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 2007  maggio 04 Venerdì calendario

Alcune recenti indagini hanno messo in luce un dato estremamente preoccupante che riguarda l’aumento dei «costi della politica», espressione con la quale si intende il numero di persone che «vivono» di politica, oggi in Italia decisamente sproporzionato rispetto alle dimensioni del Paese

Alcune recenti indagini hanno messo in luce un dato estremamente preoccupante che riguarda l’aumento dei «costi della politica», espressione con la quale si intende il numero di persone che «vivono» di politica, oggi in Italia decisamente sproporzionato rispetto alle dimensioni del Paese. Da un lato, la legge sul finanziamento pubblico. Legge che ha riempito le casse dei partiti, consentendo loro di superare la diminuzione di entrate che aveva caratterizzato gli anni 90. Dall’altro lato, la scelta di remunerare i consiglieri comunali e il potenziamento dei governi locali ai vari livelli hanno aumentato il numero di persone che fanno della politica la loro principale fonte di sostentamento. Questo fenomeno non è solo preoccupante per i costi diretti che comporta in termini di leggerezza nell’uso delle risorse pubbliche, ma anche per i costi indiretti che genera a livello di costume e di funzionamento del sistema politico. A fronte del sempre maggior numero di persone che appartengono al ceto politico, vi è infatti – come anche nelle altre grandi democrazie occidentali – un sempre minor numero di persone che partecipa direttamente alla vita dei partiti. Il fatto che si stia raggiungendo un punto di crisi è dimostrato dal tendenziale incontro tra i due numeri. Se da un lato è calato – da milioni a centinaia di migliaia – il numero di iscritti ai partiti, dall’altro lato è aumentato – da decine a centinaia di migliaia – il numero di persone che vivono di politica. Il rischio è quello di una progressiva professionalizzazione della politica, per la quale la principale base di legittimazione dei gruppi dirigenti sarebbe costituita, più che dalla bontà delle scelte di policy che propongono o dalla loro attrattività elettorale, dalla lealtà di qualche decina di migliaia di iscritti che vivono di politica, le scelte e percezioni dei quali non possono che essere influenzate da tale condizione. Come già sostenuto da Max Weber, una certa professionalizzazione è necessaria nella politica moderna, ma se diventa eccessiva rischia di trasformare il ruolo dei partiti che, invece di svolgere un essenziale ruolo di tramite tra cittadini e istituzioni, tenderebbero in questo modo a diventare delle caste chiuse e autoreferenziali. Si spiegano anche in questo modo alcune delle più gravi anomalie dell’attuale sistema politico italiano, quali il frazionamento del sistema partitico, la difficoltà a rinnovare il ceto politico, la sopravvivenza dei principali gruppi dirigenti a qualsiasi risultato elettorale, una diffusa disaffezione per la politica e una scarsa incisività dell’azione di governo, condizionato ed estenuato da interminabili negoziati con le coalizioni di partiti che lo sostengono. Il rimedio contro questo rischio è quello di introdurre riforme atte a restituire parte del potere a elettori ed eletti, limitando di conseguenza quello delle segreterie dei partiti e dei «signori delle tessere» che in molti casi le controllano. In questa direzione andrebbero alcune riforme elettorali (quelle di stampo maggioritario) o istituzionali (quelle di investitura diretta dell’esecutivo) tese a ridurre il potere di ricatto dei partiti aderenti a una coalizione e a rafforzare l’importanza delle scelte effettuate alle elezioni. In questa direzione vanno anche riforme del modello organizzativo dei partiti, come gli esperimenti di accorpamento delle coalizioni in partiti più ampi e il meccanismo delle Primarie, che mira a coinvolgere nelle scelte più importanti una base più ampia dell’attuale tesseramento. In questa direzione infine vanno le revisioni delle decisioni che più direttamente hanno contribuito alla professionalizzazione del ceto politico, quali le norme sul finanziamento pubblico, l’inflazione delle rimunerazioni per gli amministratori dei livelli più bassi, le regole disinvolte per l’attribuzione di consulenze. Si tratta sicuramente di un programma ambizioso, soprattutto vista la litigiosità dell’attuale contingenza politica, ma si tratta anche di un programma necessario per concedere all’Italia un ceto politico all’altezza delle sfide del nostro tempo. Continuano a calare gli iscritti e a crescere quelli che vivono di politica I signori delle tessere non cessano di dominare le organizzazioni