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 2007  maggio 03 Giovedì calendario

Pasque di sangue Una sconfitta globale. Libero 3 maggio 2007. Il caso Toaff diventa un libro. A quasi tre mesi dall’uscita del discusso saggio "Pasque di sangue" (Il Mulino, pp

Pasque di sangue Una sconfitta globale. Libero 3 maggio 2007. Il caso Toaff diventa un libro. A quasi tre mesi dall’uscita del discusso saggio "Pasque di sangue" (Il Mulino, pp. 392 , 25 Euro), lo storico Franco Cardini «riconsidera» la raffica di polemiche e contestazioni che hanno portato l’autore a chiedere il ritiro dal mercato della prima edizione del saggio. Nel quale Ariel Toaff, figlio del rabbino emerito Elio e professore della israeliana Bar-Ilan University, documentava l’ipotesi che - in un arco di tempo compreso tra il 1400 e il 1700 - alcuni gruppi legati al fondamentalismo ashkenazita si fossero resi responsabili di omicidi rituali di bambini cattolici. Ne "Il caso Ariel Toaff" (Medusa, pp. 93, 9 Euro) Cardini ripercorre la corposa rassegna stampa, a partire dal "lancio" del libro ad opera di Sergio Luzzatto sul Corriere della Sera. La recensione positiva sulla pagina culturale del Corriere della Sera provoca l’immediata reazione dei rabbini italiani, che massacrano il saggio (senza avere avuto la possibilità fisica di leggerlo: doveva ancora raggiungere le librerie) con un comunicato durissimo. Anche il padre dell’autore, figura storica dell’ebraismo italiano, prende nettamente le distanze. Da quel giorno in poi sulla stampa si scatena una tempesta di recensioni, in buona parte stroncature senza appello, che fanno di "Pasque di sangue" un caso senza precedenti, tanto da indurre Ariel Toaff, al centro di pressioni di ogni tipo (religiose, accademiche, poi addirittura politiche), a chiedere dopo poco più di una settimana dal lancio il ritiro del libro, la cui prima edizione (3500 copie circa) era andata praticamente esaurita. Non risulta sia in programma una ristampa o una nuova edizione rivista e corretta. Nel passare in rassegna le tappe del "caso", Cardini fa autocritica per aver elogiato, dopo una lettura «troppo rapida e superficiale», il metodo alla base del libro. Lo storico spiega di aver meglio analizzato l’opera e di aver colto una non sufficiente distinzione tra indizi e prove legati all’accusa del sangue: Toaff non sarebbe stato abbastanza chiaro nel separare l’indicativo dal condizionale, finendo ambiguamente per avallare come veri episodi non documentabili ma solo ipotizzabili. Questo però non basta, spiega Cardini, a giustificare la bufera, che ha portato - scrive - a una riedizione dell’Indice, e a un vero e proprio «linciaggio morale» basato su un «penoso equivoco». Quello per cui «si è potuto spudoratamente sostenere che una ricerca scientifica condotta, sia pure sul filo d’una metodologia rischiosa, da uno specialista, potesse costituire l’alibi obiettivo per una recrudescenza delle infami tematiche a sfondo antisemita». Qui Cardini ha buon gioco a rilevare come questo ragionamento possa condurre alla «afasia scientifica»: «non c’è tesi o scoperta che non possa purtroppo essere utilizzata a fini distorti». Giustamente lo storico ricorda anche le «pressioni extrascientifiche» su Toaff (cui vanno aggiunti il pronunciamento della commissione educazione della Knesset secondo cui il libro «non meritava di essere scritto», le minacce personali, la richiesta di licenziamento sottoscritta da numerose firme su Internet, l’ipotesi di vietare a Toaff l’accesso alla sinagoga della sua città); e che a tre mesi di distanza il clima non sia ancora sereno lo testimonia un recente intervento di Adriano Prosperi, il quale, dando notizia dell’uscita del pamphlet di Cardini, su Repubblica (1 maggio) scrive: «Sulle sue considerazioni non intendo spendere una parola». Nelle successive mille, si chiede se anche in merito al saggio di Toaff non sia opportuno «il silenzio stampa», per poi perdere ogni tono ipotetico: su "Pasque di sangue" «oggi è tempo di tacere». Suggerimento quantomeno surreale, dal momento che alla stragrande maggioranza dei lettori è al momento impossibile avere per le mani l’oggetto del contendere. Un elemento in più, dunque, che giustifica l’affermazione di Cardini secondo cui il "caso Toaff" rappresenta una «gran brutta pagina della nostra storia intellettuale e anche politica, dalla quale usciamo tutti sconfitti: anche i vincitori». Poi lo storico si getta in un paragone bizzarro: provate a immaginare, scrive, cosa sarebbe successo se un simile tentativo di censura fosse stato messo in atto dal Vaticano contro uno storico cattolico sgradito alle gerarchie (e fin qui...), o - e qui il parallelo scricchiola - da uno musulmano che si fosse beccato una fatwa dall’università di Al Azhar (nella quale, tra parentesi, a Libero risulta che Cardini sia stato chiamato a insegnare). Ma la dichiarazione più sconcertante è un’altra: «Quanto all’antisemitismo», scrive, «pur ammesso che qualcuno ne abbia sul serio ancor oggi in Occidente paura e che non sia un puro pretesto, la circolazione di questo libro gli avrebbe fatto fare un passetto da tartarughina; la sua sparizione coatta in seguito a una fatwa gli farà percorrere passi da gigante. Questo sì è un regalo ai veri nemici dell’ebraismo e di Israele. Ora, convincere la gente che non esista una lobby ebraica sarà molto più difficile». il "cui prodest" a rovescio. Martino Cervo