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 2007  maggio 04 Venerdì calendario

GIANLUCA PAOLUCCI

TORINO
Giovanni Bazoli non ci sta. Intesa Sanpaolo non è la banca di Romano Prodi, né dell’Ulivo. E anzi, non può essere «etichettata come amica o vicina a un personaggio pubblico. A me pare un’idea infondata e persino grottesca. Questa ipotesi non trova e non troverà mai riscontro in una nostra delibera, comportamento o dichiarazione».
L’attivismo di Intesa Sanpaolo nella partita Telecom, ma anche in quella ancora in corso per la privatizzazione di Alitalia, hanno preso molto spazio nei giornali e i piccoli azionisti accorsi all’assemblea chiedono lumi, chiarimenti o prese di distanza, anche con toni accesi, ai vertici dell’istituti.
Il presidente del consiglio di sorveglianza prende la parola proprio per rispondere a un azionista che rimprovera l’eccessiva vicinanza dell’istituto da lui guidato e se la prende con una «campagna mediatica su un legame di reciproco appoggio e influenza tra il capo del governo e la nostra banca». «Non posso accettare che venga messa in discussione l’autonomia e l’indipendenza della nostra banca dalla politica», ha sottolineato con forza Bazoli, ricordando che tutti i politici dell’opposizione e di governo sono stati informati «ad accordo concluso» della fusione tra Intesa e Sanpaolo e l’opinione pubblica ha apprezzato l’operazione. «Tutti sanno - ha spiegato ancora Bazoli agli azionisti - come è nata questa banca, che governo e opposizione sono stati informati solo a conclusione dell’accordo, come l’opinione pubblica all’estero abbia apprezzato l’operazione non solo per se stessa ma anche per le modalità, la rapidità, il riserbo e la totale autonomia dalla politica in cui questa è maturata. All’inizio anche in Italia è stato così, senza discussione in sede politica tra capo del governo e capo dell’opposizione. Poi però, inspiegabilmente, è iniziata una campagna mediatica volta a spiegare la vicinanza al governo e in particolare al presidente del consiglio».
E dopo Bazoli, prende la parola anche il presidente del consiglio di gestione, nonché ex numero uno di Sanpaolo, Enrico Salza. Anche lui ci tiene a rimarcare la distanza dalla politica, anche a lui preme dire che questa neonata Intesa Sanpaolo non è la banca di Prodi e anzi della politica si fida anche poco. Tanto più che le notizie sulla fusione tra i due istituti «sono state comunicate solo al governatore della Banca d’Italia» e non al mondo politico: «Avevamo paura che la politica parlasse» che l’operazione non si facesse.

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