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 2007  aprile 30 Lunedì calendario

Moviola e notturne. La Stampa 30 Aprile 2007. Fino all’anno scorso gli unici occhi di falco autorizzati a vigilare sui sacri praticelli di Wimbledon erano quelli di Hector e Finn

Moviola e notturne. La Stampa 30 Aprile 2007. Fino all’anno scorso gli unici occhi di falco autorizzati a vigilare sui sacri praticelli di Wimbledon erano quelli di Hector e Finn. Finn, a dire il vero, è un falcone. Vola alto, e prima e dopo le partite controlla come un satellite pennuto che volpi e piccioni non entrino a disturbare la pace dei courts. Hector, il falco, pattuglia più radente all’erba. L’All England Lawn Tennis Club, il circolo che da 140 anni ospita il più antico torneo di tennis del mondo, li impiega dal 1999, ma quest’anno ha deciso che occorreva un salto tecnologico anche fra i rapaci. Dalle piume alle telecamere. Non per garantire la security, ma per migliorare la correttezza del gioco. A partire dalla prossima edizione, che inizierà lunedì 25 giugno, anche Wimbledon infatti utilizzerà l’Hawk-Eye, l’Occhio di Falco, un raffinatissimo sistema composto di otto telecamere, computer, software dedicato e schermo gigante che serve per verificare la bontà delle «chiamate» dei giudici di linea. Il sistema ha debuttato sul circuito professionistico l’anno scorso a Miami; nei tornei dello Slam è già stato utilizzato - con alterne fortune - sul cemento di New York e a Melbourne. Adattarlo alla pelle vegetale di Wimbledon non è stato banale. Se per richiamare Hector e Finn da un bagnetto o da una rincorsa alle quaglie a volte serve una buona dose di pazienza, molta di più ne ha richiesta a programmatori e giardinieri modificare i settaggi dell’Occhione elettronico in modo che lo sbiadirsi delle righe tracciate con la calce e lo scolorire dei fili di loglio durante la quindicina dei Championships non lo mandasse in tilt. I membri del Committee non vogliono rischiare figuracce, specie con Roger Federer, il tetracampione in carica che ha da tempo manifestato la sua avversione al Falco Elettronico, quindi hanno programmato un’ultima serie di collaudi a maggio. Ma ormai la decisione è presa. «Forse cambieremo qualcosa rispetto agli altri Slam - ha dichiarato il direttore esecutivo dell’AELTC, Ian Ritchie, fedele alla sovrana indipendenza della casa - Ma siamo fiduciosi che anche gli ultimi test daranno esito positivo». Perché, certo, è vero che Wimbledon - con la sua splendida e anacronistica erba, i suoi mattoncini bruni, i rampicanti, le torrette e gli stewards in uniforme militare che conferiscono al Club un aspetto vagamente penitenziario - rappresenta uno degli ultimi e più solidi templi della Tradizione. Tanto che un sondaggio british di un paio di anni fa lo ha piazzato al terzo posto fra i «tesori» nazionali, giusto dopo il fish&chips, le cabine rosse del telefono e prima della pinta di birra, della FA Cup e degli autobus a due piani. Ma per il tennis e lo sport in generale vale quello che un inglese di qualche fama, Winston Churchill, sosteneva per l’arte: «Senza tradizione pare un gruppo di pecore senza pastore, senza innovazione diventa un cadavere». Così anche le vestali in gessatino blu, in realtà molto meno imbalsamate di quanto sembri, hanno deciso di relegare ai campi 2, 13 e 18 il vecchio Ciclope, la scatoletta fischiante antenata dell’Hawk-Eye che vigila sulla linea di servizio dagli anni ’70 e di accogliere il Nuovo. Del resto sotto l’apparente immobilità di Wimbledon da anni si agita una corposa rivoluzione. Chi fosse transitato per l’ultima volta a metà degli anni ’90 a Church Road, dove il torneo ha sede dal 1922, stenterebbe oggi a riconoscere l’impianto. Il nuovo e colossale campo numero 1, lo schermo gigante che domina Aorangi Park, il futuristico Museo del Tennis con l’ologramma di McEnroe che bercia negli spogliatoi virtuali, la modernissima sala stampa e il centro di produzione per le tv hanno cambiato faccia alla cittadella del tennis. Anche il venerabile Centre Court non verrà risparmiato dal piano ultradecennale di sviluppo, inaugurato nel ’97 e che si concluderà nel 2009. Un lifting che alla fine costerà oltre 180 milioni di sterline, in parte finanziato con le «debentures», sorta di obbligazioni che in cambio di una cospicua somma dotano gli investitori di due biglietti al giorno per i due campi principali. Negli ultimi mesi attorno la sindone verde del centrale è cresciuto un enorme cantiere. Quest’anno, per la prima volta in 85 anni, si giocherà su un centrale completamente esposto al sole. Dalla prossima edizione un tetto trasparente ma fisso ricoprirà il centrale; nel 2009 un dispositivo idraulico renderà mobile il "roof". Nel frattempo il Centre Court avrà aumentato la sua capacità - da 13.500 a 15.000 posti - e allargato la larghezza dei sedili. «Perché la gente tende a ingrassare», ha commentato laconicamente Tim Phillips, il presidente dell’AELTC. I puristi urlano alla blasfemia, temono un effetto San Siro sulle radici, ma il Committee (allertato anche dal calo di ascolti tv) ha capito che le lunghe interruzioni per pioggia non si addicono più alle nevrastenie delle televisioni. In qualche caso si potrebbe giocare addirittura by night, come avviene a Melbourne e New York. «Non abbiamo intenzione di introdurre sessioni serali - ha spiegato sibillino Phillips - Ma potremmo concludere i match che che oggi vengono interrotti per l’oscurità». Alla luce dei fari: comprenderete il sacrilegio. Smentendo la bolsa e miope fama di tradizionalisti, i custodi del Tempio a febbraio hanno poi deciso di pareggiare i compensi di uomini e donne, e di aumentare in generale i premi. Con 1 milione e 400 mila dollari per i vincitori e un aumento dell’8,7 rispetto al 2006 che porta il montepremi totale a 22.572.011 dollari, Wimbledon è oggi il più ricco, oltre che il più prestigioso, torneo del mondo. Il giro di affari, che sfiora i 60 milioni di euro, consente all’AELTC di «girare» alla federtennis inglese un surplus annuo che varia fra i 35 e i 48 milioni di euro. Privi di uno straccio di campione inglese (maschio) da 71 anni, abili nell’investire sulla tradizione, ma senza chiudersi alle novità - l’effetto Wimbledon evocato da Tommaso Padoa Schioppa - The Championships continuano ad essere, semplicemente, il tennis. Resta solo da vedere cosa pensano del tetto sul centrale e del loro collega elettronico Hector e Finn, i due falchi con contratto a termine. Stefano Semeraro