Varie, 3 maggio 2007
RIVERA
RIVERA Andrea Roma 23 marzo 1971. Comico. Cantastorie. Quello che conducendo il concerto del primo maggio 2007 arringò il pubblico sulla Chiesa che non si evolve e sul Papa che ha rifiutato i funerali a Welby e si beccò del terrorista dall’Osservatore romano. «[...] Un ruolo decisamente più importante di quello del citofonista che [...] ha recitato in Parla con me, la trasmissione di Rai3 condotta da Serena Dandini che lo ha lanciato. Prima Andrea era noto soprattutto al popolo delle notti di Trastevere, nelle cui strade, strimpellando una chitarra, denuncia ”tutto quello che non leggiamo sui giornali perché scritto in trafiletti laterali troppo piccoli”. Poi, appunto, è arrivata la tv, con le interviste dai portoni in stile candid camera e il premio ”Giorgio Gaber”, ricevuto nel 2004 per il talento nel teatro- canzone. ”Sono un anarchico della televisione”, dice di sé [...] Tra una stornellata e l’altra in strada: ”Malgrado abbia collezionato ventisette per disturbo della ”mente’ pubblica – scherza Andrea – non ho smesso”» (’La Gazzetta dello Sport” 3/5/2007). « Capita di dire delle sciocchezze: approfittando della lunga diretta tv, Andrea Rivera ha detto delle grandi sciocchezze sul Papa. Abituato a parlare ai citofoni di Serena Dandini, il ragazzo ha perso la testa, si è lasciato andare dimostrando, prima di tutto, di non essere ancora un professionista. Di fronte a queste intemerate, al facile applauso della folla, allo stordimento delle telecamere ci si chiede sempre: cercava l’incidente per avere il suo quarto d’ora di celebrità, per finire sui giornali, per imprimere il suo nome nella nostra memoria oppure, più semplicemente, cercava se stesso? Purtroppo temo sia andata così. Rivera si è abbandonato alle sue convinzioni sicuro di raccogliere l’approvazione del pubblico di piazza San Giovanni, e magari le polemiche del giorno dopo. Come probabilmente farà ogni giorno, nella sua cerchia d’amici, almeno da quando frequenta la tv. E questo succede perché nessuno gli ha mai detto che le sue canzoni sono modeste, molto modeste, che il suo umorismo è fragile, che non basta essere nel cast di ”Parla con me” per far ridere. Dalla sua, però, Rivera ha un’arma forte, l’ideologia. Che ti fa credere di essere dalla parte giusta, che ti vieta ogni esame di coscienza, che ti unisce a molti altri giovani che la pensano come te senza bisogno di tanti interrogativi. Dal palco, Rivera ha parlato in automatico, purtroppo, megafono di un pensare logoro e disfatto: non aveva un’idea ma aveva idea di come dirla» (Aldo Grasso, ”Corriere della Sera” 3/5/2007). «[...] Non è passato molto tempo da quando il romano Andrea Rivera cantava le sue canzoni sui marciapiedi di Trastevere: tre anni vissuti da artista di strada a declamare per i passanti testi ispirati alla cronaca, ”a tutto quello che non leggiamo sui giornali o che viene scritto in trafiletti sempre troppo piccoli”. Sceglie la strada ma bazzica anche il teatro: è prima macchinista, poi direttore di scena, gli offrono qualche partecipazione come attore, sale sul palco anche per presentare serate e festival. Poi, nel 2004, Rivera partecipa alle selezioni per il ”Premio Gaber”, il festival di Viareggio dedicato al teatro-canzone. Si presentano 120 candidati, Rivera è tra i dieci che vengono invitati ad esibirsi sul palco e ottiene una menzione speciale: ”Talento, coraggio, appassionata ironia”, scrivono i giurati. ”Merita una speciale segnalazione: nella migliore delle ipotesi lo consegniamo alla storia dello spettacolo, nella peggiore lo abbiamo comunque tolto dalle strade di Trastevere”. Torna in strada ma di fronte al teatro Jovinelli: nel 2004 Serena Dandini gli affida la sigla di ”Parla con me” su RaiTre. Dal 2006 conquista una rubrica all’interno della trasmissione con le sue interviste al citofono» (Carlo Moretti, ”la Repubblica” 3/5/2007). «[...] Quello dei citofoni. Gli dicono così e lui s’infuria: li va a suonare nel programma della Serena Dandini, la domenica sera, su Rai3, Parla con me. Suona, la gente risponde, allora lui fa battute, allude, domanda. Non proprio sketch memorabili. Ma gli amici giustificano: lo pagano, con quei soldi ci campa, e poi comunque fa ridere, riflettere, e ci è pure diventato abbastanza famoso. Sono amici. In realtà, in Italia, continuava a esserci un solo Rivera. Gianni. Fino all’altro pomeriggio. Andrea però lo conoscevano, e bene, a Trastevere. Vicoli, piazzette. Un palcoscenico naturale per uno che di mestiere fa il cantastorie. Il venerdì, il sabato: arriva con la chitarra e comincia. Dieci minuti e la gente – turisti, coatti, coppie di innamorati – si mette in circolo. Lui che parla e canta, che racconta storie d’Italia, storie piene di politica e religione. Dissacra, ironizza, polemizza. Applausi, cori, risate. Anche se quelli che poi si affacciano urlano e lo insultano. Vogliono dormire, chiamano la polizia. Ci sono state denunce. ”Due, per disturbo della quiete mentale, come dico io”. E 26 esposti. Niente, è ovvio, in confronto a quello che ha scritto l’Osservatore Romano. Tu glielo dici: Andrea, ha saputo? Lei sarebbe paragonabile a un terrorista. E lui: ”Guardi che io sono cattolico. Ma di un certo tipo”. Sarebbe? ”Mi piacciono i preti antimafia, i preti come padre Alex Zanotelli. Mi piace San Francesco”. [...] carriera, per ora, breve. ”Però con un segno, preciso, del destino”. nato qui a Roma, quartiere Montesacro, e Rino Gaetano (cantautore, fuoriclasse, non vissuto abbastanza) abitava a pochi portoni di distanza dal suo. Solo che poi Andrea ci ha messo un po’: prima operaio, macchinista a teatro. Una vita, racconta, grigia. Finché, una sera, va a vedere Giorgio Gaber e gli scatta la molla. Siccome nella vita, a volte, qualcosa torna, tre anni fa ha una menzione al Premio Gaber e Serena Dandini si accorge di lui. L’idea di andare a suonare ai citofoni gli è venuta dopo aver imparato – quasi – a memoria Comizi d’amore di Pier Paolo Pasolini e Specchio segreto di Nanni Loy. Un film-inchiesta memorabile e un programma televisivo rivoluzionario. Lui ci prova, frulla tutto, ma deve salire sul palco di piazza San Giovanni per fare il botto. E nemmeno al primo anno. L’anno scorso pure era lassù, a presentare l’anteprima del Concertone: però filò tutto liscio. per questo che l’avevano confermato. A Radio Deejay spiega: ”Io, comunque, avevo concordato tutto con gli autori”. Concordato? Autori che balbettano. [...] Andrea Rivera è rimasto male per altro. Racconta che Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, sotto il palco, gli ha detto: ”Tu ti sei chiaramente scolato troppe birre...”. E poi: lo sguardo di Guglielmo Epifani. ”Più che gelido”. E lui, Andrea Rivera, che da iscritto alla Cgil pensava invece a pacche sulle spalle e a paroline di solidarietà. Diresti: adesso questo Rivera è preoccupato. Un amico gli ha detto: ”André, la Chiesa ha la memoria lunga...”. Ma lui risponde quello che diceva ai giornalisti nei camerini del Piccolo Eliseo. ”Io non dimentico mai di saper fare anche l’operaio. Un mestiere che mi tengo stretto. Perché non si sa mai”. [...]» (Fabrizio Roncone, ”Corriere della Sera” 3/5/2007).