Il Sole 24 Ore 30/04/2007, pag.4 Paolo Migliavacca, 30 aprile 2007
«Serve una sforbiciata a Commissioni e Comitati». Il Sole 24 Ore 30 aprile 2007. In materia di Onu e della sua macchina burocratica la persona più autorevole in Italia è certo Francesco Paolo Fulci, 76enne, "ambasciatore di ferro", come fu definito con ammirazione da molti colleghi stanieri all’epoca della battaglia condotta a tutto campo con successo, come rappresentante dell’Italia all’Onu dal 1993 al 2000, per evitare l’ingresso ai nostri danni nel Consiglio di Sicurezza di India, Germania, Giappone e Brasile come membri permanenti
«Serve una sforbiciata a Commissioni e Comitati». Il Sole 24 Ore 30 aprile 2007. In materia di Onu e della sua macchina burocratica la persona più autorevole in Italia è certo Francesco Paolo Fulci, 76enne, "ambasciatore di ferro", come fu definito con ammirazione da molti colleghi stanieri all’epoca della battaglia condotta a tutto campo con successo, come rappresentante dell’Italia all’Onu dal 1993 al 2000, per evitare l’ingresso ai nostri danni nel Consiglio di Sicurezza di India, Germania, Giappone e Brasile come membri permanenti. Quali misure servirebbero per accrescere l’efficienza dell’Onu e dei suoi enti specializzati? Farei anzitutto un censimento a tappeto per cercare d’individuare e ridurre all’essenziale la pletora di Commissioni, Comitati, Gruppi di lavoro ed Enti piccoli e grandi istituiti via via negli anni, di cui molti non hanno più ragion d’essere, salvo che assicurare un lavoro comodo e uno stipendio sicuro a quanti li presidiano. Il primo problema è quindi l’incredibile miriade di rami secchi. Il secondo sono le duplicazioni. Accade che la stessa materia sia trattata nel contempo da due o più organismi. Ricordo, ad esempio, la lotta contro l’Aids, di cui si occupavano in parallelo due enti diversi. Occorre poi dare maggior spazio al merito e minore all’automatismo nell’avanzamento delle carriere. Altro tema da affrontare con vigore è la lotta alla corruzione. Intendiamoci: non risulta affatto che una simile piaga alligni all’Onu, ma certo ci sono stati casi assai spiacevoli, come lo scandalo "Oil for Food", che ha lambito addirittura i vertici del Segretariato. Simili eventi arrecano danni irreparabili all’immagine dell’Organizzazione e vanno quindi affrontati con il massimo rigore e decisione. Da ultimo, mi pare che occorra un’urgente e seria analisi basata sul principio "costi-benefici", peraltro da non spingere all’eccesso, non trattandosi di un’impresa commerciale che deve produrre utili, poiché altri sono gli obiettivi dell’Onu e delle sue Agenzie. Quest’inchiesta rivela che le spese ordinarie in media non sono molto elevate e comunque inferiori a quanto in genere si ritiene. Basta questo per parlare di "buon governo" dell’Onu? In effetti, a quanto mi consta, gli stipendi sono in linea con il costo della vita dei Paesi in cui i funzionari dell’Onu sono chiamati a operare e non presentano punte eccessive che possano generare scandalo. In genere sono equiparabili agli stipendi dei funzionari statali dei Paesi membri, ovviamente di quelli più sviluppati. Del resto, sarebbe impensabile che i funzionari di Paesi del Terzo mondo, che nella loro capitale ricevono trattamenti economici minimi, ancorati al locale standard di vita, possano continuare a percepire gli stessi stipendi in città come New York, Ginevra, Roma o Vienna, dove il costo della vita è ben superiore. Né sarebbero accettabili differenze di trattamento, a parità di funzioni e lavoro, rispetto ai loro colleghi dei Paesi più ricchi. L’Italia vanta un alto numero di dipendenti, inferiore solo a quello di Usa, Francia e Gran Bretagna e nettamente superiore a quello di Germania e Giappone. Si può ritenere un effetto delle nostre cospicue contribuzioni ai bilanci, un’espressione di reale peso politico o che altro? La presenza dei funzionari italiani nei vari Enti internazionali, e non solo nell’Onu, per noi è sempre stata un tema scottante. Una delle critiche ricorrenti è che è vero che all’Italia viene spesso assegnato un numero abbastanza elevato di funzionari e impiegati internazionali, ma in oltre il 50% dei casi si tratta di posti ai livelli gerarchici più bassi. Peraltro, se posso muovere un piccolo appunto ai nostri funzionari internazionali, alcuni di loro, per provare il loro zelo al servizio dell’Ente e non del Paese di provenienza, talora danno addosso a precisi interessi italiani! Salvo poi pretendere che l’Ambasciatore italiano si batta per la loro promozione! Resto convinto che, contributi a parte, ciò che conta sono, da un lato, le qualità professionali degli interessati, nonché la loro capacità d’inserirsi nell’Organizzazione e di fare sistema, come ad esempio fanno splendidamente gli inglesi; dall’altro lato, l’abilità e l’autorevolezza dei Capi missione italiani, che si devono battere in loro favore, né più né meno degli Ambasciatori degli altri Paesi membri delle Organizzazioni. Da molto tempo le amministrazioni statunitensi, specie quelle repubblicane, hanno elevato forti critiche, oltre che alla linea politica, ai criteri gestionali di molti enti Onu. Fino a che punto sono critiche giustificabili? Ritengo anch’io che, purtroppo, non poche delle critiche statunitensi all’Onu siano in verità strumentali. Va però subito aggiunto che, per fortuna, accanto ai detrattori, in America esiste una forte corrente di pensiero che giudica indispensabile l’esistenza e il proseguimento dell’attività dell’Onu. E poi, occorre onestamente ammettere che se il mondo, dopo due guerre mondiali, non ha conosciuto gli orrori di un terzo conflitto, che probabilmente ci avrebbe distrutto tutti, molto del merito spetta proprio all’Onu. Paolo Migliavacca