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 2007  maggio 04 Venerdì calendario

Teodoro Chiarelli Naturalmente è «una questione morale». E come tutte le questioni morali ha una sua delicatezza e una sua importanza

Teodoro Chiarelli Naturalmente è «una questione morale». E come tutte le questioni morali ha una sua delicatezza e una sua importanza. Tanto da insidiare la maggioranza. Il governo di Romano Prodi, Massimo D’Alema e Francesco Rutelli sta lottizzando le nomine negli enti e nelle società pubbliche. Il fatto è che a sparare sulla spartizione in salsa centro-sinistra non è il centro-destra, che a sua volta - quando c’era Lui - non si è risparmiato, bensì la sinistra-sinistra che in quel governo siede. Il segretario post bertinottiano, Franco Giordano, è sdegnato per le nomine in Cassa depositi e prestiti, Enav e, soprattutto, Ferrovie. Usa parole auliche. Parla di logiche logore e meccanismi spartitori di potere. Denuncia «la sistematica esclusione della cultura e dell’esperienza del movimento operaio». E sentenzia: Rifondazione non può più garantire nelle sedi parlamentari il proprio parere favorevole. Che cosa c’entra l’esperienza del movimento operaio con il consiglio di amministrazione delle Fs? C’entra, c’entra. La «questione morale» sollevata da Giordano non fa che avallare autorevolmente il j’accuse di un esponente di Rifondazione, Ugo Boghetta, che del partito neocomunista è il responsabile trasporti. E che cosa lamenta il signor Boghetta? «Che in tutti i rinnovi ai vertici degli enti e delle aziende pubbliche, Rifondazione è sistematicamente esclusa. E questo nonostante noi facciamo proposte». Ad esempio per le Fs Rifondazione aveva candidato proprio Boghetta». In effetti Boghetta, deputato non rieletto, già vicepresidente della commissione Trasporti della Camera, è un ex ferroviere: di treni, lui, se ne intende. E in cuor suo se ne intende senz’altro più dell’economista Paolo Baratta e del funzionario del Tesoro Stefano Scalera. Ma con chi proprio non c’era gara - sostiene - è con Clemente Carta: «Un consigliere comunale Udc, per di più messo lì da Berlusconi, che è stato riconfermato». Poi ci sono il presidente Innocenzo Cipolletta «che è di Confindustria» e l’amministratore delegato Moretti «che lo sanno tutti che è del Partito democratico». Insomma, uno scandalo. Naturalmente non per la mancata partecipazione al banchetto del ferroviere con curriculum, ma perché «sono scelte che incidono pesantemente, per noi significa star fuori dalla politica ferroviaria su materie come il trasporto pubblico locale o la Tav: vuol dire che siamo esclusi da un pezzo importante della politica». Ma non basta. Il solerte Boghetta ci ricorda che all’Enav hanno nominato uno del Pdci e uno della Margherita, alle autorità portuali un Dl e un Ds, all’Anas due uomini del ministro Di Pietro, alla Cassa Depositi e prestiti Verdi e Pdci. Insomma, Giordano come Mastella. Punta i piedi per qualche posto (di sottogoverno) in prima fila. Per carità, un film già visto. Cambiano le sigle, nascono nuove formazioni politiche, ma le logiche (spartitorie) sono sempre le stesse. Il fatto nuovo è che con il ridursi della presenza dello Stato nell’economia, i posti a tavola sono sempre meno. E si capisce che chi come Rifondazione arriva buon ultimo a responsabilità di governo sia in qualche modo seccato di non trovare neppure un coperto «di peso». Non c’è comunque da commuoversi. Si estinguono le Partecipazioni statali, ma è in grande sviluppo il «neostatalismo municipale». Luca Montezemolo ha denunciato recentemente al convegno Confindustria di Genova che le aziende controllate dai comuni sono passate in dieci anni da 30 a 800. Tutte con affollati e ben retribuiti consigli di amministrazione. Stampa Articolo