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 2007  aprile 25 Mercoledì calendario

Il divorzio del compagno Mussi vale due milioni di euro. Libero 25 aprile 2007. Roma. Fabio Mussi Oly Intanto, spiegano gli uomini di Mussi, i Ds non si sono affatto sciolti

Il divorzio del compagno Mussi vale due milioni di euro. Libero 25 aprile 2007. Roma. Fabio Mussi Oly Intanto, spiegano gli uomini di Mussi, i Ds non si sono affatto sciolti. E non lo faranno a breve. Le sedi, i dipendenti, il patrimonio immobiliare, i debiti e gli utili, in una parola la cassa e tutto ciò che ad essa è legato vive e continuerà ad avere vita autonoma rispetto alla Margherita, almeno fino al 2009. Da qui ad allora, quindi, nessuno potrà sfrattare Mussi e i suoi. La sinistra del partito, infatti, non è uscita dai Ds. Semmai, come ha spiegato il suo leader fino allo sfinimento, ha deciso di non entrare in un altro soggetto: il partito democratico. Una sottolineatura che non è solo retorica. Quando inizierà la vera e propria fase "liquidatoria", quando cioè le casse di Quercia e Dl dovranno unirsi e le sedi vecchie lasceranno il posto alle nuove, quel che resta dei Ds dovrà essere spartito tra gli "azionisti" del partito. «E noi siamo a tutti gli effetti parte di questo partito», precisano i "mussiani". «Si aprirà una trattativa». E non sarà una concessione di Ugo Sposetti o di chi per lui. Dovrà essere così perché formalmente è così, visto che, come ripete Mussi, non c’è stata alcuna scissione. Da qui ad allora le fonti di finanziamento, spiegano gli uomini del ministro dell’Università, saranno principalmente due: «I gruppi parlamentari autonomi che costituiremo al più presto e i contributi di parlamentari, consiglieri comunali, provinciali e regionali che aderiranno a Sinistra democratica (la componente cui ha dato vita l’ex correntone, n.d.r.)». Per i primi, il conto è semplice. Alla Camera i deputati pronti a seguire Mussi sono 23 più Peppino Caldarola. Come capogruppo si parla di Fulvia Bandoli o di Valdo Spini. A Palazzo Madama, invece, la truppa è di 10 senatori. Proprio ieri Cesare Salvi ne ha dato l’annuncio dando anche l’elenco dei nomi: oltre a lui Massimo Villone, Paolo Brutti, Giorgio Mele, Silvana Pisa, Nuccio Iovene, Guido Galardi, Giovanni Bellini, Piero Di Siena, Giovanni Battaglia. Teoricamente non abbastanza per costituire un gruppo a sé, ma già altre volte sono state concesse deroghe. E poi è probabile che se ne aggiungano altri, per esempio senatori legati ad Angius: «Pensiamo di partire con un numero superiore a questo», ha infatti detto Salvi. pressoché certo che il capogruppo sarà lui. Non potranno godere dei rimborsi elettorali, non essendosi mai presentati con un simbolo proprio alle elezioni. Ma avranno diritto a un contributo in base al numero dei componenti. Il che avrà una conseguenza anche sulle casse dell’Ulivo: l’uscita di oltre trenta parlamentari, infatti, comporterà una diminuzione dei contributi per i gruppi unici di Ds e Margherita. Allo stesso modo, l’avventura di Mussi avrà ricadute sulle casse del Botteghino. Se il patrimonio della Quercia, per almeno due anni, resterà integro - quindi proprietà di maggioranza e di minoranza - la parte di stipendio che i parlamentari dell’ex Correntone, come tutti i diessini, finora hanno devoluto per il 50% al partito, d’ora in poi andrà tutta alla nuova componente di Mussi, Sinistra Democratica. L’indennità parlamentare, esclusi i rimborsi per i rapporti con gli eletti (circa 4mila euro al mese), le spese di trasporto e la diaria, è di 5.284,58 euro. La metà, moltiplicata per i 34 aderenti a Sinistra democratica, significa 93.271 euro al mese. Soldi che saranno sottratti alle casse del Botteghino e diventeranno disponibili per la nascente formazione. A questo vanno aggiunti i contributi degli amministratori locali. Qualcosa meno del 50%, a seconda dell’indennità, ma sono sempre soldi. Tra contributi per i gruppi di Camera e Senato e indennità parlamentari o di cariche locali si calcola in due milioni di euro circa la cifra che uscirà dalle casse del Botteghino per entrare in quelle della nuova formazione. I problemi, per Mussi e i suoi, restano comunque tanti. La «trattativa» con i Ds, nel momento in cui si dovrà liquidare il patrimonio o "riconvertirlo" a uso del partito democratico, è tutta da fare. Ma le armi di contrattazione, avvertono gli uomini di Mussi, non saranno solo giuridiche. Esempio: « logico che alle amministrative che ci saranno fra un mese è interesse di tutti che i nostri candidati rimangano nelle liste dei Ds o dell’Ulivo o appoggino i candidati sindaci o presidenti di province dei Ds o dell’Ulivo». L’interesse è reciproco. Però, lasciano intendere, non è a costo zero. In soldoni: io (Sinistra democratica) appoggio il tuo candidato sindaco dell’Ulivo, e tu, in cambio, mi fai utilizzare, per esempio, una parte delle sezioni. Altrimenti, tanti saluti. Io perdo il seggio, ma tu rischi di perdere voti, quindi in fondo anche i seggi. Ovviamente la campana del Botteghino è diversa. «Vorrà dire che dovranno accollarsi anche la loro parte di debiti», ha detto il tesoriere della Quercia, Ugo Sposetti. Le truppe di Mussi, per il momento, fanno spallucce. Si vedrà. «Ora è il momento di concentrarsi sulla politica». Anche perché quello che accadrà nei prossimi mesi potrebbere cambiare tutto. Sabato ci sarà una riunione con tutti i delegati della terza mozione. Domenica il ministro dell’Università parteciperà, a Roma, all’assemblea "Uniti a sinistra", la rete promossa da Pietro Folena (Prc) e di cui fanno parte esponenti di tutta la sinistra radicale, dai Verdi al Pdci a Rifondazione comunista (ci saranno, tra gli altri, Paolo Cento, Giovanni Russo Spena, Armando Cossutta, Antonello Falomi, Famiano Crucianelli, Sandro Curzi). Titolo: "Costruiamo la Casa della Sinistra". Se, quando e come accadrà questa riunificazione, nessuno si sbilancia a dirlo. Elisa Calessi