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 2007  aprile 25 Mercoledì calendario

I muri non piacciono, ma funzionano. Il Sole 24 Ore 25 aprile 2007. Nonostante le polemiche che suscita la loro realizzazione, muri e barriere sembrano vivere una seconda giovinezza e una crescente diffusione

I muri non piacciono, ma funzionano. Il Sole 24 Ore 25 aprile 2007. Nonostante le polemiche che suscita la loro realizzazione, muri e barriere sembrano vivere una seconda giovinezza e una crescente diffusione. A Baghdad il progetto di circondare con un muro di cemento alto cinque metri il quartiere sunnita di Adhamyiah è divenuto tema di scontro politico e il premier Nouri al-Maliki sembra intenzionato a sospendere l’autorizzazione ai lavori precedentemente accordata dal suo stesso Governo. La costruzione della barriera, lunga cinque chilometri, è sostenuta con forza dal comando statunitense e dall’esercito iracheno, che a causa degli attentati terroristici subisce perdite ben più alte di quelle americane. Il quartiere è circondato da aree a maggioranza sciita e la barriera, abbinata a capillari controlli nei varchi d’accesso, dovrebbe impedire agli squadroni della morte di compiere incursioni contro i civili di Adhamyiah e al tempo stesso evitare il transito delle autobomba che si fanno esplodere nei quartieri sciiti. Il comandante americano in Iraq, il generale David Petraeus, crede nell’efficacia delle barriere e ha in programma di proteggere con questi sistemi una decina di sobborghi della capitale. Baghdad come Belfast? Il paragone è dello stesso Petraeus. «Non credo - ha spiegato - che riusciremo mai a eliminare tutte le autobombe e l’Iraq, come è accaduto in Irlanda del Nord, dovrà imparare in qualche modo a convivere con attentati sensazionali». Sull’efficacia delle barriere contro la minaccia terroristica i numeri parlano chiaro. Petraeus sottolinea che grazie a questo sistema hanno riaperto 200 negozi in un mercato di Baghdad ovest. Ma il primo muro iracheno lo hanno realizzato i marines ad Haditha, città di 80mila abitanti vicino al confine con la Siria. Da novembre, quando hanno completato una barriera di sabbia alta 4 metri e lunga 20 chilometri, attentati e attacchi sono scesi da una decina al giorno a uno ogni tre giorni. Un successo che ha dato il via ad altre opere simili in alcune città della provincia di al-Anbar. Del resto il tanto contestato muro realizzato da Gerusalemme per impedire le infiltrazioni di terroristi suicidi dalla Cisgiordania ha di fatto azzerato gli attentati nelle città israeliane. Una barriera lunga 600 chilometri, costata un milione di dollari a chilometro, in gran parte composta da sensori elettronici, fossati e reticolati, ma in alcuni tratti anche da muri di cemento alti 8 metri. Nel 2004, quando il muro non era ancora completo, vennero uccisi 118 civili israeliani in 55 azioni terroristiche contro i 563 dell’anno precedente nel corso di ben 142 attentati. Non a caso Israele sta progettando di realizzare una barriera simile, dal costo stimato in un miliardo di dollari, anche lungo i confini meridionali con la Striscia di Gaza e il Sinai egiziano, dove è in aumento la presenza di cellule terroristiche. Anche i Paesi arabi non disdegnano le barriere. Riad aveva iniziato a costruirne una lungo i 1.800 chilometri di frontiera desertica con lo Yemen da dove entrano nel regno droga, armi, esplosivi, generi di contrabbando e la gran parte dei terroristi di al-Qaeda che hanno compiuto attentati in Arabia Saudita. Dopo i primi 100 chilometri i lavori sono stati sospesi all’inizio del 2004 in seguito ad un accordo tra i due Paesi che prevede maggiori controlli sulla frontiera. Riad sta però valutando di realizzare un’opera simile lungo il confine iracheno. Il Marocco è stato il primo Paese arabo a realizzare barriere, quando negli anni ’80 eresse sei muri di sabbia per complessivi 2.720 chilometri con bunker e campi minati per proteggere il Sahara Occidentale dalle incursioni dei guerriglieri del Fronte Polisario. Ma oggi proprio il Marocco non risparmia critiche a Madrid per le triplici barriere alte 4/6 metri con reti, paratie metalliche e sostanze urticanti realizzate intorno alle énclaves di Ceuta e Melilla, territori spagnoli assediati da africani che cercano di emigrare illegalmente in Europa. Mentre a Cipro la barriera che divide le comunità greca e turca sembra destinata a cadere presto, in Africa è stata allungata fino a 800 chilometri quella realizzata per proteggere i pascoli dagli animali selvatici ma che ora ha una valenza soprattutto contro gli immigrati dallo Zimbabwe. La stessa valenza che Washington attribuisce alla barriera di 1.300 chilometri che verrà eretta lungo un terzo del confine con il Messico. Gianandrea Gaiani