Il Sole 24 Ore 24/04/2007, pag.3 Marco Niada, 24 aprile 2007
Barclays-Abn, la fusione accende l’Europa. Il Sole 24 Ore 24 aprile 2007. Londra. Dopo un mese di serrate trattative, la Barclays è riuscita ad assicurarsi il primo round della battaglia per il controllo della Abn Amro
Barclays-Abn, la fusione accende l’Europa. Il Sole 24 Ore 24 aprile 2007. Londra. Dopo un mese di serrate trattative, la Barclays è riuscita ad assicurarsi il primo round della battaglia per il controllo della Abn Amro. Ieri i due colossi del credito hanno annunciato un accordo che punta a creare il quinto gruppo bancario globale, con una capitalizzazione di 140 miliardi di euro e 47 milioni di clienti sparsi per il mondo, compresa una forte base in Italia. La partita resta però da vincere: il consorzio guidato da Royal Bank of Scotland, per quanto ieri abbia deciso di sospendere una riunione prevista con il top managment di Abn Amro, ha messo in chiaro di rimanere in pista e «mantenere tutte le opzioni», il che significa che non esclude la possibilità di un’Opa ostile. L’intesa raggiunta equivale a un’acquisizione da parte di Barclays, che paga in azioni proprie (3,225 ordinarie) per la banca olandese l’equivalente di 36,25 euro per azione, pari a 67 miliardi di euro. L’operazione prevede pure la vendita della controllata Usa di Abn Amro, LaSalle, alla Bank of America per 21 miliardi di dollari che permetterà al gruppo di distribuire 12 miliardi di euro agli azionisti. Se l’operazione andrà in porto, sarà la maggiore acquisizione bancaria della storia. Il predominio di Barclays nella futura partnership è netto: a partire dal nome del nuovo gruppo, che sarà quello della banca inglese, passando per il top management. President sarà Bob Diamond, attuale President di Barclays, Ceo sarà John Varley che nella banca inglese ricopre l’omonimo ruolo. Arthur Martinez, di Abn Amro, è l’eccezione con il ruolo di chairman, ma l’intesa mette in chiaro che Marcus Agius, oggi chairman di Barclays e deputy chairman del nuovo gruppo, prenderà il posto di Martinez quando si ritirerà. L’aspetto eclatante è che Rijkman Groenink, chairman di Abn Amro e arbitro dell’intesa, perderà ogni carica esecutiva diventando membro non esecutivo del cda, che sarà composto da 10 inglesi e 9 olandesi. Il quartiere generale operativo sarà ad Amsterdam, ma l’altro colpo di scena è che il primo ente regolamentare del gruppo sarà la Fsa britannica e non più la Banca d’Olanda. L’operazione non sarà indolore, dato che prevede il taglio su 3 anni di 23.600 dipendenti, pari all’11% degli organici. Il sindacato bancario olandese De Unie ha detto che secondo il management di Abn Amro, gran parte dei tagli avverrebbe in Gran Bretagna, Spagna e Italia. Richieste di un commento, fonti Barclays hanno detto a «Il Sole 24 Ore» che nessuna decisione è stata presa e che per ora i tagli annunciati sono indistinti e a livello globale. Varley ha detto che una riduzione del 10% degli organici già avviene "fisiologicamente" in Barclays. Gli abbiamo chiesto che farà delle attività in Italia, dove Barclays sta aprendo aggressivamente sportelli, dove Abn Amro controlla AntonVeneta e l’8,6% di Capitalia. «L’Italia no dei Paesi più importanti - ha detto -. Stiamo aprendo sportelli e abbiamo una forte presenza nell’investment banking. Ora ci verremo a trovare con una presenza più grande di quanto speravamo e siamo esaltati dalla prospettiva di potere usufruire della forte capacità di distribuzione grazie ad AntonVeneta. Quanto alla quota in Capitalia, rispettiamo gli impegni strategici presi in Italia da Abn Amro». Varley ha parlato di una fusione «che ci permette un’opportunità unica di creare una nuova forza nei servizi finanziari che genererà crescita sostenibile e valore aggiunto per gli azionisti». Varley, cattolico osservante, proveniente da una famiglia di banchieri e parte dell’establishment della City, ha provato in pochi anni di essere un manager efficiente, oltre che abile nel fare leva sulle qualità di Diamond, che ha moltiplicato le attività di asset management e investment banking di Barclays. Il nuovo gruppo diverrà numero uno al mondo nella gestione di fondi. Ma il mercato non è stato molto convinto dall’operazione e il titolo Barclays ha perso il 2,3% a 735 pence. Le sinergie di 3,5 miliardi di euro, di cui 2,8 miliardi da tagli ai costi, sono da provare. E qui entra in scena l’alternativa del consorzio guidato da Rbs (con Santander e Fortis) che, puntando allo spezzatino, creerebbe più valore. Groenink ha detto di essere aperto ad altre offerte ma vuole vedere un’ipotesi dettagliata e convincente. Mettendo già in chiaro «di non credere che un break-up darà più valore agli azionisti». Questi voteranno il 26 aprile e ieri hanno espresso frustrazione di non poter votare sulla cessione di LaSalle. Rbs vuole capire meglio i termini dell’operazione Usa, che dopo 14 giorni di esclusiva con Bank of America, potrà andare al migliore offerente. Il rischio è che tutta l’operazione finisca all’asta se Rbs e soci alzeranno il tiro. Contro di loro hanno la difficoltà di fare passare lo spezzatino sul piano regolamentare e dell’integrità aziendale. Ieri Varley ha abilmente rilevato che «noi puntiamo a costruire un nuovo gruppo e non a distruggerne uno esistente». Marco Niada