Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  maggio 01 Martedì calendario

«L’asta Endemol? Privatizza la Rai». Corriere della Sera 1 maggio 2007. Milano. I brusii si levavano da settimane, solo che finora erano venuti dall’esterno della Rai o da voci di corridoio

«L’asta Endemol? Privatizza la Rai». Corriere della Sera 1 maggio 2007. Milano. I brusii si levavano da settimane, solo che finora erano venuti dall’esterno della Rai o da voci di corridoio. Non da una figura di punta della televisione di Stato. Ieri invece Giovanni Minoli, direttore di Rai Educational e storico innovatore di «format» televisivi, ha preso carta e penna e pubblicato sul «Riformista» diretto da Paolo Franchi una requisitoria che parte dalla gara per il 75% di Endemol e finisce per non fare sconti a nessuno, in cerca delle responsabilità per la crisi creativa dell’emittente. Vista nella prospettiva di Minoli, una vittoria della cordata formata da Mediaset, Goldman Sachs e John de Mol nella gara per il controllo di Endemol, rischia di fare da detonatore delle contraddizioni che la Rai si trascina da troppo tempo. A maggior ragione, perché il terzetto sembra essere in buona posizione per rilevare il 75% del gruppo di origine olandese messo in vendita dalla spagnola Telefonica. Ma il problema non nascerebbe dal fatto che l’acquisizione porterebbe Mediaset nei 22 mercati nei quali opera oggi Endemol. No, la preoccupazione di Minoli è molto più vicina a Viale Mazzini. Da un lato, infatti, il gruppo di Cologno Monzese potrà «innovare la sua offerta generalista e multimediale». Dall’altro, soprattutto, secondo il direttore di Rai Educational la Rai ne uscirebbe «di fatto» privatizzata. «Lo sarebbe perché si ritroverebbe a trasmettere in molte fasce d’ascolto - molto importanti per gli introiti pubblicitari che generano - programmi Endemol diventati nel frattempo programmi Mediaset». Minoli non fa nomi ma il pensiero corre subito a format di successo come «Affari tuoi» o il «treno dei desideri», partoriti per la tivù pubblica dai creativi di Endemol. Da settimane in realtà a Cologno si è percepito che questa polemica sarebbe esplosa e, in via informale, si è fatto presente che i criteri per la gestione dei format Endemol sarebbero esclusivamente economici. Niente di tutto questo però rassicura Minoli, che mette a nudo un paradosso: se Mediaset conquistasse Endemol, scrive, «sarebbe l’invenzione - tutta italiana - di una modalità di privatizzazione totalmente nuova» ottenuta «grazie a un cavallo di Troia che vince all’interno del competitor (la Rai) la sua battaglia». Se avverrà, accusa il fondatore di Mixer, «a comandare sui palinsesti Rai sarà Mediaset». Chissà, magari quel giorno la tivù pubblica opterà per approvvigionarsi invece di nuove idee presso la Magnolia di Giorgio Gori e del gruppo De Agostini. Ma Minoli vede comunque l’anello debole della catena nella politica e nei dirigenti Rai dell’ultimo quindicennio, che hanno rinunciato a mettere i talenti e la creazione di nuovi programmi «al centro del modello organizzativo». Così oggi anche format in origine «made in Rai» come «Colpo di genio» (ex «Cervellone») vengono fatti riadattare fuori, magari proprio da Endemol, quindi reimportati. Almeno, fino all’esito della gara bandita da Telefonica. Federico Fubini