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 2007  maggio 04 Venerdì calendario

Sono rimasto un po’ basito nell’apprendere, dall’anticipazione del saggio «Democrazia. Cosa è» del professor Giovanni Sartori, che conoscevo per uomo alieno da ideologismi, che il problema della «esportazione della democrazia» sia costituito «dalle religioni monoteistiche»

Sono rimasto un po’ basito nell’apprendere, dall’anticipazione del saggio «Democrazia. Cosa è» del professor Giovanni Sartori, che conoscevo per uomo alieno da ideologismi, che il problema della «esportazione della democrazia» sia costituito «dalle religioni monoteistiche». Beh, mi sembrano evidenti le difficoltà del caso con l’islamismo, ma mi sfugge la logica per cui si parla di religioni monoteistiche. Con questa espressione si designano comunemente, oltre allo stesso islamismo, il cristianesimo e l’ebraismo. Sarebbero questi gli ostacoli alla democrazia liberale? Ma non è essa, lo dice lo stesso Giovanni Sartori, un portato occidentale? E, sul piano storico, non sono queste due fedi quelle appunto dell’occidente? Devo allora ritenere che il monoteismo della Chiesa di Stato in Inghilterra o quello delle comunità dissidenti in America fosse un ostacolo alla democrazia liberale? Non posso crederci, e non comprendo. Alberto Hermanin, Roma

Caro Hermanin, oltre a essere uno dei maggiori studiosi contemporanei di scienza politica, Giovanni Sartori ha lavorato negli anni della sua gioventù sul pensiero religioso di alcuni grandi teologi e ha, come tutti i polemisti, la «lingua pronta». Sono certo che non mancherà di rispondere ai suoi critici quando lo riterrà opportuno. Ma lei sembra sostenere nella sua lettera che non vi può essere incompatibilità tra la democrazia e le due grandi confessioni religiose dell’Occidente, ebraismo e cristianesimo. Su questo punto cercherò di risponderle osservando che nel corso della storia le cose, in realtà, sono andate in modo alquanto diverso. Spinoza fu certamente, tra i filosofi europei, uno dei maggiori anticipatori del concetto di libertà di coscienza e può considerarsi, per la sua libera e spregiudicata lettura delle Scritture, un profeta del pensiero liberale. Ma fu scomunicato dai rabbini di Amsterdam. Il cristianesimo introdusse nella storia umana il principio dell’eguaglianza e del libero arbitrio. Ma questo non impedì a tutte le Chiese cristiane di esercitare una sorta di dittatura sulle coscienze dei loro fedeli e di espellere, scomunicare o bruciare sul rogo coloro che dettero prova di indisciplina. La libertà di pensiero e di espressione fu conquistata a prezzo di dure lotte contro vescovi, parroci, pope, rabbini, e teologi: ebrei, cattolici, anglicani, luterani e ortodossi, tutti nemici l’uno dell’altro, ma tutti uniti nel desiderio di ottenere dallo Stato il diritto di vigilare sulle idee e sulla moralità delle loro società nazionali. Nella seconda metà dell’Ottocento, quando i principi della democrazia liberale si erano ormai affermati in alcuni fra i maggiori Stati europei, Pio IX pubblicò il Sillabo con cui elencò ottanta «errori del tempo», dal panteismo al razionalismo, dalla separazione fra Chiesa e Stato, al matrimonio celebrato dalle autorità civili. Nel 1950, in occasione del Giubileo, la curia romana cercò di ottenere dal governo italiano che Roma venisse considerata «Città sacra» e sottoposta a una sorta di «polizia dei costumi». L’Indice dei libri proibiti sopravvisse fino a quando non venne tacitamente soppresso durante il pontificato di Paolo VI. vero, caro Hermanin, che esiste un cattolicesimo liberale di cui fecero parte grandi figure europee fra Ottocento e Novecento, da Tocqueville a Lamennais e Rosmini, dai maggiori esponenti della Destra storica in Italia sino a John Acton e agli intellettuali europei che furono sedotti dal movimento modernista. Ma dovettero farsi strada con fatica contro le resistenze di una Chiesa che rimase, sino al Concilio Vaticano II, prevalentemente dogmatica e illiberale. Oggi le cose sono fortunatamente cambiate, ma il teorema secondo cui cristianesimo e democrazia sarebbero i fratelli gemelli dell’Europa mi sembra costruito per meglio servire la causa di chi si batte per il riconoscimento delle radici cristiane del continente; e non mi sembra corrispondere alla realtà.