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 2007  maggio 04 Venerdì calendario

Sulla New York Review of Books, lo storico Walter Laqueur e altri dotti ricordano che Hannah Arendt e Leo Strauss e Marcuse «e quasi tutta la scuola di Francoforte» non guidavano e non avevano la patente: «un handicap per quasi tutti noi, in un paese vasto come gli Stati Uniti»

Sulla New York Review of Books, lo storico Walter Laqueur e altri dotti ricordano che Hannah Arendt e Leo Strauss e Marcuse «e quasi tutta la scuola di Francoforte» non guidavano e non avevano la patente: «un handicap per quasi tutti noi, in un paese vasto come gli Stati Uniti». Così, «l´immaginazione doveva compensare la mancanza di conoscenze dirette della realtà». Così viene in mente Lukács. Guidava, o no, per conoscere realisticamente un paese minuscolo come l´Ungheria? [ * * * ] Sulla London Review of Books un articolo di John Lanchester sui cambiamenti climatici incomincia così: «Nelle città, i SUV sono odiati da tutti, tranne che da chi li guida; e in una città delle dimensioni di Londra, poche dozzine di persone potrebbero in poco tempo rendere la proprietà di simili auto effettivamente impossibile, semplicemente sfregiandone con una chiave le fiancate, con un costo di migliaia di sterline per il proprietario, ogni volta. Diciamo cinquanta persone che per un mese vandalizzino quattro auto ciascuna ogni notte: seimila SUV ridotti in trash, ogni mese, e ben presto quei "Chelsea tractors" scomparirebbero dalle nostre strade». L´articolista, chiedendosi come mai non succede, si domanda se gli ecologisti più impegnati siano troppo beneducati (benché molti terroristi siano stati educati ben di più), o se proprio i più impegnati sul cambiamento climatico su altri livelli magari non ci credono. (Forse potremmo interrogarci, da parte nostra, sul graffitismo differenziale che - a parità di danno economico - vandalizza gli edifici anche storici e rispetta le macchine anche più prepotenti). [ * * * ] Nella stessa rivista, Jenny Diski commenta con qualche perplessità un album della celebre fotografa Annie Leibovitz che riunisce immagini superpagate e patinate di ricchi e famosi divi e sportivi con quelle della sua amica Susan Sontag moribonda e poi morta di cancro, quindi in stato di incoscienza. A noi viene ovviamente in mente il caso di Pio XII, fotografato agonizzante e deceduto proprio dal suo archiatra pontificio. Ma proprio la Sontag, all´inizio del suo famoso saggio Sulla fotografia, scriveva: «Negli ultimi tempi, la fotografia è diventata una forma di divertimento diffusa quasi quanto il sesso e il ballo, il che significa che, come quasi tutte le forme d´arte di massa, non è esercitata dai più come arte. E´ soprattutto un rito sociale, una difesa dall´angoscia e uno strumento di potere». (E le famigliuole?). [ * * * ] Da noi, «ed è subito polemica» fra il regista Olmi e il «signor Diliberto», sul problema se sia meglio buttare e inchiodare tutti i libri come in Orwell e Bradbury, o prendere un caffè con un amico. Nella classe operaia inglese, certo è preferibile «a nice cup of tea» alla lettura anche dei giornali, con l´eccezione degli sportivi. In altri contesti, parecchie birre con amici che ripetono «ma che cazzo dici!». Nel frattempo, che faranno le donne? La calza? E i figli a scuola, o al bar? Per le nonne, era preferibile una boccata d´aria invece di star lì a leggiucchiare. Erano però tempi di alternative tra il mangiare la minestra o saltare dalla finestra. Però, dopo tutto, si potrebbe magari leggere qualcosa, e poi berci sopra un caffè magari corretto, anche per evitare i dilemmi del vecchio e dimenticato asino di Buridano? Ma intanto, che fare coi dvd? [ * * *] Ma «le umili origini» nostrane sono ormai riconsiderate un handicap di periferia proletaria e borgata coatta? Viste le reazioni autorevoli e chic alle radici poco signorili di tanti immobiliaristi e finanzieri pecorecci, si ritorna - politicamente e sociologicamente - a molto prima di Balzac? (E pensare che dopo il 1870 l´aristocrazia papalina definiva «i Budini di Semolino» quei nobilotti piemontesi che avevano fatto la marcia su Roma coi Savoia, e derivavano il predicato nobiliare da una "terricciuola" con poche decine di "buzzurri"). [ * * *] «J´avais une marmotte, elle est morte de faim». Era il lamento che si faceva studiare agli scolaretti - anche dopo la voga di De Amicis - perché il Piccolo Savoiardo mendicante con la povera marmotta nella sua gabbietta era una popolare e commovente figurina nei mercatini dei villaggi e davanti alle chiese, prima dello "ski". [ * * * ] «Altolà, che mi guarda la gente, - nel vedermi appoggiato a un bastone. - Altolà, sono un vecchio sergente, - e so dirvi qual voce ha il cannone». Me la cantava mio nonno, nato alla metà dell´Ottocento. Però sono ballate che forse risalgono a un secolo prima. «Una volta, s´andava a battaglia - come a un ballo cantando si va. - Pare pioggia di fior, la mitraglia, - Rataplàn, rataplàn, rataplàn». No, qui siamo prima del Risorgimento. «Una notte, il cannone rimbomba. - Io mi levo dal suolo ove giaccio. - Fate largo! Qua arriva una bomba! - Maledetta! Mi porta via un braccio!». Mah, qui siamo almeno alle Guerre di Successione? [ * * * ] E le bimbe, le bimbe? All´asilo, tutte in coro: «Son piccina, piccina, piccina - e al giardino d´infanzia vo ancor. - Ma so già che la Madre Regina - ha un bel nome, che è il nome di un fior». Girotondo. E quindi: «Questo fior, nell´erbetta del prato, - si raccoglie nel mese d´april. - Margherita! Che nome onorato! Margherita! Che nome gentil!». [ * * * ] Negli anni Trenta, invece, giravano di casa in casa dei grammofonini-giocattolo con dischetti non "vinili" ma "Durium", di un marroncino calzaturiero, con un musicalino su Pinocchio. Chissà se interessano ancora a qualche modernariato etnico-folklorico, come già nel dopoguerra meridionalista. Ma tant´è. «Pinocchietto, Pinocchiuccio, da che parte vieni tu? - Di vederti, di baciarti, credi non ne possiam più». «Cari amici, miei compagni, o fratelli miei diletti, - di vedervi, d´abbracciarvi, di tenervi voglio stretti». «Che bellezza, che contento, ritroviam alfin t´abbiam. - Ed ormai, Pinocchio caro, no mai più non ti lasciam!». [ * * * ] Su una stoffetta sfrangiata e stampata uso crétonne da pigiamimo si regalava ai bravi bambini un album di cineserie con figurette da cartoon. «Tu-ciau-fin visse beato - ai bei tempi dei codini, - di malizia era impastato, - era il re dei birichini». E infatti annodava i due codini di due mandarini che poi allontanandosi finivano per terra. "Trivia" o sciocchezza della provincia incognita e profonda? O documenti in via d´estinzione per ricerche sovvenzionate e mostre assessoriali in memoria delle discusse collane etnologiche "viola" di Einaudi e del Saggiatore, con presentazioni sovente insigni? O in rimembranza di quelle collanine di lustrini e stagnole richieste dai Buoni Padri per "riscattare" gli orfanelli equatoriali o amazzonici di Michel Leiris e Lévi-Strauss, quando non ci arrivavano ancora i jeans Lévi-Strauss per riscattarci dagli abitini della domenica... [ * * * ] Nel contempo, abolito il Limbo e dunque ormai superate le Discese al Limbo di Mantegna e L´ombilic des limbes di René Crevel, di bel nuovo l´Inferno?... Ma se da decenni taluno s´è attenuto a diete spontanee e restrizioni da wellness - niente tv o giornali o sigarette o droghine o alcoolici o farmaci, e solo alicette e sushi su tavoline minimaliste con abiti da lutto e lumini da cimitero - dovrà finire in un Paradiso gotico o barocco-Kitsch fra discutibili pontefici e inquisitori e censori, e vecchiette che confessano grandissime colpe ad ogni primissima Messa? O si piomberà in atroci sentine dantesche fra vallette tormentate, portavoce e presentatori puniti, espressionisti o astrattisti o biblisti dannati tra fiamme bizantine o postmoderne? In preda ai Caronti per aver trascurato gli 8 o 5 per mille nella dichiarazione dei redditi, da assegnare un tanto a Pio XII, un tanto a Giove, Beethoven, Francesca, Giulietta, Fiammetta, e all´Ara Pacis piuttosto che a Ratisbona o alla Mecca? [ * * * ] E poi, Dante e i suoi recitanti almeno avevano un cicerone attrezzato a spiegare «chi è chi». Ma senza un Virgilio informatissimo e aggiornatissimo, le giovani generazioni e culture preparate e formate sui gossip e quiz come farebbero a riconoscere Zanardelli o Wagner o Umberto Biancamano o Hegel, anche quando sono diventati indirizzi stradali conosciuti ai "navigatori" dei taxi? [ * * * ] E la "melina" o "panchina" sulle «radici cristiane», in un territorio dove l´antichità classica e tutto il Rinascimento e anche il tempo presente vivono e durano a base di Venere, Marte, Apollo e le Nove Muse, Diana, Nettuno, Esculapio, le Tre Grazie, e altre figure che rasserenano la quotidianità senza chiedere né imporre né esigere né affliggere?