La Repubblica 29/04/2007, pagg.36-37 Anais Ginori, 29 aprile 2007
Danielle Mitterrand ricorda. La Repubblica 29 aprile 2007. Parigi. «Mi annoiavo molto». Come, signora Mitterrand? «Sì, all´epoca mi annoiavo molto
Danielle Mitterrand ricorda. La Repubblica 29 aprile 2007. Parigi. «Mi annoiavo molto». Come, signora Mitterrand? «Sì, all´epoca mi annoiavo molto. Vede, la moglie del presidente è poco più che un ninnolo, un gingillo. Dentro all´Eliseo si muove come un´ombra». Sorride beffarda, sul volto traspare ancora la luce dell´eterna ribelle. « una gatta selvatica», diceva François Mitterrand. François e Danielle, cinquant´anni di vita e di lotta comune, un lungo cammino attraverso la storia fino a varcare quel cancello, 55 rue du Faubourg-Saint-Honoré. L´Eliseo. Le Château, nell´immaginario dei francesi, anche se questa dimora non ha nulla del castello ma sembra piuttosto la classica casa borghese dell´ottavo arrondissement, come sosteneva il generale de Gaulle. «Qui lo Spirito non soffia» osservò, dopo aver tentato invano di spostare la presidenza della Repubblica in un luogo a suo dire più appropriato, un forte militare a Vincennes. Anche la coppia Mitterrand non amò mai veramente il palazzo costruito dal conte d´Evreux nel 1718 e scelto da madame de Pompadour per sfuggire alla corte di Versailles. «Lo consideravo un luogo di lavoro», confessa Danielle che rimase a vivere nei suoi appartamenti in rue de Bièvre, sulla rive gauche. Le cene con gli amici e i parenti avvenivano sempre altrove, in una delle tante case di Mitterrand. Eppure pochi luoghi come l´Eliseo emanano il fascino del potere. Qui, nel Salon d´Argent, Napoleone firmò la sua seconda abdicazione, subito dopo la sconfitta di Waterloo. E qui Luigi Bonaparte preparò il colpo di Stato, mentre organizzava una festa dopo l´altra, suscitando così l´amara ironia di Victor Hugo: «Fa ballare la Repubblica prima di farla saltare per aria». Il governo s´insedia e si dimette all´Eliseo, il Consiglio dei ministri si tiene ogni mercoledì all´Eliseo, le leggi vengono promulgate all´Eliseo. I vertici internazionali, le riunioni diplomatiche avvengono all´Eliseo. Il famoso computer Giove che controlla l´arma atomica si trova all´Eliseo. «Monsieur le président!». Danielle Mitterrand non dimenticherà mai quel momento. Quando il 21 maggio 1981 le guardie repubblicane scandirono l´ingresso del nuovo presidente nel Salon des Fêtes. in questo grande salone al primo piano che il 16 maggio si insedierà il vincitore del voto di domenica prossima, Nicolas Sarkozy o Ségolène Royal. «Subito dopo, scelsi di non andare con François a fare la parata sui Campi Elisi», continua la signora Mitterrand sul filo dei ricordi. «Io e mia sorella Christine eravamo curiose di visitare gli appartamenti presidenziali. Dissi ai ciambellani: "Non c´è bisogno che ci accompagnate, ce la caveremo da sole". Mi guardarono come una pazza. "Escluso, madame". così che dovetti abituarmi ai passi felpati, alle frasi sussurrate». Refrattaria alla moda, fino ad allora aveva indossato sempre pantaloni e borse a tracolla. Quel giorno, con massimo sforzo, trovò un vestitino patriottico blu, bianco e rosso. Nel protocollo presidenziale la première dame de France può tutt´al più aspirare ad occuparsi dei menù dei pranzi di Stato, della tosatura dei prati, dello smistamento della corrispondenza. E comunque molta dell´ordinaria amministrazione rimane in mano ai militari, quasi seicento dei mille dipendenti. Danielle Mitterrand riuscì a ottenere una ristrutturazione completa degli appartamenti presidenziali, così come un fazzoletto di terra nel grande parco, destinato a Ypsilon e Baltico, i due labrador neri. L´architetto Philippe Starck si occupò della sua camera, Jean-Michel Wilmotte di quella del presidente. Il primo a modernizzare l´Eliseo era stato Pompidou, introducendo le poltrone e le librerie anni Settanta. Giscard d´Estaing aveva recuperato lo stile Napoleone III ma aveva fatto un´altra innovazione: aprire l´Eliseo al popolo. Il 14 luglio 1977 quasi ottomila persone si misero in fila per entrare nei saloni dorati e nel grande parco. Da allora è una tradizione che si ripete per la festa nazionale. Mitterrand cambiò il Salon des Fêtes, aprendo su entrambi i lati nuove finestre e innalzando un piccolo palco per l´orchestra durante i ricevimenti. Decise anche di risistemare lo studio presidenziale nel Salon Doré, scelto da de Gaulle per la splendida prospettiva sui giardini. Con Mitterrand il primo piano dell´Eliseo divenne un labirinto di intrighi e segreti, ogni stanza una "cellula" di collaboratori in concorrenza tra di loro, che comunicavano con il capo dello Stato soltanto attraverso bigliettini. «François lavorava fino a tardi, poi tornava a dormire a casa». La mattina l´autista andava a prendere il presidente per riportarlo all´Eliseo. «Era il suo modo di non essere completamente prigioniero», aggiunge la moglie, che Mitterrand chiamava solo "Danou". Figlia di partigiani, giovane militante socialista, non era destinata a rimanere nei canoni presidenziali, diversa da Yvonne de Gaulle, Claude Pompidou e Anne-Aymone Giscard, capaci di conversare amabilmente di stagioni e botanica durante i pranzi di Stato. «Non si può semplicemente dire: "Sei la moglie del presidente, non devi fare questo o quello"», spiega. «Rimanevo una militante che voleva esprimersi sulle cose che le stavano a cuore». Con la sua fondazione per i diritti umani France-Libertés ha scompaginato le regole. Ha fatto infuriare la Cina invitando il Dalai Lama, poi re Hassan II del Marocco (che la definì "moglie morganatica") sostenendo pubblicamente la causa dei saharawi; ha viaggiato nel Sudafrica dell´apartheid e nel Kurdistan rischiando di morire in un attentato. Ogni volta che lei si muoveva all´estero, qualcuno al quai d´Orsay doveva correre ai ripari. «Danou, mi pugnali alle spalle?», scherzava Mitterrand. Le perdonava tutto, come lei ha sempre fatto con lui. «Quanti sprechi, quanti riti superflui», ricorda ancora adesso pensando ai quattordici anni passati all´Eliseo. L´orologiaio che una volta a settimana ricarica i trecento e passa orologi a pendolo (il più conosciuto, a doppia facciata, nel Salon Murat, segna il tempo di parola nelle riunioni di governo per il presidente e il primo ministro). Le cene con duecento convitati, settemila coperti d´argento, le tovaglie di broccato d´oro, la cantina con gli champagne millesimati. Il lusso non le è mai piaciuto: «Per me l´Eliseo non era una vetrina ma la possibilità di cambiare il mondo». La stampa francese mal tollerava le sue espressioni politiche "scomposte" e le sue amicizie così poco rassicuranti, da Fidel Castro al sub-comandante Marcos. Da dodici anni, con Bernadette Chirac, all´Eliseo è tornata la normalità. La moglie dell´attuale presidente si è calata nei panni della padrona di casa, scrupolosa nel selezionare la carta da lettere, il fornitore ufficiale di foie gras, la composizione dei bouquet. Nel 1967 chiesero alla signora Giscard: «Cosa può desiderare di più adesso che è prima donna di Francia?». «Non esserlo più», rispose lei, tuttavia rassegnata alla sua condizione. Oggi i ciambellani devono prepararsi all´eventualità di una cerimonia d´insediamento con una "Madame la présidente" e un "Premier Monsieur de France". Se invece vincerà la destra, Cécilia Sarkozy ha già fatto sapere di non sentirsi adatta alla vita dell´Eliseo. «Sono politicamente scorretta», ha commentato una volta, aggiungendo che forse nessuna donna della sua generazione sarebbe più adatta a quel ruolo di soprammobile. Anais Ginori