Il Messaggero 28/04/2007, pag.25 Roberta Bottari, 28 aprile 2007
Virna Lisi, la madrina: "Indossai un abito viola e venni cacciata". Il Messaggero 28 aprile 2007. Era il 28 aprile del 1937 quando vennero inaugurati gli studios di Cinecittà
Virna Lisi, la madrina: "Indossai un abito viola e venni cacciata". Il Messaggero 28 aprile 2007. Era il 28 aprile del 1937 quando vennero inaugurati gli studios di Cinecittà. Una giornata storica. Come storici sono gli autori, i registi e gli attori che in quella specie di ”No Man’s Land” hanno sognato, lavorato e sputato sangue. Ma storica è stata anche la prima volta a Cinecittà di Virna Lisi. L’attrice, madrina di questo settantesimo anniversario, di ricordi ne ha molti, certo. Ma la cosa singolare è che la stessa donna dagli occhi di ghiaccio, che è stata capace di conquistare Hollywood senza battere ciglio, parlando di Cinecittà si commuove. Signora Lisi, ci ricordi i suoi esordi negli studios romani.«Avevo 15 anni quando sono entrata nel primo teatro di posa e credevo mi venisse un infarto: antichi romani, dame incredibili, ristoranti con tutti i divi... una favola. Poi ho scoperto che era il teatro più piccolo e buio di tutti, ma a me è sembrato il Castello del Principe Azzurro». E quale è il suo rapporto oggi con Cinecittà? «Gli studios sono molto cambiati, prima lì si giravano i più bei film del mondo e se ne producevano centinaia, oggi è arrivata la tv con le fiction, ma anche con i programmi e i reality-show. Io invece non cambio: Cinecittà è sempre nel mio cuore». Le dispiace di questo ingresso della tv? «Al contrario: dobbiamo essere grati alla tv, che in Italia fa lavorare attori e maestranze, perché il nostro cinema, purtroppo, mi sembra in uno stato di morte civile». Torniamo al suo primo giorno nel teatro di posa. «Avevo lasciato la scuola da pochi mesi e non capii subito che in quel film, Napoli Canta, non c’era la costumista e io avevo solo un vestito: così non poteva andare. Mi aiutò mi nonna: venne da Ancona, comprò delle stoffe e mi cucì a macchina dei completini. Il grande giorno mi presentai con una camicetta viola e una gonnellina a fra il viola scuro e il viola chiaro: fu il primo ”vaffa...” della mia vita. Non sapevo della superstizione sul viola, ma ancora ricordo le parole del regista: ”Ma chi ce l’ha messa quella deficiente lì?”». Quanti divi ha fatto innamorare a Cinecittà? «Nessuno: se è successo, evidentemente non me ne sono accorta». C’è un regista che ricorda con particolare amore? «Pietro Germi: era capace di trasmettermi, e allo stesso tempo di tirarmi fuori, delle emozioni che non sospettavo di avere. E poi Cristina Comencini, con lei ho lavorato davvero in modo egregio». C’è un ruolo che sogna di interpretare? «Un film comico, una di quelle commedie che negli Usa interpreta sempre Shirley MacLaine». Cosa augura a Cinecittà? «Di continuare a far sognare tutto il mondo. E non è poco». Roberta Bottari