Alessandra Coppola, Corriere della Sera 3/5/2007, 3 maggio 2007
MILANO
Se ci fosse un dizionario dei casi giudiziari che hanno fatto storia, alla voce «pedofilia e suggestione collettiva» sarebbe scritto il nome Outreau. Può anche non avere nulla a che vedere con Rignano Flaminio. Ma da quel processo in poi, se si parla di abusi sui bambini, non si può prescindere dalla cittadina del Nord della Francia che nel 2001 fu sconvolta da accuse di violenze, decine di fermi, 18 arresti, testimonianze senza prove, rapporti di psicologi, un suicidio in cella, un ultimo processo di appello a dicembre 2005, con l’esito finale di 4 condannati da subito rei confessi, e 13 assolti in pieno ma dopo anni di carcere in cui si proclamavano innocenti.
Un clamoroso errore giudiziario, ma anche una storia di «caccia alle streghe» del XXI secolo, dice Florence Aubenas (nella foto) : «Quando l’emozione popolare entra nelle aule di tribunale, tutto può succedere». Giornalista celebre in Francia non solo per il lungo sequestro in Iraq, la Aubenas alla vicenda ha dedicato il suo lavoro da cronista di
Libération (oggi è al Nouvel Observateur),
ma soprattutto un libro che è il testo di riferimento su questo caso: La Méprise: l’affaire d’Outreau.
C’entra la suggestione collettiva, ma c’entra pure un uso discutibile degli psicologi. «Nel caso Outreau mancavano prove materiali – spiega la giornalista ”. C’erano le accuse di bambini e adulti, ma tutti i riscontri erano negativi: niente nelle intercettazioni, le indicazioni di tempi e luoghi non corrispondevano, nessuna prova del Dna, nulla. Il giudice istruttore ha allora mandato gli psicologi dagli accusati in carcere con la missione di verificare se fossero capaci di abusi su minori. E tutti sono risultati potenziali pedofili, con motivazioni anche banali come "non mostra alcun rimorso" oppure "non pensa che a se stesso". Contemporaneamente altri psicologi sono stati mandati da chi accusava con lo scopo di appurare: sarebbe capace di mentire? Risposta negativa. così che l’assenza di prove materiali è stata rimpiazzata da "prove psicologiche". Con gli analisti trasformati nel braccio armato della giustizia».
Nella cittadina gli indagati erano già dati per colpevoli. «Tutti li accusavano, tutti avevano una storia da raccontare contro di loro. Un linciaggio. Forse anche paura. Moltissimi erano stati i fermi, in tanti in paese temevano di essere arrestati. Si era creata un’atmosfera di panico, per cui accusare gli altri diventava un modo per sottolineare la propria innocenza». Non sono servite a molto le scuse «postume». «Sono passati sei anni e la maggior parte delle persone coinvolte nella vicenda è a pezzi. Anche se nel loro caso c’è stata la massima riabilitazione possibile – piena assoluzione, scuse pubbliche, risarcimenti – non sono riusciti a recuperare una vita normale». Matrimoni rovinati, famiglie divise (i figli degli incriminati erano stati dati in affidamento), impieghi persi. «C’è anche il caso di una ragazza che è diventata una star tv, è dimagrita, partecipa ai dibattiti sulla giustizia. Qualcuno ha fatto passi avanti. C’erano persone scarsamente alfabetizzate che oggi sanno leggere e scrivere bene. Un uomo che durante i due mesi e mezzo del primo processo ha parlato appena sei minuti e ha capito di essere stato condannato solo perché ha visto la madre piangere, ora è molto più consapevole. Ma ha perso tutto quello che aveva».
Una Commissione parlamentare di inchiesta nel 2006, il
mea culpa collettivo e pure l’intervento del presidente Chirac: che cosa è cambiato in Francia dopo Outreau? «Nulla. Solo il giovane giudice istruttore, che nel frattempo era stato promosso all’Antiterrorismo, è stato degradato. Dei 60 magistrati che a vario titolo avevano espresso un parere sul caso nessuno è stato sanzionato. Né sono state varate nuove leggi». Nessuna conseguenza, nessuna lezione. «La mia opinione è che alla fine da questa vicenda non abbiamo imparato nulla – riflette la Aubenas ”. Di fronte a qualcosa che è percepito come il male assoluto – può essere la pedofilia, il terrorismo, lo spaccio di droga ”,quando si creano dei "mostri", allora tutto diventa possibile. E la storia si ripete». accaduto anche nei giorni della Commissione parlamentare. Florance ricorda la grande commozione dei francesi incollati allo schermo a seguire le audizioni. E contemporaneamente la condanna per il caso di una ragazza aggredita in metropolitana e marchiata con una svastica sul viso. «Si gridò all’antisemitismo, alla violenza dei ragazzi di periferia. Ma anche quella vicenda si rivelò falsa. Mentre dicevamo "mai più" per il caso Outreau, l’errore già si replicava».