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 2007  maggio 02 Mercoledì calendario

Pino Daniele e la moglie Fabiola, tre figli, si sono conosciuti a Roma nel 1992 «a casa di Massimo Troisi, all’epoca fidanzato con la mia amica Nathalie Caldonazzo»

Pino Daniele e la moglie Fabiola, tre figli, si sono conosciuti a Roma nel 1992 «a casa di Massimo Troisi, all’epoca fidanzato con la mia amica Nathalie Caldonazzo». Lei faceva la modella, aveva 24 anni e si appena separata dal primo marito, «anche Pin era nella stessa situazione, quindi non avevamo tanta voglia di nuove storie e siamo rimasti solo amici per quasi un anno». Quando è rimasta incinta del primo figlio, lui le ha chiesto di smettere di lavorare, lei lo ha accontentato ed è felice così: «Sono serena e non rimpianti. Certo, non mi dispiacerebbe avere un piccolo spazio tutto per me. L’idea di posare e sfilare mi piace sempre». I due non fanno vita mondana, a lei però piace stare con gli amici mentre «Pino è pigro, un orso buono»: «Fosse per lui, la sera starebbe sempre a casa. Di giorno però segue molto i figli. E poi, di solito, il pomeriggio va in un negozio di strumenti dove si sente a suo agio e prova tutto quello che vuole». A Napoli vanno solo se lui ha un concerto o altri impegni di lavoro: «E’ una città che logora. E’ possessiva, passionale, esagerata. Il fan napoletano è diverso da chiunque altro: ti deve toccare, sentire... E questo, dopo un po’, toglie il fiato». Quando gli dicono che erano più belle le canzoni di una volta lui non si infastidisce («ci ha fatto l’abitudine, è un giudizio che lo fa sorridere. Pino è in continua evoluzione, perché dovrebbbe fare sempre le stesse cose?»), in questi anni è stata lei a rifargli il look («Dai capelli a tutto il resto, sono stata io farlo diventare più sobrio»). Lui di carattere è «buono ma anche impulsivo, scontroso, passionale»: «Spesso mi dice: "Tu sei la parte gentile di me. Tu mi addomestichi”». Quando deve fare una conferenza stampa, lei poco prima gli fa «una specie di ipnosi»: «Buono, tu sei buono, tu sei buono e non ti arrabbi». Funziona? «Insomma...». Nel 2001 il marito definì Umberto Bossi "un uomo di merda": «Siamo ancora in causa. A volte riesco a frenarlo, ma non sempre».