La Stampa 29/04/2007, pag.22 Alain Elkann, 29 aprile 2007
”Ho giocato con il mistero dei faraoni”. La Stampa 29 Aprile 2007. Architetto Dante Ferretti, che impressione le ha fatto ricevere a Macerata, sua città natale, una laurea honoris causa in Scienze delle Comunicazioni? «Comunico a modo mio attraverso le immagini, per cui ricevere questa laurea nella città che ho lasciato da ragazzo è stato un momento commovente
”Ho giocato con il mistero dei faraoni”. La Stampa 29 Aprile 2007. Architetto Dante Ferretti, che impressione le ha fatto ricevere a Macerata, sua città natale, una laurea honoris causa in Scienze delle Comunicazioni? «Comunico a modo mio attraverso le immagini, per cui ricevere questa laurea nella città che ho lasciato da ragazzo è stato un momento commovente. Me la ricordavo più grande Macerata e l’ho ritrovata uguale, ma come se fosse rimpicciolita». A che cosa sta lavorando? «Sto finendo di realizzare un film con Tim Burton, "Sweeney Todd". E’ un musical di molti anni fa ed è diventato un film. I protagonisti sono Johnny Deep e Helena Bonham». Il suo lavoro in che cosa consiste? «Ho ricostruito negli studi di Pinewood una parte della Londra vittoriana: strade, il negozio di barbiere perché il protagonista lavora lì, la pasticceria, la fonderia e il manicomio, un pezzo di Fleet Street e altre case dell’epoca». Lei è abituato a questo genere di ricostruzioni? «Sì, ho ricostruito New York per "Gangs of New York" di Scorsese a Cinecittà, poi una parte della Hollywood degli Anni trenta-quaranta per "The Aviator" sempre di Scorsese, per non parlare di "La nave va" o "La città delle donne", "Ginger e Fred" o "La voce della luna" di Fellini». E dopo che cosa farà? «Mi preparerò a un prossimo film ancora segreto di Martin Scorsese che si girerà negli Stati Uniti; intanto sto preparando la scenografia di due opere: una è "The Fly" (da Mosca) con la regia di David kronenberg per Le Chatelet di Parigi e per la Los Angeles Opera House. Infine sto preparando per la regia di Liliana Cavani l’Andrea Chenier che andrà alla Scala nella prossima stagione». Che differenza di lavoro c’è tra cinema e opera? «La differenza è l’immediatezza che c’è in teatro e l’impatto con il pubblico, mentre nel film ci sono i tempi tecnici del montaggio tra la fine delle riprese e la proiezione del film». Che cosa ha significato per lei il grande lavoro di riallestimento dello statuario del Museo Egizio di Torino? «E’ stata un’ emozione fortissima. Ho visitato il Museo, visto queste statue meravigliose e la prima, immediata idea, è stata di creare attorno a loro un mistero. L’arte egizia è mistero e ho cercato di ricrearlo lavorando soprattutto con luci e riflessi». Perché l’egittologia oggi affascina un pubblico così numeroso in tutto il mondo, compreso molti bambini? «Perché è avvolta dal mistero e questo è sempre molto più interessante. Credo che piaccia molto ai bambini perché anch’io sono un bambino a cui piace giocare e rincorrere i propri sogni. Un modo può essere il palcoscenico o lo schermo o come è stato a Torino il Museo. La vita è un chiaroscuro e uno vede quel che vuol vedere». Un ricordo particolare di Fellini? «Diceva soprattutto tante bugie. Era interessante quello che diceva Giulietta Masina di lui: "Federico diventa rosso solo quando dice la verità"». Le vive molto fuori Italia, lavora con artisti stranieri: come guarda il nostro Paese? «Da Italiano. Sono un italiano, quando sono in Italia critico continuamente il mio Paese e quando sono all’estero, se qualcuno critica il mio paese mi arrabbio moltissimo, divento nazionalista». Perché fa poco cinema in Italia? «Ne ho fatto tanto, sono nato con il cinema italiano e con grandissimi registi: Ma adesso si fanno nuovi film, ci sono nuove generazioni di scenografi, costumisti, il cinema è diverso, legato a storie di oggi. Io non sono emigrato: ma ci sono tanti registi importanti nel mondo che mi offrono film e io li faccio volentieri. Scelgo i progetti che mi piacciono con i registi che mi piacciono». Che cosa preferisce fare? «La cosa che preferisco fare è pensare. Poi viene il disegno e quindi l’ideazione. Sono il mio modo di comunicare mettendomi a servizio delle storie che devo saper rappresentare». Che cosa insegnerebbe a un giovane che vuole fare lo scenografo? «Non ho questo tipo di dote, quella dell’insegnante». Non ha mai la tentazione di fare l’architetto e costruire una casa? «L’ho già fatto ma non è il mio lavoro. Fare l’architetto civile lega troppo le mani, nel cinema si può spaziare, se il film è brutto si distrugge e si dimentica, invece se uno fa una brutta casa purtroppo quella rimane. Basta girarsi intorno: siamo circondati anche da case molto imbarazzanti. Preferisco il cinema». Oltre Macerata, quali sono le sue città d’adozione? «Roma dove sono cresciuto e poi New York perché Scorsese mi ha chiamato per "L’Età dell’innocenza". Ultimamente Torino, che mi ha dato una stupenda soddisfazione accettando la mia visione dello statuario del Museo Egizio». E’ vero che lei è ansioso? «Sono ansiosissimo e molto insicuro. Sono sicuro di essere insicuro, quello è sicuro». Alain Elkann