Ga.Ja., Corriere della Sera 29/4/2007, 29 aprile 2007
MILANO
«Paghetta? Ma se lavoro da quando ero alle medie... Ora sono io che la do a mia mamma, così va a divertirsi con le amiche».
Cristiano Cavina (foto),
classe ’74, è stato barista, operaio, portalettere. Ora fa lo scrittore (la sua fatica più recente: Un’ultima stagione da esordienti). E, nei weekend, il pizzaiolo.
Insomma, niente paghette.
«Beh, ogni tanto il nonno mi sganciava 2-3 mila lire per le giostre; fin da piccolo, però, lavoravo al bar di mio zio. E d’estate raccoglievo la frutta».
E cosa faceva con i soldi?
«Li spendevo in libri. O per la mia Opel Manta del ’73: un cesso di macchina, ma per me era stupenda».
C’è chi, a 30 anni, ancora prende la «paghetta».
«Mi pare eccessivo. Io poi sono in controtendenza: abito con mia mamma, ma in realtà è lei che vive con me. Ogni tanto glielo dico: non è ora che vai a stare da sola?».
Le statistiche dicono che i «lavoretti» sono spariti.
« vero, i posti per la raccolta delle pesche ora non li vuole più nessuno. E mio zio, in pizzeria, fatica a trovare aiuti; bastano i 50 euro della mamma... Ma così si diventa mollicci. E ora mi scusi, ma devo fare le pizze».