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 2007  aprile 24 Martedì calendario

Il polo televisivo, perdite e vincoli. Il Sole 24 Ore 24 aprile 2007. Roma. La partita televisiva è parte non secondaria nel caso dell’ingresso di nuovi soci in Telecom Italia

Il polo televisivo, perdite e vincoli. Il Sole 24 Ore 24 aprile 2007. Roma. La partita televisiva è parte non secondaria nel caso dell’ingresso di nuovi soci in Telecom Italia. Lo scorporo di Telecom Italia Media, controllata al 66,80% dalla capogruppo, e in particolare delle due reti televisive a loro volta controllate da TI Media (La 7 al 100% e Mtv Italia al 51%) è necessario solo se vi realizza un controllo congiunto da parte di società non europee. O se viene provato un collegamento Telecom-Mediaset. Le società televisive, in altre parole, sono più "protette", a livello normativo, dalle incursioni d’oltre frontiera, della Rete da cui passano le comunicazioni dell’intero Paese. Cosa succede se ad entrare in Olimpia, e quindi in Telecom Italia, sono un gruppo di banche e imprese italiane o europee? La storia può ripetersi, con varianti non secondarie: fu proprio La 7 controllata dalla Telecom di Roberto Colaninno, nel 2001, a lanciare una vera e propria sfida competitiva a Mediaset, con nomi come quello di Fabio Fazio. Tutto finì con il passaggio del controllo di Telecom ad Olimpia. Ora è Colaninno a chiamare Mediaset per Telecom. Innanzitutto, se Mediaset o Fininvest sono all’interno della cordata di acquirenti, non è automatica la cessione del settore televisivo,che perde 100 milioni ogni duecento che ne fattura. Deve, infatti, scattare il collegamento tra Mediaset e Telecom Italia per arrivarci. Secondo il codice civile, la soglia che fa scattare il collegamento è il 10% dei voti in assemblea ordinaria, per le società quotate in Borsa. Se Mediaset va oltre tale soglia, scattano due divieti antitrust: quello del Sic e quello del numero delle reti televisive. Tutto lascia pensare che Mediaset resterà, nel caso, ben al di sotto del 10% del capitale di Telecom. Vi sono norme però che, anche al di sotto di tale soglia, permettono di presumere l’esistenza di un’influenza notevole o di un’influenza dominante, il che equivale a stabilire un collegamento tra le due imprese. L’influenza notevole si verifica quando, magari in virtù di patti parasociali, vi sia il verificarsi di rilevanti operazioni - nel caso, tra Mediaset e Telecom Italia - o la fornitura di informazioni tecniche essenziali tra i due gruppi. Vi sono poi le norme sull’influenza dominante dettate dall’articolo 43 del Testo Unico sulla televisione, che riprendono la legge Maccanico del 1997. Il controllo si considera esistente sotto forma di influenza dominante, salvo prova contraria, quando ricorrono determinate condizioni. Come l’esistenza di rapporti tra soci che abbiamo come effetto, tra gli altri, il coordinamento della gestione delle imprese ai fini del perseguimento di uno scopo comune o l’assoggettamento a direzione comune delle aziende interessate. Cosa succede se, per ipotesi, scatta il collegamento tra Mediaset e Telecom? Un’azienda che ha il 40% dei ricavi nel settore delle comunicazioni elettroniche non può superare il 10% del Sic, attraverso società controllate o collegate. Se Telecom, cui la Gasparri con una norma ad hoc si riferisce, risulterà collegata a Mediaset, si troverà oltre tale quota. Rispetto a un Sic fissato per il 2005 in 22,144 miliardi di euro dall’Autorità per le comunicazioni, i ricavi di Mediaset - per la quale il limite è pari al 20% del Sic - sono stimati intorno al 16% del totale. Il gruppo Telecom-Mediaset dovrebbe scendere di circa 1,4 miliardi di euro per restare sotto il 10% fissato dalla legge. Impensabile. Come l’alternativa costituita dalla nullità delle operazioni che contrastino con i divieti stabiliti dal Testo Unico. Vi è poi il limite sulle reti televisive, che "scatta", a sua volta, solo se viene dimostrata un’influenza notevole o dominante di Mediaset in Telecom. Il "tetto" ari al 20% delle reti analogiche e dei programmi digitali, detratti quelli ritrasmessi da un segnale all’altro, come Canale 5 e La 7. L’Autorità per le comunicazioni non l’ha mai calcolato. Non hiaro se nel tetto rientrino i canali pay-per-view: un articolo del Testo Unico vuol evitarlo ma una sentenza della Corte di giustizia europea va in senso opposto e così il Ddl Gentiloni. Leggi a parte, può essere una scelta dell’acquirente quella di cedere una società in perdita ma che può far gola se ricorrono alcune condizioni. Tra queste, l’approvazione di una nuova regolamentazione televisiva asimmetrica che riduca la quota di mercato del duopolio Rai-Mediaset. Marco Mele