Flavia De Marco Nurya, La più antica delle danze e il suo potere curativo. Danza del ventre, Lampi di stampa, 2007, 141 pagine, 14 euro., 30 aprile 2007
Danza del ventre. Considerata dagli antropologi la danza più antica del mondo, risale al periodo Neolitico
Danza del ventre. Considerata dagli antropologi la danza più antica del mondo, risale al periodo Neolitico. Al centro dei culti religiosi della Madre Terra, era praticata dai popoli primitivi dell’antica Mesopotamia (VI-II millennio a.C.), come rito propiziatorio della fertilità, sia per chiedere agli dei raccolti abbondanti, sia per preparare al parto le donne, che danzando avrebbero potuto contare su addome e fianchi più forti ed elastici. Zingari. La danza del ventre si è diffusa nei paesi che si affacciano sul Mediterraneo grazie agli spostamenti degli zingari, che a loro volta hanno modificato i movimenti originari della danza mediorientale attingendo alle tradizioni locali. In particolare alle danze indiane risalgono i movimenti ritmici della testa, le vibrazioni delle spalle, il movimento sinuoso a onda delle mani e contorsioni e rotazioni della parte inferiore del tronco. Di origine greca è il ritmo chiftetelli 16/4; di origine spagnola l’uso del velo, il battere dei piedi, la vibrazione del corpo, gli ancheggiamenti e le mezze rotazioni del fianco; di origine africana le percussioni, i colpi di pelvi e di fianchi ritmici; di origine italiana l’uso del tamburello. Sharqi. Stile classico, raffinato e ricco, è ballato nelle corti musulmane e ottomane. Le prime testimonianze si ritrovano nel Grande libro dei canti dell’autore di origine persiana Abu Farag. Era ballato in epoca classica in Egitto dalle danzatrici Awaualim, appartenenti al ceto medio alto, che si esibivano solo davanti ad altre donne. Danza col velo. Ne esistono diverse varianti, a seconda del numero di veli usati (uno, due, sette, nove). L’origine è incerta, ma è ricollegata al mito babilonese di Ishtar, Dea dell’amore e della sensualità, che per riscattare lo sposo Tammuz, appena morto, cerca di penetrare nel regno delle tenebre, ammantata di sette veli, e ogni volta che attraversa un cancello, ne lascia uno come pegno per essere ammessa. Riabilitazione pelvica. Indicata dai ginecologi anche per curare l’incontinenza che colpisce le donne in gravidanza, prevede esercizi comuni ai movimenti della danza del ventre. Esercizio di Kegel. Sdraiate, tenere le ginocchia sollevate e oscillare lentamente i glutei su e giù, mantenendo gli altri muscoli rilassati e un movimento costante ma lento. Bioenergetica. Fondata da A. Lowen, è una forma di terapia che associa lavoro sulla mente e sul corpo, con una serie di esercizi specifici e mirati ad aumentare la capacità di provare piacere e gioia, modificando il livello di energia a disposizione. Grounding (letteralmente ”stare coi piedi per terra”), è il processo energetico, che si basa su riallineamento del corpo, rilassamento delle tensioni croniche e recupero dell’elasticità. La posizione per raggiungerlo corrisponde alla posizione base della danza del ventre. Corazza. Contrazione cronica e involontaria delle fasce muscolari, che secondo la teoria di W. Reich aiuta fin da bambini a difendersi dal senso di angoscia e a diminuire il dolore, ma inibisce la spontaneità e la rabbia per le frustrazioni. In particolare la corazzatura della parte pelvica riduce creatività, volitività, e bisogno di emergere e realizzarsi materialmente, induce difficoltà di relazione e comunicazione. "Non esiste malato nevrotico che non riveli una tensione addominale" (W. Reich, La funzione dell’orgasmo). Segni. Sintomi della corazzatura della parte pelvica: costipazione, lombaggine, escrescenza, cisti ovariche, polipi dell’utero, affezioni vaginali, irritabilità della vescica, anestesia della vagina, piedi freddi e gonfi, intorpidimento, formicolio e varicosi. Fertilità. Secondo la ricercatrice Reouma Choen la danza del ventre, coinvolgendo i muscoli pelvici e vaginali, favorisce la fecondazione, ma una volta che l’ovulo è fecondato, può provocarne l’espulsione.