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 2007  maggio 04 Venerdì calendario

FABRIZIO RAVELLI

DAL NOSTRO INVIATO
KHARTOUM - Suona la banda degli ottoni. Ballano i gruppi coi costumi tribali, scudi di leopardo e donne con gli occhi bistrati. All´arrivo del signor vicepresidente sudanese Ali Osman Taha, hanno sacrificato un torello nero. Ci sono almeno 45 gradi, mosche dappertutto, sotto il tendone servono succhi di frutta e pistacchi. E lì di fronte c´è l´astronave, la clinica cardiochirurgica di Emergency da inaugurare: bianca e rossa, scintillante, circondata dal verde delle aiuole. Fate conto: è come se avessero preso un ospedale da Boston, o da Stoccolma, per dire il meglio della cardiochirurgia mondiale, e l´avessero paracadutato in mezzo al deserto della periferia di Khartoum, piena Africa centrale, distretto di Soba a due passi da uno dei quattro sterminati campi profughi. Calore e polvere. Malnutrizione e povertà abissale.
Una pazzia, hanno alzato il sopracciglio in tanti. L´ultima impresa di quel matto di Gino Strada: Gino il santo, Gino l´arrogante, i pareri divergono. Gino il medico milanese che, molte vite orsono, incontrò a Stanford il professor Lucio Parenzan, padre della cardiochirurgia infantile italiana. Lo stesso Parenzan che è qui sotto il tendone, pimpantissimo ottantenne abbronzato, e ride: «Il mio amico Gino ha fatto un miracolo, di cui ancora non abbiamo capito bene il significato profondo. Ma non sempre lo capisco, Gino». E spalanca gli occhi il professor Ralph Bolman, un guru assoluto della cardiochirurgia americana, primario ad Harvard: «E´ incredibile, davvero incredibile. Questo ospedale è tecnicamente ai massimi livelli mondiali, potrebbe essere il mio. Ieri sono entrato in sala operatoria, stavano facendo due interventi a cuore aperto, e sembrava funzionasse da dieci anni». Piero Abruzzese, primario al Regina Margherita di Torino, dice: «Magari avessi io un ospedale come questo».
Salam, pace, si chiama il centro. Quasi una bestemmia, in Africa, e qui in Sudan dove la guerra va avanti da più di vent´anni. La pazzia ha molte facce. Non solo quella di venire a fare operazioni a cuore aperto dove si muore di fame, di diarrea, di malaria, di Aids, di febbre gialla. E di farle gratis, altra bestemmia. «Le patologie cardiache non sono un lusso da ricchi - dicono quelli di Emergency - Un recente rapporto dell´Oms rivela che sono la seconda causa di morte per i bambini, in Africa». «Ci sono, in questa area - spiega Strada - almeno 13 mila bambini che hanno bisogno di interventi alle valvole mitraliche. Sono il frutto di febbri reumatiche non curate, di cattive condizioni igieniche, di malnutrizione. E se abbiamo deciso di portare un centro di eccellenza nel pieno dell´Africa, è perché il progresso della medicina non si è mai sviluppato dal basso. E´ dall´alto che si generano risorse, professionali e finanziarie. Sarà una grossa opportunità per l´addestramento di personale locale, per migliorare gli standard, per fare scuola. E per creare imitazioni. Su nostra pressione, il governatore di Khartoum ha già deciso di rendere gratuita tutta l´assistenza ai minori, che era sempre stata a pagamento».
Si tratta, dicono, di un «progetto regionale». Vale a dire che servirà pazienti del Sudan e di nove paesi confinanti, selezionati con uno screening condotto da Emergency per evitare camarille e favoritismi. L´associazione possiede un aereo in grado di trasportare persone in barella. Verranno create piccole cliniche pediatriche nei paesi intorno, per assistere bambini e inviare qui a Khartoum quelli bisognosi di un intervento. Alla cerimonia di inaugurazione partecipano i ministri della Sanità di Uganda, Repubblica Centroafricana, Eritrea. Si profondono in ringraziamenti, e manifestazioni di stupore: «Quando ho visto, e mi hanno detto che era gratis, ho pensato che era tropo bello per essere vero. Avete un grande cuore», quasi si commuove l´ugandese. Si vedrà, se davvero permetteranno ai loro cittadini malati di andare e venire dal Sudan: finora era impossibile. Ma sei pazienti eritrei sono già nei letti del centro Salam, e due della Repubblica centrafricana.
A Gino Strada brillano gli occhi, anche se l´ufficialità non è il suo pane. Il vicepresidente gli mette al collo la massima onorificenza sudanese, l´Ordine Nilee, dei due Nili. Un collare biancazzurro («Certo, nerazzurro era meglio», scherza Strada fanatico interista). Un gruppo di donne circonda con urla di felicità il ministro della Sanità del Sudan, che si chiama Tabita Boutros: un donnone immenso che fino a due anni fa era infermiera a Londra. Poi tutti in gruppo a vedere finalmente l´ospedale.
Bellissimo, in una parola. «Il mandato iniziale era: dovrà essere scandalosamente bello - dice l´architetto veneziano Raul Pantaleo che l´ha progettato - La bellezza è ospitale, soprattutto qui in questo pezzo di deserto». Bianco e blu all´interno. Scintillante, e fatto a regola d´arte: «Abbiamo dovuto diventare anche impresa edile».
Per tutti, ministri compresi, obbligo di soprascarpe in plastica per entrare in reparto. Ci sono 48 posti letto, di cui 16 in terapia sub-intensiva. Camere a due o quattro letti, tutte con servizi e doccia. Accesso separato dall´esterno per la manutenzione degli impianti. Un blocco chirurgico con 3 sale operatorie, terapia intensiva da 15 posti letto, sterilizzazione, sala di emodinamica. Tutte le apparecchiature sono il top della tecnologia mondiale. Le precauzioni igieniche sono maniacali, per tutto il personale. Questo è il paese più polveroso di tutta l´Africa. «L´altro giorno - racconta Strada - c´è stata l´aboub, la tempesta di sabbia più violenta degli ultimi dieci anni. E durante la tempesta, qui si operava a cuore aperto».
La sabbia, il più micidiale incubo dei progettisti. E due di loro, Jean-Paul Riviére e Nicola Zoppi, hanno ideato una soluzione semplice, economica, geniale. Ne vanno orgogliosissimi, e la mostrano nei dettagli. «Aspiriamo l´aria dall´esterno, attraverso una torre - spiega Nicola, che viene da Massa - E poi le facciamo fare un giro tortuoso nel seminterrato, lungo centinaia di metri.
La laviamo attraverso una nebulizzazione d´acqua, in modo che la sabbia precipiti. Alla fine del percorso, ha perso 9 gradi di temperatura: tantissimi. A quel punto entra nel sistema di condizionamento. L´ospedale ha bisogno di 27 mila metri cubi d´aria all´ora». E anche il condizionamento funziona in maniera economica e leggera: mille metri quadri di pannelli solari scaldano liquido a 90 gradi, poi un chiller, uno scambiatore di calore al bromuro di litio, raffredda l´aria che passa nelle serpentine fino a 4-5 gradi. Un metodo inventato nel `700 dal francese Carré, per il trasporto di carne dal Paraguay. Comunque, questo che è il secondo impianto di solar-fuel al mondo ci permette di risparmiare 300 chili di gasolio al giorno».
Alla fine del giro per l´ospedale, in una sala proiettano il video del primo intervento. La paziente, una ragazzina di 15 anni che si chiama Sunia, è qui che si guarda, mentre le sostituiscono una valvola mitralica: piange un po´, poi sorride meravigliosamente. E´ la figlia di una donna della pulizie di Mayo, l´altro centro pediatrico di Emergency a Khartoum, accanto a un campo profughi da 300 mila persone. Sunia se ne va sulle sue gambe, stretta alla madre. Quelli di Emergency un po´ sono commossi, un po´ orgogliosi, e un po´ pensano che Gino è matto, ma di quei matti che ti fanno sentire meglio.