Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  aprile 30 Lunedì calendario

Il grande pericolo è la burocratizzazione. Il Sole 24 Ore 30 aprile 2007. New York. Nel 2005 l’Onu consentì per la prima volta di girare al Palazzo di vetro di New York un film dal titolo "L’interprete", con Nicole Kidman, Sean Penn e altre stelle del cinema: un thriller calato in un’atmosfera di grande lusso e raffinatezza, sociale e intellettuale

Il grande pericolo è la burocratizzazione. Il Sole 24 Ore 30 aprile 2007. New York. Nel 2005 l’Onu consentì per la prima volta di girare al Palazzo di vetro di New York un film dal titolo "L’interprete", con Nicole Kidman, Sean Penn e altre stelle del cinema: un thriller calato in un’atmosfera di grande lusso e raffinatezza, sociale e intellettuale. C’è un motivo per cui l’Onu ha dato il permesso per questo film, dopo mezzo secolo di rifiuti: i capi della comunicazione hanno un disperato bisogno di rilanciare l’immagine dell’Organizzazione, di attirare giovani promettenti e in gamba, di rinvigorire il morale. Era quindi difficile pensare a un ambasciatore migliore di Nicole Kidman. Ma la manovra diplomatica, come spesso accade al Palazzo di Vetro, ha avuto vita breve. La verità è che oggi il lavoro all’Onu non è molto diverso dal quello di un impiegato di un ministero romano: posto sicuro, stipendio soddisfacente, posizione prestigiosa. Ma difficilmente oggi, con gli stipendi che si guadagnano all’Onu, si può immaginare il tenore di vita che ci ha fatto intravedere la bellissima Kidman. In termini reali, negli ultimi 20 anni gli stipendi dei dipendenti Onu sono diminuiti anche drasticamente. E il problema è serio. Un tempo, diciamo fino a 20-25 anni fa, l’Onu riusciva ad attirare i laureati più brillanti, i cervelli migliori garantendo loro appunto, oltre al prestigio e all’autorevolezza, anche stipendi relativamente elevati rispetto alla media. Oggi, con il passaggio del processo decisionale sia al settore privato sia ai vertici politici decentrati nelle capitali degli oltre 190 Paesi membri, i funzionari, con rarissime eccezioni, diventano semplici burocrati con pochissimo potere decisionale e stipendi che, per una famiglia che viva a New York, spesso consentono di arrivare con fatica alla fine del mese. Questa trasformazione nasce da due fenomeni distinti: il prevalere del mercato sulle politiche centralizzate e l’esplodere della globalizzazione. L’Onu, in generale, è rimasta indietro. Troppo spesso produce documenti inutili, ispirati da posizioni vetero-populiste che raramente tengono conto dei mutamenti epocali avvenuti nel mondo. Sul piano procedurale, le banche, le aziende, gli investitori oggi si muovono con agilità straordinaria. Superano senza sforzo anche enti come il Fondo monetario internazionale o la Banca mondiale, che pure hanno poteri coercitivi in materia economica, figuriamoci l’Onu che - a parte le azioni politiche decise in seno al Consiglio di Sicurezza e dunque sopra le teste dei funzionari - ha un potere coercitivo vicino allo zero. Certo, vi sono documenti che hanno dato contributi rilevanti: quello sul clima e l’ambiente ad esempio, pubblicato alcune settimana fa a Bruxelles, ha lasciato un segno non da poco nella comunità mondiale. Ci sono anche funzionari che hanno un impatto incisivo: gli inviati speciali del Segretario generale, quelli che lavorano all’ufficio politico o in quello del Segretario generale, ma si tratta forse di un centinaio di privilegiati. Le altre decine di migliaia rischiano di girare a vuoto. Tagliare i fondi e chiudere decine di uffici, dunque? Non sia mai. L’Onu ha una funzione essenziale. Ma dedicarsi a riforme serie del personale, ideare azioni che siano più funzionali allo sviluppo e alla formulazione di soluzioni concrete a problemi politici o sociali, questo sì bisogna fare, per restituire ai funzionari Onu la grinta e la passione di un tempo. Essendo ben consci che una vita di funzionari alla Nicole Kidman la si potrà vedere solo nei film. Mario Platero