Fiorenza Sarzanini, Corriere della Sera 4/5/2007, 4 maggio 2007
PUNTO SU RIGNANO DELLA SARZANINI CON PUBBLICAZIONI DI VERBALI E INTERCETTAZIONI TELEFONICHE. CRONACA ANCHE DELLA MANIFESTAZIONE IN FAVORE DEGLI ARRESTATI
ROMA – Stanno male i bambini di Rignano. Qualunque sia la verità di questa storia che ha diviso prima il paesino alle porte di Roma e poi l’Italia, i bambini soffrono. Sono stati interrogati, filmati, visitati. Nei loro gesti, nelle parole, nelle reazioni, genitori e giudici hanno cercato le prove di una violenza aberrante, di un orrore che – per come viene narrato – appare addirittura incredibile; nella banda dei pedofili della scuola descritta nelle carte dell’inchiesta su maestre e bidelle della «Olga Rovere», compaiono persone capaci di comportamenti bestiali. Ma è nelle carte che si rintracciano anche gli elementi che la difesa – sostenuta dagli avvocati Franco Coppi e Giosuè Bruno Naso – è pronta a far valere per dire che «questa è tutta una montatura, frutto di una psicosi collettiva nata in assoluta buona fede, che ora sta distruggendo le vite dei grandi e segnerà per sempre quella dei piccoli».
il racconto dei bimbi il filo conduttore dell’indagine, la prova «regina» per magistrati e investigatori. Comincia tutto l’estate scorsa, quando la scuola è ormai chiusa per le vacanze estive e i genitori si convincono che qualcosa di terribile è accaduto ai propri figli. La prima a mostrare «atteggiamenti sessualmente anomali» è P. che ha soltanto tre anni. Sua mamma si preoccupa, ne parla con una dottoressa dell’ospedale Bambin Gesù. «Effettivamente c’è qualcosa – le dice la specialista ”, consultati con gli altri genitori». Più che consulti sono vere e proprie riunioni. Tre madri e tre padri cominciano a interrogare i bambini, mettono a confronto le versioni, li invitano a ripetere i giochi che fanno all’asilo. «Mimano rapporti intimi, masturbazioni, giochi erotici», spiegheranno poi ai carabinieri. Ma prima di presentare la denuncia li filmano. Una coppia decide addirittura di ricostruire la scena descritta con l’aiuto di un nipote di undici anni. Come in una fiction.
Il primo interrogativo nasce proprio da qui. Quanto è attendibile – si chiedono i difensori degli arrestati – un bimbo di tre, quattro anni ascoltato da chi è naturalmente coinvolto nel suo disagio, come può esserlo un genitore? Per scoprirlo il pubblico ministero decide di convocare i pediatri che quei bimbi li hanno curati fin dalla nascita. Nei loro esposti i genitori raccontano di aver notato «arrossamenti, disturbi del sonno e aggressività improvvisa, durante tutto l’anno scolastico 2005/2006». I dottori non lo confermano.
Anzi. Uno di loro, che di bimbi ne segue sei, afferma: «Tutti i bambini di cui voi mi chiedete non hanno mai presentato un quadro clinico particolarmente negativo... Non ho mai notato situazioni oggettivamente compromettenti la salute fisica e psichica dei minori, se lo avessi notato sarei stato obbligato per legge ad attivare procedure specifiche».
La psicologa nominata dal magistrato fornisce un quadro diverso. Lei i bambini li ha esaminati quando l’inchiesta era ormai avviata e quindi dopo che si erano confidati con i genitori. Ne ha visti sei. Per due ha diagnosticato «danni psichici», per quattro ha evidenziato «traumi gravi». Altre relazioni arriveranno, perché intanto sono state presentate nuove denunce, nove bimbi sono «sotto esame». Ed ecco il secondo interrogativo della difesa: come mai gli altri genitori si sono accorti di quanto accadeva dentro e fuori la scuola soltanto dopo mesi e soprattutto dopo aver saputo che c’era un’indagine in corso?
I referti «ginecologici» del Bambin Gesù sono negativi in cinque casi su sei. Solo una bambina presenta una «lesione dell’imene», ma il medico non ha fornito la certezza che derivi da un abuso. Eppure le violenze che avrebbero subito sono atroci, perché c’è la penetrazione di matite e vibratori negli organi genitali, ci sono i tagli, le botte. Possibile che non abbiano lasciato segni visibili?
Quando i bambini sono sollecitati a descrivere le case dove venivano portati e i giocattoli che potevano usare, indicano «alcuni oggetti», quasi sempre gli stessi, che poi effettivamente vengono ritrovati nella villa della «maestra Patrizia».
Allegata agli atti c’è una lunghissima tabella che evidenzia il riscontro. C’è soprattutto «quella piscina colorata» che i bimbi ricordano con precisione, «nascosta in fondo a uno sgabuzzino come se fosse stata occultata». uno dei punti forti dell’accusa perché, ha scritto il giudice nella sua ordinanza di arresto, «prova che i minori furono effettivamente fatti uscire durante l’orario scolastico».
E poi ci sono due disegni sequestrati alla stessa maestra Patrizia Del Meglio durante la perquisizione effettuata il 12 ottobre scorso, attribuiti ai bambini. «Li ha fatti mia figlia che ha undici anni», ha negato la donna davanti al magistrato. Annotano i carabinieri nella loro informativa: «La versione appare improbabile perché i disegni hanno un tratto estremamente elementare che è incompatibile con gli 11 anni della figliola e non possono essere datati all’infanzia della stessa poiché la carta fotografica su cui sono stati realizzati è nuova».
Le maestre e la bidella sono in carcere, così come i due uomini che avrebbero partecipato ai loro giochi perversi. «Una banda criminale», secondo l’accusa che li ha intercettati, pedinati, controllati. Nulla è emerso da questa attività. Il loro legame di complicità, almeno a leggere le carte dell’inchiesta, era fortissimo perché condividevano un terribile e inconfessabile segreto. Eppure non c’è alcun contatto né tra loro, né con quel benzinaio cingalese che avrebbe trasportato i bimbi dalla scuola alle case e avrebbe poi preso parte alle violenze. Forse è vero, come dice il magistrato, che sapevano già di essere sotto inchiesta e sono stati attenti. O forse è vero che per dimostrare la loro colpevolezza, ben altre prove serviranno «se non si vuole demolire per sempre la vita di tutti».
Fiorenza Sarzanini
ROMA – Verbali di interrogatori, intercettazioni, informative. Così l’inchiesta sugli orrori della scuola di Rignano Flaminio ha preso corpo fino agli arresti di 10 giorni fa.
La denuncia
Il 9 luglio 2006 nella stazione dei carabinieri di Bracciano, sono presenti due genitori di bambini che frequentano l’asilo «Olga Rovere», M.F. e C.M., che ascoltati uno alla presenza dell’altro denunciano i loro sospetti.
M.F.: «Da circa tre mesi ho avuto modo di riscontrare in mia figlia N. (di 4 anni, ndr) degli atteggiamenti assolutamente strani... Circa due mesi fa, nel rivolgersi alla mamma, le chiedeva testualmente: "Mamma, è vero che "pippo", inteso l’organo sessuale maschile, si ciuccia e la "patata", inteso l’organo sessuale femminile, si bacia?"... In altre occasioni mia moglie sorprendeva nostra figlia nell’atto in cui si stava "toccando" dopo essersi infilata la manina nelle sue mutandine ovvero nell’atto in cui, dopo essere salita su un pelouche appositamente adagiato in terra, si muoveva come a voler simulare un amplesso... Secondo la psicologa dell’ospedale psichiatrico Bambin Gesù, dott.sa Di Pietro Maria, con ogni probabilità i gesti compiuti dalla piccola N. erano stati palesemente compiuti nei suoi confronti ovvero alla sua presenza (...) Terminava asserendo che con molta probabilità il tutto poteva svolgersi negli ambienti della scuola da lei frequentata... Ho provveduto a parlare nuovamente con N. la quale mi riferì testualmente: "Noi ai giardinetti della scuola giochiamo così. Anche noi ci tocchiamo le "patatine" come ci ha insegnato la signora. Tocchiamo anche quella della signora con i disegni sulle braccia perché altrimenti le fa "bua" la patata e lei piange. Se noi la tocchiamo le passa la bua e non piange più"».
C.M.: «Sono il papà di C.M. di anni 4, del quale ho notato un evidente cambiamento caratteriale avvenuto circa tre mesi orsono, ovvero nello stesso periodo di tempo menzionato dal signor F. Anche per quanto concerne mio figlio C. ho avuto modo di verificare che lo stesso era aduso "toccarsi" il pisellino spingendoselo con l’indice...».
L’informativa dei carabinieri
L’attività di verifica dura otto mesi. Il 14 marzo 2007 i carabinieri consegnano le conclusioni al magistrato. «Le narrazioni verranno purtroppo ripetute e confermate in tutte le denunce presentate dai genitori e risultano tutte coincidenti e concordemente accusatorie nella descrizione degli accadimenti, delle persone e dei luoghi... Il 12 ottobre venivano compiute perquisizioni nelle abitazioni degli indagati e della scuola che consentivano di rinvenire, specie nell’abitazione dei coniugi Scancarello-Del Meglio, oggetti indicati dai bambini e successivamente riconosciuti dagli stessi come emerge dai verbali... I minori hanno riconosciuto alcuni oggetti e, nel contempo, hanno anche specificato i luoghi ove li hanno visti... In ordine all’altalena, i costumi da lupo e il bastone vibrante di colore azzurro, tutti oggetti menzionati, nulla è stato trovato presso le abitazioni. Né si è riusciti a trovare l’autovettura grande e blu indicata».
L’intercettazione
Per oltre un mese gli indagati vengono intercettati e pedinati. Il 2 ottobre 2006 Patrizia Del Meglio parla al telefono con il marito e Gianfranco Scancarello.
Patrizia: «Ok. Poi ti racconto io c’ho una questione a scuola piuttosto scottante... poi ti racconto con calma».
Gianfranco: «Di che genere?».
P.: «Eh, gira voce che dentro la scuola ci sia una maestra pedofila! Quindi insomma, poi te dico bene, con esattezza tutti i dettagli».
G.: «Una maestra!!! Ma nun ce posso credere! Ma che stai a dì?(...) P.: «Eh no! Mo poi te racconto con calma Gianfrà, anche perché io ho avuto telefonate a casa... Non t’ho raccontato niente...».
G.: «E chi è?».
P.: «Eh! poi ti dico... poi ti dico».
G.: «Che so’ matti? La gente è pazza! Me credi che nun ce posso crede? ’Na maestra poi. Io sapevo sempre de omini, ma mai de donne!».
P.: «Eh sì. Capito? (...) E di tutto questo, siccome è già da dieci giorni che va avanti sta storia e io ho ricevuto telefonate a casa, poi ti dico insomma, con calma... Stamattina l’ultima cosa, allora ho detto no! Allora sono andata dalla collaboratrice e le ho detto: "Senti, qui chi dice, chi non dice, chi è qua, la su e giù, me la fai... e io ti vengo qui non come Patrizia da Silvana. Vengo qui come insegnante Del Meglio dalla coordinatrice... tu mi fai la cortesia che vai dalla preside e la informi!».
G.: «E lei?».
P.: «"No, perché... però sai queste cose uno più le rimesta, più qui". Dico: "Che cosaaaa?" Gli ho detto "Più le rimesta e più? E lasci tutto nel silenzio? Tu vai dalla preside e glielo dici! Altrimenti metto nero su bianco..." gli ho detto».
G.: «E lei?».
P.: «"No, no ci vado, ci vado! Ecco brava vacce!... Non è possibile ’na cosa del genere, cioè per me...».
G.: «Il mondo è pieno di pazzi! (...) Me credi che so’ esterrefatto?».
Le deposizioni dei medici
Il 24 ottobre viene convocato il dottor Giuseppino Biancini, pediatra di sei bambini.
«Tutti i bambini di cui voi mi chiedete non hanno mai presentato un quadro clinico particolarmente negativo... Non ho mai notato alcuna infezione all’apparato genitale... Non ho mai notato situazioni oggettivamente compromettenti la salute fisica e psichica dei minori... Durante le visite non ho mai notato particolari presenze di ematomi o comunque tracce di percosse o violenze tali da allarmarmi, le uniche tracce erano piccoli ematomi tibiali, normali per l’età».
Il giorno dopo un altro medico curante di due bambini, la dottoressa Tiziana Totino, dichiara: «Dopo essere stata messa al corrente dei fatti ho tentato di avere con i due bambini anche un dialogo che potesse far emergere un problema o un conflitto psicologico. Durante questo tipo di visita M. cambiava discorso, si allontanava isolandosi, batteva le mani e in generale assumeva atteggiamenti di negazione del colloquio che cercavo di stimolare. Con N. invece non ho avuto contatti dopo essere stata messa a conoscenza della situazione...».
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ROMA – Li difendono a spada tratta.
Da Rignano Flaminio, ieri sera, sono arrivati in 300 a bordo di quattro pullman e alcune macchine. Una fiaccolata attorno al carcere di Rebibbia per chiedere a gran voce la libertà dei sei arrestati. In testa il parroco, don Henry Rocchi, e il fratello del sindaco, col megafono in mano. Poi mentre il sacerdote intonava «Pace a te fratello, pace a te sorella..», da una cella è partito un urlo: «Maledetti». Seguito da un altro: «Pedofili!». Il carcere non perdona, già la maestra Marisa Pucci è stata apostrofata nei giorni scorsi da un gruppo di detenute. Ma questa Rignano non ha sbandamenti: molti i capelli bianchi, molte le donne, parecchie le colleghe, una chitarra per accompagnare i canti da chiesa. Gli striscioni denunciano la «caccia alle streghe», chiedono «libertà per chi ha dato la vita alla scuola». Tutti sono pronti a fornire nomi e cognomi, nessuno si tira indietro. Come le sorelle Pellegrino, due maestre. Lina che dice: «Purtroppo questa è la mancanza di comunicazione tra genitori e insegnanti.
Nessuno ha mai sollevato il problema con noi...». Nunzia aggiunge: «Da 15 anni lavoro con le arrestate, la scuola ha pareti a vetro, tutto è comunicante. Ma vi pare possibile?». Michele Angelini, suo marito, insegnante di matematica in un liceo di Monterotondo, mostra un esposto ai ministri della Giustizia e dell’Interno e ai presidenti di Camera e Senato. C’è scritto che i magistrati nutrivano pregiudizi, che nella scuola nessuno (oltre alle tre arrestate) degli oltre 30 operatori scolastici è stato mai sentito. Accusano il metodo usato dalla psicologa, che non ha registrato i suoi colloqui con i bimbi, ricordano i precedenti di falsi abusi come quelli del bresciano. E ora aspettano tutti il Tribunale del riesame. (P. Br.)