Varie, 29 aprile 2007
Tags : Ferdinand Piëch
PICH Ferdinand Vienna (Austria) 17 aprile 1937. Manager. «[...] è stato eletto per un quinquennio al vertice del consiglio di sorveglianza del Gruppo Volkswagen
PICH Ferdinand Vienna (Austria) 17 aprile 1937. Manager. «[...] è stato eletto per un quinquennio al vertice del consiglio di sorveglianza del Gruppo Volkswagen. Gruppo del quale, mediante la Porsche di cui è proprietario, controlla quasi un terzo delle quote azionarie. In pratica, ne è il padrone. Come i Ford per Ford, gli Agnelli per Fiat. Storia unica la sua, frutto di passione, fermezza, competenza tecnica ai limiti della genialità. Freddo, ironico, severo con sè e con i collaboratori (’So già chi le succederà” dice agli sventurati non all’altezza), ma pronto a premiare i più bravi, tagliente nei giudizi, ricco di idee. Un perfezionista. Sulla 917 di Le Mans fece lavorare al tornio il pomello del cambio, in balsa, per alleggerirlo. Un innovatore, che ha anche fatto degli errori, ma che ha sempre badato allo sviluppo del settore o dell’azienda in cui operava. Prima la direzione tecnica e sportiva di Porsche (1966-1971), che portò al top delle corse realizzando vetture super come la 908 o la 917 e il 6 cilindri boxer della 911, poi in Audi (1972-1992), che lasciò da presidente dopo aver trasformato un’azienda dormiente in un gioiello (’Dobbiamo essere all’avanguardia della tecnica” proclamò, dettando un felice slogan) con l’introduzione della trazione integrale, delle carrozzerie in alluminio, dei motori 5 cilindri, infine in Volkswagen (1993-2002), di cui raddrizzò conti e sorti, facendone non solo il Gruppo europeo n. 1 ma anche un Global Player. Quando arrivò a Wolfsburg c’erano 28 modelli, nove anni dopo erano 65. Sette i marchi: Volkswagen, Audi, Seat, Skoda, Lamborghini, Bugatti, Bentley. Ma, in fondo, Piëch era un predestinato, anche se una volta [...] confidò che da ragazzo gli sarebbe piaciuto fare razzi e aerei. ”Ma le auto - aggiunse con uno dei suoi sorrisetti sottili - non sono male”. Predestinato perchè cresciuto in una famiglia con i motori nel sangue. nato a Vienna il 17 aprile 1937 da un avvocato, Anton Piëch, e da Louise Porsche, grande donna, imprenditrice e fine politica. Louise era figlia del prof. Ferdinand Porsche, il progettista di Auto Union e del Maggiolino, e sorella di Ferry Porsche, il creatore della Porsche. Da bambino era spesso a Wolfsburg, dove nonno e padre, finita la tragedia della guerra e del nazismo, erano amministratori nel rinato impianto VW. Poteva andare davvero in pensione uno come Ferdinand Piëch? Lasciato il timone del Gruppo nel 2002 portando da Wolfsburg ad Amburgo il prototipo L1, veicolo a forma di sigaro da 100 km con un litro di gasolio, quest’uomo di numeri e di talento tecnico, è tornato presto in scena. In 5 anni si è preso il Gruppo, liquidando il suo successore Pischetsrieder e mettendo al suo posto il fidato Martin Winterkorn, ex n. 1 dell’amata Audi. Adesso, altre sfide lo aspettano: realizzare un’auto compatta dai consumi irrisori (si concretano gli studi eseguiti per la L1), produrre modelli low cost, dare un gusto italiano al design (stima molto Giugiaro). Piëch è uomo ricco quanto disinteressato. Asciutto come un tempo, questo giovanotto di 70 anni che oltre all’auto ha poche passioni (la vela, ma non è indifferente al gentil sesso: più volte sposato e divorziato, ha una dozzina di figli). Il suo quartier generale è a Salisburgo, dove ha sede la Porsche Holding. Ma piomba spesso a Wolfsburg, come un falco» (Michele Fenu, ”La Stampa” 29/4/2007).