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 2007  aprile 29 Domenica calendario

MILANO

Punto primo: sbarrare la strada ad América Móvil di Carlos Slim in Brasile. E aprire un nuovo capitolo in un continente, l’America Latina da cui Telefonica ricava già quasi il 35% degli utili operativi. Punto secondo: poter contare, nel giro di un quinquennio su risparmi annui di almeno un miliardo di euro per effetto delle sinergie, valutate 1,9-2 miliardi assicurate dalla partnership con Telecom. Punto terzo: aumentare notevolmente la propria presenza in Europa, oltre gli attuali confini di Spagna, Gran Bretagna, Repubblica Ceca. E tutto questo mettendo sul piatto appena 2,6 miliardi di euro, meno di quanto gli sta entrando in cassa per la cessione a Macquarie Bank di Airwave, la catena radio che si è ritrovata in dote quando ha acquisito O2. Oppure, se si vuole, meno di quanto otterrà nel giro di qualche settimana dalla vendita del 75% di Endemol.
Per Cesar Alierta il senso dell’operazione Olimpia-Telecom è molto chiaro. E il prossimo 10 maggio non gli sarà difficile spiegarlo al board di Telefonica, anche a quei consiglieri che gli hanno apertamente espresso la loro preoccupazione verso la nuova campagna d’Italia ancora scottati dalla fallimentare avventura di Ipse 2000, il consorzio che nell’estate di sette anni fa aveva conquistato una licenza Umts ma non è mai riuscito a lanciare il servizio. Allora Alierta, laurea a Saragoza e master alla Columbia University di New York era appena arrivato alla presidenza di Telefonica. Ora, dopo aver sviluppato il gruppo fino a farne il quinto al mondo per capitalizzazione (e indebitandolo per 53,5 miliardi di euro), ha affrontato la partita con pieni poteri decisionali in un esplicito appoggio del governo di José Luis Rodriguez Zapatero, maturato dopo quel vertice di Ibiza con il premier Romano Prodi con cui ha preso forma l’«Asse Mediterraneo».
Il primo obiettivo di telefonica era, ovviamente quello di impedire che Tim Brasil potesse finire nelle mani del «rivale» Carlos Slim. Ma non si tratta solo di ragioni difensive. L’ingresso in Telecom come unico partner industriale consente infatti al gruppo spagnolo di definire le proprie strategie latino-americane, a cominciare dall’assetto di Vivo, l’operatore mobile brasiliano controllato in joint venture al 50% con Portugal Telecom. Un’alleanza sempre più tesa, tanto più che Vivo continua a perdere colpi ed è stata superata proprio da Tim Brasil. «Le faccio i miei sinceri complimenti», ha scritto 3 mesi fa Alierta a Guido Rossi, in quei giorni presidente di Telecom Italia. Così, il capo di Telefonica sta cercando da mesi di sganciarsi dal gruppo portoghese: non solo ha proposto di acquistarne la partecipazione in Vivo, ma ha anche dato il suo appoggio all’offerta lanciata da Sonae per acquisire l’intera Portugal Telecom, di cui tra l’altro Telefonica detiene (e ha messo in vendita) il 10% del capitale. L’ingresso in Tim Brasil cambierebbe di colpo lo scenario. E non è un mistero che Alierta sogni, in prospettiva di lungo periodo, una fusione tra la stessa Tim brasiliana e Vivo.
Ma il gruppo spagnolo potrebbe beneficiare anche di altre partecipazioni strategiche di Telecom Italia in America Latina, a cominciare dalla call option con la quale, dal 2009, la compagnia italiana ha la possibilità di acquisire il controllo di Sofora Telecomunicaciones, la holding cui fa capo Telecom Argentina, e l’operatore Wireless Telecom Personal.
Quanto al mercato europeo, dove controlla Cescky nella Repubblica Ceca, e soprattutto l’operatore mobile O2 in Gran Bretagna, Telefonica vede in Telecom Italia un partner che le può permettere di ampliare il suo spettro geografico d’attività e con il quale condividere le linee strategiche. Poco tempo fa, alla conferenza degli investitori a Valencia, Alierta ha posto molta enfasi sui servizi Adsl, sulla trasmissione dati e voci via internet, e sulla convergenza con il mobile. In quell’occasione, dopo che solo nell’ultimo anno e mezzo ha investito 30 miliardi di euro in acquisizioni, ha parlato esplicitamente di un «nuovo corso» per Telefonica. Con obiettivi decisamente ambiziosi: un giro d’affari già per il 2007 superiore a 56 miliardi di euro, con un margine operativo lordo di quasi 21 miliardi, per poi continuare a crescere a ritmi del 10-15% da qui al 2009. Su scala globale, soprattutto grazie ai servizi mobili, Alierta punta ad aumentare clienti del 41% in 3 anni, portandoli a 255 milioni. E si tratta di promesse che ha fatto prima ancora di mettere nel conto Telecom.