Guido Ruotolo, La Stampa 3/5/2007, 3 maggio 2007
TESTIMONIANZE SUL CASO VANESSA RUSSO
E’ scoppiata a piangere, Costanza, la minorenne rumena accusata di concorso morale nell’omicidio di Vanessa Russo, quando ha saputo che si stavano svolgendo i funerali della ragazza della Borgata Fidene: «Non mi sento responsabile di quanto accaduto ma non ho il coraggio di chiedere scusa». Doina Matei, invece, ha chiesto il «perdono» alla famiglia Russo. Doina si è ancora una volta difesa parlando di «un tragico incidente», ribadendo di essersi difesa da un tentativo di aggressione da parte di Vanessa. E due testimoni sembrano confermare la difesa delle due rumene
Vanessa l’ha spinta
«Sono salita sulla metropolitana alla stazione di Santa Maria del Soccorso e mi sono seduta accanto a tre ragazze. Fino alla fermata della stazione Termini non è successo nulla, poco prima che giungessimo alla fermata due di loro si sono alzate e si sono posizionate vicino alla porta. Subito dopo si è alzata anche l’altra e anche lei si è avvicinata alla porta, posizionandosi davanti alle due ragazze».
Sono gli attimi che precedono la morte di Vanessa Russo. La testimone, S.S., una ragazza di Potenza, si trova nello stesso vagone delle tre ragazze, anzi è seduta accanto a loro per tutta la durata del tragitto, e anche lei scende alla fermata Termini: «Dopo pochi secondi mi sono alzata anch’io e mentre lo facevo ho sentito la ragazza successivamente ferita (Vanessa, ndr) che gridava verso le due: ”Ma che cazzo mi spingi...”». Nella sua autodifesa, Doina aveva parlato di una «frenata brusca del treno» che le aveva fatto perdere l’equilibrio: «E’ stato allora che ho spinto involontariamente la ragazza».
Prosegue la testimone: «Le due ragazze non hanno risposto e all’apertura delle porte siamo tutti scesi. Faccio presente che non ho sentito altri battibecchi tra le tre ragazze ma, fatti pochissimi metri, la ferita ha spinto una delle due ragazze che ha reagito colpendola con un ombrello, a mo’ di spada all’altezza del viso». Doina aveva invece parlato di un ceffone ricevuto e dell’ombrello sul quale «lei ci è caduta sopra».
«La ragazza colpita - racconta S.S. - immediatamente si è portata una mano sul viso e si è accasciata. Le due ragazze dopo aver gettato l’ombrello si sono subito allontanate. Immediatamente io e un’altra signora abbiamo cercato di aiutare la ragazza ferita che perdeva molto sangue». A domanda dell’investigatore, la testimone risponde: «Non so se una delle due ragazze ha spinto la ragazza ferita all’interno del vagone oppure ha tentato di derubarla».
Costanza non c’entra
C’è anche un’altra testimonianza raccolta dagli investigatori. In questo caso, però, R.F., una ragazza di Barletta, assiste alla scena a partire da quando le tre ragazze hanno già abbandonato il convoglio della metropolitana: «Scesa dal convoglio, sulla banchina cercavo di guadagnare l’uscita. Subito vedevo due ragazze litigare verbalmente tra di loro, una di queste mi stava con il viso di fronte mentre l’altra si trovava di spalle; interveniva una terza ragazza che cercava di fermare quella che mi stava di fronte con il viso. Ma questa invece di desistere, con un ombrello che teneva in mano, con violenza la colpiva al volto con la punta dell’ombrello stesso. Questa cadeva a terra perdendo sostanza ematica, e le due ragazze sopra indicate abbandonato l’ombrello si allontanavano di corsa. Stante ciò io subito mi portavo verso le biglietterie e lì avvisavo dell’accaduto le guardie giurate che intervenivano sul posto ove io li accompagnavo».