Fulvia Caprara, La Stampa 3/5/2007, 3 maggio 2007
Il giorno dopo Andrea Rivera si scusa, si sente «scorrettamente strumentalizzato» e spera che «tutto venga presto ricondotto alle giuste dimensioni»
Il giorno dopo Andrea Rivera si scusa, si sente «scorrettamente strumentalizzato» e spera che «tutto venga presto ricondotto alle giuste dimensioni». Ma la tempesta ormai è scoppiata e, tra i tuoni e i fulmini delle dichiarazioni, si apre la caccia agli autori: chi ha scritto i testi del Concertone? A chi spettava il compito di rivederli? Lui, l’accusato, sosteneva ieri che le battute erano «concordate con gli autori del primo maggio», i quali rispondono ai nomi di Paolo Rossi e Ermanno Labianca. Nell’entourage degli organizzatori si dice che i temi affrontati da Rivera erano stati concordati all’80%, ma non nel dettaglio, cioè nessuno poteva prevedere niente. Anche perché si sa che Rivera, noto al pubblico tv per le interviste al citofono nel programma della Dandini «Parla con me», è abituato a scriversi da solo i propri interventi. Ed è anche prevedibile che in una no-stop di molte ore siano state preparate scalette elastiche, pronte ad accogliere cambiamenti dell’ultimo minuto. La sensazione che qualcosa di grave fosse appena accaduto, Rivera e gli altri autori l’hanno avuta solo un attimo dopo la fine della performance, dietro le quinte, quando i giornalisti raccolti nel back-stage hanno iniziato a chiedere spiegazioni e poi quando i sindacati hanno subito preso le distanze. Ieri i toni sono diventati più netti. Rivera chiarisce la sua posizione: «Sono dispiaciuto per le polemiche nate a causa del mio intervento sul palco del primo maggio in relazione al Vaticano e al Santo Padre, ma non era mia intenzione offendere alcuna persona o religione». Nel sindacato l’imbarazzo è forte: il leader della Cisl Bonanni annuncia l’intenzione di valutare, insieme con Cgil e Uil, la possibilità di «chiedere i danni» all’artista «per aver leso l’immagine di tolleranza e convivenza» che avrebbe dovuto caratterizzare il concerto. La Rai risponde agli attacchi della Cdl ricordando la sua estraneità agli avvenimenti: «L’azienda di Viale Mazzini provvede esclusivamente alla messa in onda televisiva dell’evento». E ancora: «Non partecipando direttamente alla contrattualizzazione degli artisti e dei conduttori né alla stesura dei testi e della scaletta, non ha alcuna responsabilità...». L’organizzatore del Concertone Marco Godano che aveva giudicato «inopportune e banali» le uscite di Rivera, ricorda che l’appuntamento si era aperto con il brano dei Nomadi «Dio è morto» «che 40 anni fa fu censurato dalla Rai, ma mandato in onda serenamente da Radio Vaticana». Una cosa è certa, e l’ha già detta Rivera, l’altra sera, salutando colleghi e giornalisti: «Ragazzi arrivederci, l’anno prossimo ci vediamo su Gbr».