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 2007  aprile 29 Domenica calendario

Telecom a De Benedetti jr E i soci italiani litigano già.Libero 29 aprile 2007. Il consiglio di Pirelli era convocato per ieri sera, a ratificare l’accordo raggiunto per la nuova Super Olimpia in cui gli spagnoli di Telefonica mettono qualche soldo, e i partner italiani, banco-assicurativi insieme ai Benetton, invece no

Telecom a De Benedetti jr E i soci italiani litigano già.Libero 29 aprile 2007. Il consiglio di Pirelli era convocato per ieri sera, a ratificare l’accordo raggiunto per la nuova Super Olimpia in cui gli spagnoli di Telefonica mettono qualche soldo, e i partner italiani, banco-assicurativi insieme ai Benetton, invece no. Quando però ieri don Cesar Alierta, il capo di Telefonica, si è fatto vivo per proporre a Marco De Benedetti il ruolo di amministratore delegato della "nuova" Telecom, si è capito subito che l’accordo resta in realtà ancora tutto da costruire. Ma andiamo per ordine. Allo stato dell’arte, è un accordo che risolve il problema dell’uscita con soddisfazione di Marco Tronchetti Provera dal controllo di Telecom. E, in apparenza, è una soluzione alla quale cooperano in maniera convergente gruppi bancari italiani che, abitualmente, siamo abituati da anni a veder darsi filo da torcere, come Mediobanca e Intesa. un accordo sul quale già ieri si sono levate le prime, gravi incognite. Ed è un accordo sul quale la politica e il governo Prodi hanno pesato troppo - come ha clamorosamente confermato ieri il presidente di Generali, Antoine Bernheim, alla sua assemblea, descrivendo per filo e per segno le telefonate fatte non si sa a che titolo dal ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa, per indurre il Leone Alato di Trieste a partecipare alla difesa dell’"italianità" di Telecom. Causa alla quale, ha aggiunto Bernheim, le Generali si sono convinte ma, a questo punto, si attendono che eguale difesa politica e bancaria verrebbe a dispiegarsi qualora qualche concorrente straniero si facesse vivo per lanciare un’Opa su Trieste: che è come dire, al solito, che quando la politica invade spazi che non le competono, chiedendo a banche e grandi società di mettere in piedi operazioni che alla politica piacciono, in cambio i vertici di quelle stesse società chiedono che la politica si ricordi bene del favore, e sia pronto a restituirlo con gli interessi. Con tanti saluti alla contendibilità e al mercato, valori che naturalmente interessano nel nostro Paese solo alla nostra sparuta minoranza di liberisti. Tutti levano calici e brindisi al brillante Prodi, protagonista e regista vero dietro l’intesa italo-spagnola che improvvisamente ha fatto tacere i no allo straniero invocati a sinistra, e fa sperare oggi i Benetton nella ripresa della fusione - bloccata proprio dal governo italiano - tra la loro Autostrade e Abertis, nonché ancora induce altri a sperare che l’offerta degli americani di Texas Pacific Group su Alitalia - magari allargata a Carlo De Benedetti e alla sua M&C - possa portare a un’alleanza della scassatissima compagnia tricolore con Iberia, visto che Tpg si è candidata a rilevare anch’essa. A noi, invece, impenitenti mercatisti, tutta questa enfasi a favore dell’interventismo governativo non piace per nulla. Come non bastasse, l’accordo per la Super Olimpia siglato ieri corre il rischio di vedere la politica ancor più pesare in futuro, visto che dietro le quinte si continua a parlare di un vero e proprio scorporo della rete fissa e non di una semplice divisione funzionale "all’inglese". Al governo, pare che piaccia il conferimento della rete fissa a una vera e propria società consortile, della quale Telecom Italia manterrebbe la quota maggioritaria, ma anche aperta agli altri operatori del settore. Come i lettori di Libero sanno, visto che glie ne parliamo da due anni, non ce n’è alcun bisogno, sarebbe solo un modo perché i concorrenti di Telecom verrebbero "invitati" a versare dei denari non dovuti al concorrente, per assumerne una quota di minoranza nella rete fissa. un accordo, quello di Super Olimpia, che prevede ancora un secondo tempo di partita, relativo all’aumento di capitale riservato a nuovi soci finanziari italiani, dietro cui si fatica oggi a intravvedere l’intentona Mediaset-Immsi tra Berlusconi e Colaninno della quale molto si era parlato. Ed è un accordo che ora apre alla "rinsanguata" Pirelli l’occasione di un consolidamento europeo negli pneumatici, con i francesi di Michelin privi di un erede dopo la scomparsa misteriosa e tragica di Edouard - in pole position. Ma è un accordo che, ancor prima di essere siglato, lascia irrisolti interrogativi e divergenze di un peso, innanzitutto tra i due maggiori poli bancari che lo hanno condotto, più Mediobanca che Intesa, d’accordo, ma cooperando sia pur a denti stretti. Torniamo ora finalmente alla telefonata di Alierta, per proporre a Marco De Benedetti il ruolo di amministratore delegato della "nuova" Telecom. Perché Alierta abbia pensato a De Benedetti è chiaro. L’ex capo di Tim dai tempi della scalata di Colaninno fino all’autunno 2005, al compimento integrale della fusione tramite opa tra fisso e mobile che certo non ha portato bene a Marco Tronchetti Provera, ha tutte le carte in regola per piacere al vertice della grande compagnia spagnola. Non solo la Tim di De Benedetti coincise con la massima espansione estera della telefonia mobile italiana, con ben oltre 20 milioni di clienti e presenze in sette Paesi latino-americani che a Telefonica bruciavano assai, prima che con la gestione Pirelli l’impero sudamericano fosse ridimensionato per fare cassa, e ridotto al solo problematico e insieme promettente, dunque oggi molto ambito dai concorrenti stranieri - Brasile. In più, De Benedetti cinque anni fa diede vita a una società che nasceva sotto il segno di un’inedita grande alleanza internazionale, tra Tim, T Mobile, Telefonica Moviles e l’allora Orange, per cooperare insieme e contrapporsi a Vodafone nel settore dei servizi avanzati come vocemail, operatori in ogni Paese per ogni cliente ciascuno nella propria lingua, invio di mms e scaricamento di Mp3. In tutti questi anni, Marco De Benedetti è sempre rimasto al vertice di tale società, Freemove, e in tale veste Alierta lo ha prima conosciuto e poi, col tempo, sempre più apprezzato. Ne è rimasto presidente anche dopo l’uscita da Telecom Italia, nel 2004, anche se quasi nessuno lo ricordava. Naturalmente, gli spagnoli sono in minoranza nella nuova Super Olimpia. Solo che gli italiani, col loro 60%, dovrebbero essere tutti d’accordo, per nominare presidente e amministratore delegato, nonché per dare alla nuova Telecom un più adeguato piano industriale, per decidere in quali mercati espandersi e da quali ritirarsi, nonché per resistere o assecondare la strategia di "sfilamento" della rete fissa che si avverte dietro le quinte continuare a piacere alla politica e a palazzo Chigi. Mentre i soci italiani non sono ancora d’accordo su nulla o quasi, in realtà. A Mediobanca non dispiacerebbe reinserire in Telecom come presidente il professor Guido Rossi, che a Telefonica considerano invece - con più di qualche ragione - come un traditore, visto che solo qualche settimana fa fece finta di nulla di fronte all’offerta iberica che oggi va in porto. Agli spagnoli non va molto a genio che al vertice della società italiana resti una catena di manager operativi - gli unici a conoscere davvero il business telefonico - la gran parte dei quali sono uomini di Riccardo Ruggiero. Ma a una banca italiana pare invece vada proprio bene così, mentre Mediobanca parrebbe non avere invece veti insuperabili di fronte alla candidatura avanzata dagli spagnoli, di Marco De Benedetti. In altre parole, ancor prima di apporvi la firma, ecco che sul nome di un eventuale amministratore delegato, di seria A e che conosce bene l’azienda, riparte la commedia delle divisioni frontali. Che Dio ce la mandi buona, quando si arriverà alle scelte industriali. Ci penserà Prodi? Allora siamo a cavallo. Meglio non dire di quale animale, però. Oscar Giannino