Fiorenza Sarzanini, Corriere della Sera 3/5/2007, 3 maggio 2007
ROMA – Liberi di entrare, di circolare. Liberi di rimanere nel nostro Paese oltre i tre mesi previsti, anche se non hanno una dimora o un lavoro stabile
ROMA – Liberi di entrare, di circolare. Liberi di rimanere nel nostro Paese oltre i tre mesi previsti, anche se non hanno una dimora o un lavoro stabile. Non ci sono sanzioni o obblighi di espulsione per i romeni irregolari che stanno in Italia, dopo che il loro Stato è entrato a far parte dell’Unione europea. E così, nonostante chi arriva abbia novanta giorni di tempo per cercare un’occupazione e iscriversi all’Inps, sono moltissimi quelli che ancora restano in una sorta di clandestinità. I numeri fotografano la situazione. I romeni che nel 2006, quindi prima dell’ingresso nel trattato di Schengen, hanno sanato la propria posizione sono 235.832. Nei primi quattro mesi di quest’anno sono arrivate 50.446 nuove richieste della carta di soggiorno che consente di non avere problemi in caso di controlli e soprattutto di poter ottenere l’iscrizione all’anagrafe e quindi la residenza. La procedura è semplice ed è contenuta in una circolare del Viminale secondo la quale «lo Sportello Unico per l’immigrazione della provincia ove sarà svolta l’attività lavorativa, previa verifica delle condizioni contrattuali da parte della Direzione provinciale del Lavoro, provvede al rilascio del nulla osta, che dovrà essere presentato dal lavoratore alla Questura per la richiesta della carta di soggiorno direttamente o tramite gli uffici postali». Se l’andamento di queste domande rimarrà costante, alla fine del 2007 dovrebbero essere circa 150.000, cioè quasi 100.000 in meno rispetto all’ultimo anno nel quale la Romania era fuori dall’Europa. Questo naturalmente non vuol dire che diminuiranno le presenze, ma che l’integrazione nell’Unione non elimina automaticamente il problema degli «irregolari». Chi non ha i requisiti potrà infatti restare senza correre il rischio di essere rimandato nel proprio Paese d’origine e chi vive di espedienti potrà continuare afarlo. L’espulsione – che deve essere disposta dal ministro dell’Interno – è prevista soltanto per motivi di «ordine e sicurezza pubblica» o per chi è accusato di terrorismo. Le statistiche sulla criminalità straniera assegnano ai romeni una posizione di massimo rilievo e sottolineano la pericolosità delle bande che sembrano aver compiuto quel salto di qualità che li mette al passo con le organizzazioni di altre etnie. «Negli ultimi tempi – è scritto nella più recente relazione del Servizio centrale operativo del Viminale – l’immigrazione clandestina di cittadini romeni ha acquisito connotazioni sempre più significative e, con l’abolizione del regime del visto per l’ingresso in territorio Schengen, il fenomeno ha raggiunto dimensioni esponenziali. Oggi il numero dei romeni presenti sul territorio nazionale è superiore a quello di albanesi, marocchini e ucraini. L’incremento di questo flusso ha determinato il parallelo aumento dei reati, in particolare di tipo predatorio come furti, scippi, rapine». Secondo i dati dell’amministrazione penitenziaria aggiornati al 30 aprile 2007, in carcere ci sono 2.071 romeni a fronte di una popolazione straniera detenuta che è di circa 15.000 persone. La metà di loro è già stata condannata in vari gradi di giudizio. Sono invece 867 quelli che hanno beneficiato dell’indulto. L’insieme di questi numeri, sommati a quelli dei denunciati, porta «la Romania al secondo posto nel panorama dei Paesi stranieri che forniscono criminalità allo Stato italiano». Gli analisti dello Sco sottolineano come «i sodalizi di matrice romena si sono dimostrati particolarmente attivi nella tratta di giovani donne da destinare alla prostituzione, soppiantando in alcune aree del Piemonte e della Lombardia i gruppi criminali albanesi. E mutuando le modalità di gestione del traffico: violenze di gruppo sulle prostitute, minacce e torture per annientarne la volontà e vietare loro di fuggire o di presentare denuncia».