Cristina Taglietti, Corriere della Sera 3/5/2007 - Lettere, 3 maggio 2007
Milano chiama, Roma risponde: nasce sulla direttrice delle due capitali la nuova mappa del potere culturale italiano
Milano chiama, Roma risponde: nasce sulla direttrice delle due capitali la nuova mappa del potere culturale italiano. Giovani scrittori uniti da vincoli di solidarietà e amicizia avanzano, si mettono in scena, promuovono e si promuovono l’un l’altro, oscurando il resto del panorama. Da Antonio Scurati ad Alessandro Piperno, da Roberto Saviano a Leonardo Colombati, il catalogo è, negli ultimi tempi, abbastanza ristretto. «C’è effettivamente una nuova generazione di autori, nati dopo il 1960, molto unita» spiega Franco Cordelli, scrittore e critico sempre attento a ciò che si muove sulla scena editoriale. «Appannato il gruppo Einaudi, dove è ormai difficile rintracciare una fisionomia riconoscibile sia nella collana maggiore sia in Stile Libero, tanto che i nomi di rilievo sono rimasti Pincio e Trevisan, il gruppo più attivo è quello romano di "Nuovi Argomenti". Isolatosi Emanuele Trevi, ora c’è un quartetto composto da Alessandro Piperno, Mario Desiati, Leonardo Colombati cui, più recentemente, si è aggiunto Roberto Saviano. All’interno ci sono due poetiche diverse, una che unisce Piperno e Colombati, l’altra Saviano e Desiati. Poi ci sono "solitari" di valore, come Antonio Pascale o Andrea Di Consoli, oppure gruppi "critici", come quello di "Alias"». Al di là delle tematiche letterarie, i quattro di «Nuovi Argomenti » sono tutti amici, si dice che si siano anche dati dei soprannomi legati ad aspetti peculiari della loro personalità, per cui Desiati è diventato il Miserabile, Saviano il Martire, Piperno il Mellifluo e Colombati è Pancotto. «Diciamo che più che condividere un orizzonte letterario comune, siamo compagni di "magnate" – scherza Piperno ”. Il fatto che siamo scrittori pare più un caso, anche se è vero che siamo tutti figli di Enzo Siciliano. Desiati e Saviano sono accomunati da origini socio-antropologiche affini: entrambi vengono dal sud, entrambi hanno un atteggiamento militante. Io e Leonardo invece siamo romani, di estrazione borghese, anche se dal punto di vista letterario io preferisco il dramma, lui è più postmoderno». Il gruppo di «Nuovi Argomenti» ha legami molto stretti con Milano. «Sono amico di Antonio Scurati e Giuseppe Genna, anche se ho idee completamente differenti sulla letteratura rispetto a loro – spiega Piperno ”. Però tutti e due sono molto diversi dallo scrittore tradizionale, borghese. Hanno ambizioni molto alte, sono degli ideologi, degli intellettuali veri e propri, Genna in un modo folle e vertiginoso, Scurati in modo più razionale». Comunque nel prossimo numero di «Nuovi Argomenti», curato da Piperno e dedicato ai «Demoni», collabora anche Scurati, capofila del polo del Nord. Attorno a lui, legati da un’amicizia che risale ai tempi della Pantera e della Statale di Milano, quando tutti erano studenti di filosofia, ci sono Giuseppe Genna, scrittore e grande animatore della scena online, e Igino Domanin, autore di Gli ultimi giorni di Lucio Battisti. «Scurati, che è un eccellente comunicatore – dice Cordelli – ha fatto un’alleanza strategica con Baricco, e aperture che potrebbero lasciare perplessi, come quella a Pietrangelo Buttafuoco». Alleanze e amicizie che si ricompongo da oggi alla Palazzina Liberty di Milano, dove Scurati, curatore con Alessandro Bertante di «Officina Italia», un vero e proprio festival dell’inedito in cui gli scrittori leggono brani delle opere che stanno creando, ha convocato, insieme agli altri, Baricco, Piperno, Genna, Lucarelli e, appunto, Pietrangelo Buttafuoco. L’intento dell’operazione, lo spiega lo stesso Scurati, è anche di rivendicare la raggiunta maturità di questo nuovo gruppo di autori. « una generazione che ha conquistato un suo piccolo posto nel mondo, che ha già avuto un certo successo, accomunata da una condizione intellettuale di tipo post ideologico. Anzi, è stato proprio il liberarsi della vecchia zavorra ideologica che, secondo me, ha favorito questa nuova fioritura letteraria. chiaro che, classificati in base alle vecchie categorie, io, Piperno e Buttafuoco non dovremmo neppure sederci allo stesso tavolo. E invece in un’epoca post ideologica il più ideologico degli scrittori, Buttafuoco, mi costringe al confronto». Scurati non si sottrae al discorso sul potere e ammette che l’operazione è anche frutto del bisogno di imporsi in modo visibile e riconosciuto sulla scena editoriale. «La nostra generazione è rimasta ancora schiacciata da quella formidabile del ’68 che ha praticamente bruciato la successiva. Quindi, da parte nostra, c’è un sano orgoglio che ha a che fare con una "presa del potere" intellettuale. A Roma i nostri coetanei sono più bravi a crearsi delle posizioni che, pur in ambito ristretto, permettono una gestione del potere. Penso a realtà piccole, ma importanti, come Minimum fax. A Milano, invece, ha sempre prevalso una sorta di etica individualista, nonostante magari esista una forte storia comune». Per Scurati tra loro e la generazione del ’68 non c’è nulla, e infatti a Officina Italia non c’è traccia di ex cannibali e affini, di autori come Ammaniti, Scarpa, Nove che pure dal ’96, quando sconvolsero l’editoria, hanno continuato a produrre e percorrere strade alternative. «Non ci sono perché non ho mai trovato significativo il loro lavoro» spiega Scurati. «La verità è che Scurati e Genna sono uomini di potere – ribatte Aldo Nove ”. E questa operazione c’entra poco con la letteratura e molto con la volontà di imporsi come caposcuola. I tempi in cui la letteratura si afferma sono molto lunghi e vanno al di là delle iniziative estemporanee. Ci sono due modi per far parlare di sé: uno è l’originalità, il valore del proprio lavoro, l’altro è l’autopromozione. Loro hanno scelto il secondo. Vedremo tra dieci anni che cosa è rimasto». Rispetto a «cannibali» e affini, secondo Nove, i nuovi scrittori sono più furbi: «Nessuno di noi si è mai preoccupato di cercare il potere, nessuno ha mai pensato a questo aspetto del lavoro letterario. Abbiamo usato il nostro tempo scrivendo, nient’altro».