Curzio Maltese, la Repubblica 4/5/2007, 4 maggio 2007
CURZIO MALTESE
ROMA - I terroristi sono quelli che uccidono. Andrea Rivera, dal palco di San Giovanni, ha fatto due battute. Anzi una: «Il papa non crede all´evoluzionismo, infatti in duemila anni la Chiesa non si è mai evoluta». L´altra non era una battuta, ma un fatto: «La Chiesa non ha concesso i funerali a Welby, mentre li ha concessi a Pinochet, Franco e a uno della banda della Magliana». Chiunque è in grado di giudicare se tanto giustifica l´accusa di "terrorismo" scagliata dall´Osservatore Romano sul presentatore del Primo Maggio. Nella fretta di dissociarsi, chiedere scusa, prostrarsi, battersi il petto, neppure la Rai, i sindacati, la sinistra hanno notato la folle sproporzione fra la presunta offesa e la parola "terrorismo" usata dall´Osservatore. Un grado di fanatismo non così lontano da quello messo in mostra dalle autorità islamiche nei confronti delle famose vignette danesi, che comunque raffiguravano Allah e Maometto nell´atto di piazzare bombe.
Non uno si è preoccupato naturalmente dell´offesa implicita alle vittime del terrorismo vero e ai loro familiari. Lui, lo scomunicato, sembra l´unico sorpreso.
«Tutto mi sarei immaginato, ma non una reazione di questo genere per una battuta peraltro già detta tante volte, provata e approvata dagli autori e dagli organizzatori. Mi sembra tutto così assurdo, paradossale. Messo in croce per una battuta sul Papa, ma dài. Io che ho fatto anche il chierichetto...».
Nel paradosso ci sta che in un paese di atei clericali, gli unici a fare ancora ironia sulla Chiesa siano i credenti come lei.
«Sì sono credente, cattolico non praticante ma cattolico. Anche come tale sono sbalordito dalla violenta reazione del Vaticano. Ero rimasto al concetto di porgere l´altra guancia. Qui invece come li sfiori t´ammollano certi cazzotti...».
Se ne sono accorti anche loro, padre Lombardi ha fatto un specie di retromarcia.
«Ah sì? Allora bisogna avvisare il sindacato, la Rai, gli autori».
Ma la battuta era scritta nel copione o no?
«Era tutto concordato. E io, da cattolico, i concordati li rispetto. Nel retropalco ho notato un certo imbarazzo ma nessuno mi ha detto nulla. Poi ho letto le dichiarazioni di Epifani, Angeletti, Bonanni che mi vuol chiedere i danni. I danni di che cosa?».
Che cosa è successo dopo?
«Un incubo. Tre mila e-mail in un giorno, insulti, minacce, evviva, tutto insieme. Ma lasciamo perdere i matti. Mi ha fatto piacere la telefonata della vedova di Welby e una lettera di una ragazza malata di sclerosi multipla. Poi la solidarietà di Dario Fo, Paolo Rossi, Curzi. Il resto vorrei dimenticarlo in fretta».
Che effetto fa sentirsi dare dell´assassino per due battute, anzi una?
«Una, la storia dei funerali è vera. Quello della banda della Magliana, De Pedis, ha pure una cappella in Vaticano, all´interno della cripta di Sant´Apollinare, Ora che anch´io sono stato definito terrorista mi consolo pensando che la Chiesa non mi potrà negare funerali religiosi».
Che fa, insiste nel peccato?
«Ma no, sono d´accordo nello stemperare i toni. Il fatto è che qua si sono messi in mezzo troppi, sindacati, politici, telegiornali. E´ una faccenda fra due persone, il Papa e me. Chiedo udienza al Santo Padre. L´hanno data ad Alì Agca, c´ho diritto pure io».
Domani una delegazione di radicali andrà in piazza San Pietro con un cartello: "Siamo tutti Andrea Rivera". Ci sarà?
«No, li ringrazio ma vorrei davvero stemperare il clima. Mi spiace di averlo creato, senza volere. Chiedo scusa a tutti, se ho offeso qualcuno. Ma sul serio, come si fa a reagire in questo modo? Io sono un pacifista vero, non farei male a una mosca. Nel monologo me la sono presa con quelli che alle sfilate pacifiste gridano: dieci, cento, mille Nassiriya. Eppure nessuno l´ha notato. Ho parlato di Libera, don Ciotti e antimafia, di pensionati al minimo, degli incidenti sul lavoro all´Ilva di Taranto. Niente, niente. Ma è possibile che soltanto la Chiesa faccia notizia in ”sto paese? E´ fuori luogo fare una battuta come quella? Qui ormai di fuori luogo c´è soltanto l´articolo 21 della Costituzione».
Ha un´ultima possibilità. Perché non si dissocia anche lei, come tutti gli altri?
«Massì, giusto, mi dissocio da me stesso. Oggi. Ieri ero d´accordo con quello che dicevo ma oggi mi pento. Non riesco a capire come posso averlo detto. Domani vedrò. Probabilmente sarò ancora più d´accordo di ieri o forse più pentito. Voglio insomma chiarire che, seppure comico, anch´io appartengo alla sinistra italiana».