Libero 25/04/2007, pagg.1-10 Luigi Santambrogio, 25 aprile 2007
Il grande Partito dei Valori Immobiliari. Libero 25 aprile 2007. Ma quante Italie ha Antonio Di Pietro? Come per le famose divisioni del Papa, sul nome del partito fondato dall’ex pm dopo il lancio della toga, fioccano miti, leggende e fiabe
Il grande Partito dei Valori Immobiliari. Libero 25 aprile 2007. Ma quante Italie ha Antonio Di Pietro? Come per le famose divisioni del Papa, sul nome del partito fondato dall’ex pm dopo il lancio della toga, fioccano miti, leggende e fiabe. Caricature feroci, storpiature e variazioni sul tema: ne abbiamo contati venti, ma il numero, come si dice per le vittime degli incidenti ferroviari, è destinato a salire. I più ormai lo chiamano "L’Italia dei Malori", (1 - d’ora in avanti, spunteremo le definizioni con il numeretto), visto quel che da un po’ di tempo sta succedendo attorno al partitello di Tonino. Altri, più in vena di spiritosaggini, l’hanno invece soprannominato "L’Italia dei Sapori", (2) alludendo al gusto agro e amaro che deve aver in bocca l’ex pm. Altri, ancora, "L’Italia dei Dottori", (3) in riferimento ai ritocchi di chirurgia plastica ed estetica cui si è sottoposta di recente l’altra leader del gruppetto dipietresco, Franca Rame in Fo, sposa settantasettenne del guitto Dario Nobel, ex cacciatore di partigiani. Padrone e inquilino Infine, i più perfidi e cattivi, come l’ex socio dell’impresa di pulizia (morale), Elio Veltri, lo chiamano oramai senza più ritegno: "L’Italia dei Valori-Immobiliari" (4). E così siamo davvero al colpo sotto la cintura, al calcio basso, anzi bassissimo da ko ("L’Italia dei Pugnalatori"- 5). La scorsa settimana, la faccenda ha fatto pure capolino su alcuni quotidiani nazionali. E allora partiamo da qui, per capire meglio cosa si agiti dentro l e petit rassemblement di Totonno, ’o ministro dalle Case Pulite. L’"affaire" in questione riguarda l’acquisto da parte della società An.to.cri. srl di proprietà di Di Pietro di un appartamento a Milano e di un mutuo acceso presso la Bnl. Fin qui tutto bene. La cosa curiosa è la scoperta che l’immobile è stato affittato all’Italia dei Valori, il suo partito, (qui nella veste "L’Italia dei Debitori"- 6) il quale versa un canone uguale o forse superiore alle rate del mutuo. Insomma, il persecutore dei corrotti e dei furbetti, oggi ministro delle Infrastrutture, fa un doppio affare: compra per sé degli immobili e li fa pagare al suo partito Che li fa pagare a noi. Un vero partito di giro, che campa grazie ai contributi degli iscritti e al finanziamento pubblico (cioè di tutti noi). Niente di illegale per carità. probabile che gli affitti riscossi da Tonino siano inferiori (i giornali hanno però scritto il contrario) alle quote mensili del mutuo. Ma pure in questo caso, una parte consistente del prestito bancario alla società immobiliare sarebbe in qualche modo coperto dai pagamenti di un altro ente (il partito) che fa capo allo stesso affittuario. Lecito? Certo, l’unico problema è che l’Italia dei Valori non è un’impresa, non guadagna rischiando del suo, non ci mette il capitale, non produce, non vende, non crea lavoro e profitti. Incassa però il denaro del pubblico finanziamento. Parte di questi soldi va a coprire le spese vive delle sedi. E parte ritorna al dottor Di Pietro tramite la sua immobiliare, sotto la voce affitto. Facile fare l’immobiliarista coi soldi dello Stato. Qualcuno, dalle parti di Torino, ci aveva già provato con le automobili. E con questo formidabile assist, arriviamo alla settima definizione: "L’Italia dei Favori". (7). Già, perché secondo voi, quante banche avrebbero concesso mutui milionari ad una società che ha come fidejussore un tizio che ha un reddito di poco più di 180mila euro?. E ancora, il signor Pirelli, alias il dottor Marco Tronchetti Provera, (il tipo si trova in questo periodo piuttosto inguaiato) avrebbe venduto a quel prezzo se non ci fosse stato di mezzo il dottor Di Pietro? Anzi il ministro alle Infrastrutture (beh qui la definizione sorge spontanea: "L’Italia dei Lavori" -8). Ripetiamo, nulla di illecito, come non c’era niente di illegale a comprare una Mercedes a 20 milioni o a farsene prestare 200. Ma allora erano i tempi de "L’Italia dei Motori" (9) e quella dei "Creditori" (10). Il bell’Antocri Altre notizie sull’immobiliare. Antocri è l’acronimo scelto da papà Tonino per omaggiare i suoi tre rampolli: Anna, Toto e Cristiano. Viene fondata nel 2003, stesso anno in cui il partito si trasferisce dalla modesta location di Busto Arsi- zio alla centralissima via Casati di Milano. Un bel appartamentone di nove vani dove il partito di Di Pietro si può distendere comodamente. Il contratto d’affitto prevede un canone mensile di 2.800 euro: così risulta dai bilanci della Antocri srl e, dicono, sia frutto di una serrata trattativa tra il proprietario Antonio Di Pietro e l’inquilino Di Pietro Antonio. Qualcuno sente puzza di bruciato? Ma quale puzza, siamo seri. Sono soltanto sospetti, nient’altro che sospetti senza fondamento penale. Non siamo mica a "L’Italia degli Odori"(11). Però, però la storia si ripete. Giusto un anno dopo, nel patrimonio dell’Antocri entra a far parte un altro gioiello di mattoni pregiati: un appartamento di dieci stanze in via Principe Eugenio a Roma. Anche qui, proprietario (Antonio Di Pietro) e inquilino (Di Pietro Antonio) raggiungono un buon accordo sull’affitto. Il valore totale dei due appartamenti si aggira sui 2milioni e mezzo di euro, i mutui accesi con la Bnl ammontano 662mila euro e scadranno tra il 2015 e il 2019. E poi c’è il finanziamento pubblico: 2milioni e mezzo circa l’anno. Come da legge. Tutto regolare? Qualcuno dice di no e ha chiamato la magistratura (c’è aperta un’indagine). All’interno del partito le polemiche sono incandescenti. ("L’Italia dei Calori" - 12). Altri ancora hanno scritto che nelle operazioni im- mobiliari il nostro Tonino era maestro ancora prima di cambiare mestiere e darsi alla politica. Si ripescano le storie della garçon nière proprio dietro la Scala di Milano ("L’Italia dei Bollori"- 13), la faccenda della suite al residence Mayfar di Roma ("L’Italia dei Signori"- 14), gadget, omaggi e cotillons vari che arrivavano copiosamente al giustiziere di Curno. E che gettarono qualche ombra sulla sua carriera di indomito Mastro Lindo. Il Partito dei Rancori Ma queste sono vecchie voci, pettegolezzi, boatos della solita "Italia dei Rumori" (15). Siamo certi che l’inchiesta in corso finirà con una bella archiviazione. Ma il problema resta, ed è politico, non giudiziario. O meglio, per usare aggettivi cari a Di Pietro, di questione morale si tratta. Facciamo parlare quel Elio Veltri, co-fondatore del partito insieme a Tonino e ad altre 300 persone. Scrive, il Veltri, che una bella mattina scoprì che «l’Italia dei valori era stata sostituita da un’altra fondata clandestinamente da tre persone che dopo qualche tempo è diventata una sola, e cioè Di Pietro». (In quel momento nacque "L’Italia dei Buttafuori"- 16). Conclude Veltri: «Unico partito al mondo con un solo socio che convoca l’assemblea, cioè se stesso e davanti allo specchio decide di approvare il bilancio fatto di soldi pubblici e magari cambiare lo statuto». Ed eccoci arrivati a "L’Italia dei Rancori"(17). Quello di Di Pietro è forse un esempio, fra tanti, di conflitto di interessi nello splendido arcobaleno ("L’Italia dei Colori"- 18) del governo ulivista e moderatamente di sinistra. Di conflitti, guerre, guerriglie e scaramucce di interesse all’interno del gruppone ministeriale unionista ne sono già stati registrati ben 24 (Corriere della Sera, del 23 maggio 2006) Che dirà allora la pasionaria Rame Franca, socia di Tonino e compagna col trucco (nel senso chirurgico del termine)? Non le sembra, signora mia, che questa Italia dei Valori abbia anch’essa bisogno di un bel lifting sui princìpi di facciata, quelli puri da esibire nei girotondi (che fine avran fatto gli scout di Mani pulite, quelli che si tenevano per mano e cantavano con Vecchioni davanti ai fuochi di Palazzo di Giustizia) e nelle marce degli onesti. Già, anche a questa "Italia dei Clamori" (18) servirebbe una drastica operazione di ri vergination , per eliminare gli inestetismi di facce toste e doppiecoscienze. Anche se per qualcuno, l’intervento sarà piuttosto duro e farà male. Meglio così, viva "L’Italia dei Dolori" (19). Magari, come propone la compagna Turco, potrà rivolgersi al servizio sanitario nazionale o detrarre le spese dalla dichiarazione dei redditi. Sempre che non faccia già parte de "L’Italia degli Evasori" (20). Scherziamo, Tonino, scherziamo... Luigi Santambrogio