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 2007  aprile 30 Lunedì calendario

Bernstein l’investigatore fa tremare Hillary. Corriere della Sera 30 aprile 2007. Washington. Potrebbe essere il libro verità che silurerà Hillary Clinton e che le impedirà di passare alla storia come la prima donna presidente degli Stati Uniti

Bernstein l’investigatore fa tremare Hillary. Corriere della Sera 30 aprile 2007. Washington. Potrebbe essere il libro verità che silurerà Hillary Clinton e che le impedirà di passare alla storia come la prima donna presidente degli Stati Uniti. Lo ha scritto Carl Bernstein, il grande giornalista investigativo che con Bob Woodward denunciò lo scandalo Watergate e obbligò Richard Nixon a lasciare la Casa Bianca nel ’74. S’intitola «Una donna al comando: la vita di Hillary Rodham Clinton», è un massiccio tomo di 640 pagine, e verrà pubblicato dalla editrice Knopf in 350 mila copie il 19 giugno, nella certezza che diverrà un best seller. E’ una biografia non autorizzata, precisa Sony Metha, un dirigente della Knopf, a cui Bernstein ha lavorato per oltre 8 anni, intervistando 200 persone, amici e nemici della ex first lady, ma non i «Billary», l’ex presidente Bill e Hillary. Metha assicura che il libro è colmo di «rivelazioni sulla vita privata e la carriera della senatrice», e talvolta «trae conclusioni opposte a quelle da lei rese pubbliche in passato». Le dichiarazioni della Knopf hanno suscitato un certo scetticismo. A 60 anni, dopo 30 in politica, durante i quali è stata radiografata quotidianamente, è difficile che ci sia ancora molto da imparare su Hillary. Ma l’editrice sostiene che Bernstein ha parlato a numerosi suoi familiari, alle sue ex compagne di università a Wellesley e Yale e al suo entourage nel ventennio trascorso nell’Arkansas, nonché al carteggio della sua migliore amica, Diane Blair, morta di cancro nel 2000, tutte fonti prima inesplorate. E che ha scavato «nel complesso rapporto con il padre, un uomo di ferrea disciplina, nella profonda religiosità che la ha accompagnata, nel corteggiamento di Bill, nella sorprendente dinamica del loro matrimonio». La Knopf ha anticipato una rivelazione: Hillary smentì sempre di avere saputo dell’amore del marito per la cantante e ballerina Gennifer Flowers, ma in realtà, spiegherà Bernstein, ne fu al corrente, e reagì. Per i clintoniani, Carl Bernstein, un liberal che rinfaccia alla ex first lady di avere appoggiato la guerra in Iraq, è in ogni caso un traditore. Paul Bogaards, il portavoce della Knopf, ribatte che il libro «è un ritratto folgorante della donna che aiutò a plasmare una Presidenza e forse ne plasmerà un’altra» ed è «neutrale, non esprime giudizi, riferisce quanto detto dai testimoni». Ma il libro riesumerà tutti gli scandali di Hillary, dal Whitewater, un’ambigua storia di fondi elettorali, fino al Travelgate, l’indebito licenziamento del personale dell’Ufficio viaggi della Casa Bianca, per non parlare di quelli di Bill, a cominciare dal «Monicagate», la tresca con la stagista Monica Lewinsky. E si soffermerà sulle feroci liti coniugali, causate dai tradimenti di lui. La Blair ne cita uno «imbarazzante», a cui Bill pose termine sussurrando alla moglie: «Mio Dio, che cosa farei senza di te?». I democratici sperano che «Una donna al comando» si riveli meno dannoso del previsto per la senatrice, e ricordano che un altro libro verità sui Clinton, «Primary colours» di Joe Klein, non fermò Bill nel suo secondo mandato. Ma il tomo di Bernstein uscirà in un momento molto delicato per Hillary, il cui vantaggio nei sondaggi sta calando (l’ultimo da il senatore nero Barack Obama a soli 5 punti percentuali di distanza da lei) e contro cui si levano anche voci un tempo amiche («i Clinton mentono con troppa facilità» ha protestato il produttore cinematografico David Geffen). Secondo Klein, tutto dipenderà da ciò che Bernstein scriverà; se le «discrepanze» con l’autobiografia di Hillary, come le ha chiamate la Knopf, saranno traumatiche o no; se rinvangherà o non una sua presunta relazione extraconiugale con John Foster, il legale di famiglia che si suicidò poi alla Casa Bianca; e se demolirà o non la presidenza di Bill. Per ora Bernstein e i «Billary», che si conoscono bene, tacciono e si evitano: il primo non vuole essere influenzato dai secondi, che a loro volta non desiderano fornirgli munizioni. Ma la coppia sarebbe furente, da un lato rimprovererebbe al giornalista di essere a caccia di facile pubblicità, e dall’altro di fare il gioco di una «congiura repubblicana» ai loro danni, come l’ex guru elettorale Dick Morris, passato al servizio del nemico. Nessuno ha dimenticato che negli anni Novanta, quando un editorialista del New York Times, William Safire, accusò Hillary di essere «una bugiarda congenita», Bill lo minacciò di «spaccargli il muso». Ennio Caretto