politici di destra che parlano di «allarme romeni» e chiedono il blocco della nuova legge sull’immigrazione, che riguarda gli extracomunitari. I romeni sono cittadini comunitari ed è evidente la forzatura politica, basata su un fatto di cronaca e sul dolore della famiglia. In Italia vivono più di un milione di romeni che lavorano onestamente e si sono ben integrati nella società. IULIAN MANTA PRESIDENTE LRI Rispondo a questa lettera presentando ai lettori chi la firma. Iulian Manta, Presidente della Lega romeni in Italia, è sindacalista della Uil. Ho notato il suo nome per la prima volta in un articolo che riguardava le morti sul lavoro a Roma. Parlava della morte, il 29 novembre scorso, di un ragazzo di 21 anni, caduto da un’impalcatura: non aveva permesso di soggiorno, non era registrato, è stato dichiarato sconosciuto sia dal datore che dai compagni di lavoro. La nazionalità però si conosceva: romeno. Come romeni sono a Roma molti uomini impiegati a nero nelle costruzioni. dei romeni il primato, almeno nel Lazio, di morti bianche: su 23 morti l’anno scorso nella regione, 4 erano stranieri, tutti romeni. Casi come quello di Stephan Dumea, folgorato a Civitavecchia e spirato dopo tre mesi di agonia; o quello del sedicenne Lucian Bodda deceduto a Terracina caduto da un ponteggio mobile. Manta in quell’articolo faceva capire quanto difficile sia per gli stranieri chiedere i propri diritti. Allo sciopero organizzato a Roma nel quartiere della Bufalotta, dopo un incidente mortale, «non tutti hanno aderito. La maggior parte di chi lavora nei cantieri della capitale è romeno, ma per chi è immigrato è più difficile protestare. Gli stranieri, soprattutto se irregolari, sono più ricattabili». Questo sindacalista ci scrive ora, giustamente, di non coinvolgere tutti i romeni nella nostra rabbia contro le assassine dell’ombrello. La sua biografia serve più di molte parole a dargli ragione. Tuttavia, non è solo con gli appelli alla ragionevolezza che si esce dalla violenza che sta lentamente avvolgendo molte vite (e le nostre con le loro) d’immigrati. L’unica strada dell’integrazione passa attraverso l’accettazione della legalità. Fa bene Manta a chiedere severità per le assassine. Anche noi dovremmo capire che il lavoro nero è un enorme serbatoio di potenziale delinquenza.