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 2007  aprile 29 Domenica calendario

Rana il John Wayne dei ravioli. Il Messaggero 29 aprile 2007. Il ”Re Sole” del tortellino, lo zar della pasta fresca è un mix di Charles Laughton e di Buddha

Rana il John Wayne dei ravioli. Il Messaggero 29 aprile 2007. Il ”Re Sole” del tortellino, lo zar della pasta fresca è un mix di Charles Laughton e di Buddha. Nelle sue vene scorre sangue veronese; anzi, lupatotino. Da San Giovanni Lupatoto, il paese che gli ha dato i natali e dove Giovanni Rana ha fondato e cova il suo impero. Un impero su cui non tramonta mai il sole né l’appetito. A cominciare da quello di Giovanni, cavaliere del Lavoro e dottore honoris causa, testimonial delle sue ghiottonerie, e ghiottone egli stesso. Ogni tanto, anzi, ogni poco si mette a dieta, che puntualmente e spensieratamente tradisce davanti a un piatto di tortellini allo speck o di gnocchi ripieni. Ma subito si pente, rivotandosi alle più eroiche rinunce. Quindi, con la complicità di amici della sua formidabile stazza e del suo marziale appetito, riassapora le leccornie della sua superba fucina e cucina. Se gli italiani, ma non solo gli italiani, hanno cambiato abitudini alimentari, lo devono a questo sapiente pistor veneto che ha portato sui loro fornelli e sulle loro mense delikatessen gastronomiche che in un minuto sono pronte, in cinque divorate, in dieci digerite. A Giovanni Rana piace piacere, e piace. Estroverso, curioso, generoso, alle sette del mattino è già a bottega e alle otto di sera ancora allo scagno. Quello che non fa lui lo fa il figlio Gianluca. Quello che non fa Gianluca, lo fa lui, Giovanni. Insieme prendono le grandi decisioni e insieme fanno i grandi fatturati. Senza di loro, noi, inibiti ormai ai piaceri della carne, non ci consoleremmo con quelli della gola.  vero che è l’italiano più conosciuto dopo il Papa? «Il novantacinque per cento degli italiani mi riconosce. Anche perché entro ogni giorno nelle loro case e nelle loro cucine» Chi è Giovanni Rana? «Una specie di pittore che dipinge i palati, allietandoli con stuzzicanti sapori che piacciono a tutti». Dove è nato il tortellino? «Tre città – Modena, Reggio Emilia, Parma – ne rivendicano la primogenitura. Una cosa è certa: la pasta ripiena è nata in Emilia». Ma lei non è emiliano? «Molti lo pensano, anche perché dell’emiliano ho la gioia di vivere e il fisico opulento. Sono di Verona, capitale del pandoro». Davvero il tortellino rappresenta gastronomicamente l’ombelico di Venere? «Amo gli ombelichi femminili, adoro Venere, e non lo escludo» Cos’hanno i suoi tortellini in più degli altri? «La pasta, il ripieno. La pasta è come la pelle di una bella donna». La pelle di una bella donna? «Lei ha mai maltrattato la pelle di una bella donna?». Io la pelle di una bella donna l’accarezzo. «E io accarezzo i tortellini, un tempo fatti con gli avanzi». Il suo debutto nel mondo della pasta? «Ho cominciato come pistor. All’alba, in bicicletta, consegnavo il pane ai negozi, ai ristoranti, alle famiglie. Un servizio a domicilio, piacevole nella bella stagione, ma durissimo nei lunghi, gelidi, nebbiosi inverni veronesi». Quanti anni aveva? «Tredici». Non andava a scuola? «Avevo interrotto gli studi, dopo aver frequentavo l’istituto di avviamento professionale». Se n’è mai pentito? «Avrei voluto studiare di più, imparare tante cose, ma la vita ha colmato le mie lacune». Gli anni più difficili? «Se si vuol arrivare tutto è difficile. Ma io non mi sono mai risparmiato né arreso. Il periodo più difficile? «Quando da artigiano sono diventato industriale». Qualcuno le ha dato una mano? «Mi hanno dato buoni consigli». Ha mai rischiato di soccombere alla concorrenza delle grandi, agguerrite multinazionali? «Sì. Negli anni Novanta, la Kraft, la Barilla, la Nestlé avrebbero voluto rilevare la mia azienda. Ma ho saputo resistere alle loro lusinghe e alle loro offerte. Sa qual è stata la mia carta vincente?». Quale? «La televisione. Diventato testimonial di me stesso e del mio marchio, ho garantito in prima persona la bontà, la genuinità, l’igienicità dei miei prodotti». E le grandi multinazionali? «Spiazzate dal successo dei miei spot, alla fine hanno gettato la spugna. Almeno nel campo della pasta ripiena. Davide ha sconfitto Golia». I suoi spot più famosi? «Quelli con Marilyn Monroe e Rita Hayworth. Ma anche quello sulla piazza Rossa, con un redivivo Stalin che mi saluta con il pugno chiuso e io rispondo a mano tesa». Quanti spot ha interpretato fino ad oggi? «Migliaia. In oltre cinquanta situazioni». Cos’è, per lei, la televisione? «Una camera con una bella finestra da cui escono tanti soldi e una porta stretta da cui non sempre ne entrano abbastanza». Ma a lei ne sono entrati più di quelli che ne sono usciti. «Non mi posso lamentare. Grazie alla tivù, le vendite dei miei prodotti sono salite a picco». Le sarebbe piaciuto far l’attore? «Sarei stato un buon attore». I suoi modelli? «Gary Cooper, John Wayne, Clarke Gable, Humphrey Bogart, Gregory Peck». Traslocherebbe a Hollywood? «Il mio posto è a San Giovanni Lupatoto. I miei studios sono i miei stabilimenti». Quanti ne ha? «Quattro». Dove? «Oltre a quello di San Giovanni Lupatoto, che sforna il settanta per cento della produzione, quelli di Brescia, di Gaggiano (Milano) e di Cura Carpignano (Pavia)». Dipendenti? «Diretti, settecentocinquanta. Indiretti, più di millecinquecento». Fatturato? «Quasi duecentoquaranta milioni di euro all’anno». Quanti tortellini escono ogni giorno dai suoi stabilimenti? «Centoventi quintali all’ora. Più una quarantina di quintali di gnocchi e di pasta liscia, in tre turni quotidiani. Faccia lei i conti». I tortellini si vendono di più al Nord, al Centro o al Sud? «Al Nord, anche per la tradizione. Il Sud preferisce la pasta secca, gli spaghetti, i maccheroni». Che percentuale esporta all’estero? «Il trenta per cento in Francia, in Spagna, in Inghilterra, in Svezia, in Belgio». Quanti francesi la conoscono e riconoscono? «Sessanta su cento». Cucinano Rana anche in America? «Sì: tortellini ai formaggi e alle verdure, non alla carne, di cui è vietata l’importazione». Il mercato più ostico? «Quello tedesco». Perché? «In Germania vanno i prodotti a bassissimo costo». Ha mai fatto indigestione di tortellini? «Mai». Mangia anche riso? «Ne sono ghiottissimo». Quanti tortellini divorava a vent’anni? «Anche mezzo chilo». E oggi? «Settanta grammi, un etto al massimo (in tutto, trecento calorie). Devo dimagrire». C’è una dieta compatibile con i suoi tortellini? «Sì. Ma c’è un solo modo per non ingrassare». Quale? «Mangiare poco». L’ingrediente più afrodisiaco? «Il peperoncino, il pesce, le spezie. Ma noi non ne usiamo». Nel talamo o nell’alcova meglio prima di una scorpacciata di tortellini o dopo? «Se non si eccede, complice un bicchiere di vino, meglio dopo. Chi si abbuffa prima di brindare a Venere, rischia la cilecca. Il mio consiglio: prima un sonnellino; poi, la carica». Anche il vino va misurato? «Ha mai visto un ubriaco a letto?» Io non ho mai visto a letto nessuno. «Io neanche, ma lo immagino. Non è più un amante: è un pagliaccio». Le doti di un imprenditore? «Innanzitutto, una buona dose di ambizione. Senza, non vai da nessuna parte. una spinta essenziale». Altre virtù? «La fantasia, la creatività, anche nella scelta dei colori. E la costanza». E la fortuna? «Il colpetto di culo aiuta». E la salute? «Non ne parliamo». Lei l’ha sempre avuta? «Sì, con qualche chilo di ciccia in più». Gli errori più fatali? «Il peggiore è la megalomania. Mai sentirsi un Dio onnipotente» E la scelta dei collaboratori? «Mai circondarsi di gente che non ispira fiducia». Cosa chiede a un collaboratore? «L’amore e la dedizione al lavoro». Dev’essere anche un buongustaio? «Meglio se lo è. Prima di assumere chi dovrà lavorare con me, lo invito a cena». Come si affronta e si vince la concorrenza? «Innanzitutto, con la qualità. Poi, con la promozione e la pubblicità». Come divide i compiti con suo figlio Gianluca, oggi Presidente degli industriali di Verona? «Io sono il presidente del Gruppo, lui l’amministratore delegato. Si occupa di tutto, ma soprattutto di banche e d’investimenti». Mentre lei? «Io seguo la ricerca, lo sviluppo, l’impiantistica, il marketing. Ma le scelte strategiche le facciamo insieme». A chi l’ultima parola? «A entrambi». Le piace questo capitalismo? «All’estero gli imprenditori italiani sono stimatissimi, mentre le nostre istituzioni sono spesso oggetto di scherno». Le peggiori magagne di questo Paese? «La più esiziale è la burocrazia. Per aprire un magazzino ho sospirato il permesso per cinque anni. C’è troppo protezionismo statale. Perché non si vende Telecom al miglior offerente? Le intromissioni della politica nell’economia sono nefaste». Perché quella italiana ha il fiato grosso? «Ma l’economia italiana non ha il fiato grosso. Grazie ai nostri imprenditori, e a dispetto dei nostri politici, il Pil è aumentato del due per cento». Come spese il suo primo milione? «Acquistando altre macchine, investendo in azienda. Non ho mai fatto finanza, ma solo capannoni». Il denaro è più facile guadagnarlo o conservarlo? «Conservarlo». Il denaro dà la felicità? «No, ma quando serve, è meglio averlo. La felicità è dentro di noi. E poi bisogna sapersi accontentare». E lei si accontenta? «La buona cucina, le belle donne, una barzelletta spiritosa aiutano ad essere più felici. O meno infelici».  ottimista? «Non si vede?». Cosa fa quando non fa tortellini? «Vado a cena con gli amici, gioco con i nipotini».  vero che a tavola non s’invecchia? «Se si sa mangiare, no». Non s’invecchia, ma s’ingrassa. «A chi lo dice? Il cibo è un orgasmo». Oggi, per lei, meglio i piaceri della gola o della carne? «Per quelli della carne non ho più l’età».  vero che le piacciono le donne? «E a chi non piacciono? Senza le donne saremmo tutti finocchi. Io, quando vedo una donna che mena il sedere, m’illumino».  vero che le donne impazziscono per lei? «Forse perché faccio buoni tortellini». In quale girone infernale le piacerebbe finire: in quello dei golosi o in quello dei lussuriosi? «In quello dei golosi. Con libero accesso a quello dei lussuriosi». Roberto Gervaso