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 2007  aprile 29 Domenica calendario

DUE ARTICOLI: CRONACA E COMMENTO DI MUCCHETTI


MILANO – Il controllo di Telecom Italia passa a Mediobanca, Generali, Intesa Sanpaolo, Sintonia (Benetton) e Telefonica. Il consiglio della Pirelli ha accettato ieri sera l’offerta da 4,1miliardi della cordata italo- spagnola per Olimpia, la società che custodisce il 18% del gruppo telefonico. I nuovi azionisti apporteranno altri titoli «blindando» in Telco, questo il nome della nuova cassaforte, il 23,6% di Telecom. La quota potrà salire con ulteriori apporti di azioni. La holding, inoltre,è pronta a imbarcare nuovi soci, che entreranno attraverso un aumento di capitale già deciso. Il via libera al riassetto è arrivato dopo l’ennesima giornata di contatti e verifiche tra i partner della cordata. La Consob aveva chiesto in mattinata a Mediobanca, Intesa, Generali e Benetton di comunicare prima dell’apertura dei mercati di lunedì cosa stava accadendo. Ma non ce n’è stato bisogno, perché tutto si è chiarito ieri sera. Marco Tronchetti Provera aveva già preallertato il board della Pirelli, e una riunione era in programma per il primo pomeriggio. Ma le banche hanno avuto bisogno di altro tempo per superare alcuni ostacoli e definire tutti i dettagli dell’accordo. Solo poco prima delle 21 la proposta è arrivata sul tavolo del consiglio, che in mezz’ora ha deciso di accettarla. In Via Negri erano presenti Tronchetti, Alberto Pirelli, Mario Garraffo, Piero Giarda, Franco Bruni e Carlo Secchi. Sei consiglieri su diciannove. Gli altri erano collegati al telefono.
Da domani, dunque, Telecom Italia gira di nuovo pagina. E’ il quarto passaggio di proprietà per il gruppo telefonico, transitato nel giro di dieci anni dal Tesoro al «nocciolino» duro, poi dalle mani di Roberto Colaninno a quelle di Marco Tronchetti Provera, che ora vende alla cordata italo-spagnola. E porta a casa 3,3 miliardi di euro che finiranno dritti nella casse Pirelli, che, come recita un comunicato diffuso in serata valuterà ora «opportunità di investimento nei core business del Gruppo», in primis i pneumatici con il possibile riacquisto del 39% di Pirelli Tyre ceduto un anno fa a un gruppo di banche.
Complessivamente l’accordo raggiunto ieri vale 6,8 miliardi, includendo i 2,7 miliardi circa del debito di Olimpia che sarà trasferito ai nuovi soci.
Con l’operazione incassa anche la famiglia Benetton, partner al 20% in Olimpia. A Ponzano Veneto arriveranno 800 milioni dei quali 400 saranno subito reinvestiti per partecipare alla nuova cordata con una quota dell’8,4%, che si aggiunge al 10,6% che avranno rispettivamente Intesa e Mediobanca e al 28,1% in mano alle Generali, garantendo così la maggioranza della cassaforte di Telecom in mani italiane. A Telefonica va invece il 42,3%, che ne fa il primo azionista singolo. Socio più che gradito a Tronchetti, che proprio con gli spagnoli aveva iniziato a discutere un’alleanza industriale, poi sfumata. La soluzione arrivata sul tavolo del board della Pirelli, quindi, è in un certo senso quella su cui puntava il presidente: banche più partner industriale a garantire il futuro e la stabilità di Telecom. E anche il prezzo, 2,82 euro ad azione, è quello richiesto per vendere.
Il riassetto prevede una serie di accordi tra i nuovi azionisti. Mediobanca, Intesa, Generali, Sintonia e Telefonica hanno firmato infatti un patto parasociale di tre anni che definisce la governance non solo in Telco ma anche in Telecom. Gran parte dei poteri sono in mano ai soci italiani che potranno indicare 13 dei 19 consiglieri del gruppo telefonico, mentre agli spagnoli ne spetteranno 2. Anche presidente, vicepresidente e amministratore delegato saranno di nomina «bancaria». E italiana. «I patti parasociali assicurano la piena indipendenza della gestione di Telecom Italia rispetto ai soci di Telco» hanno spiegato i nuovi azionisti in un comunicato, in cui è precisato che «eventuali accordi di collaborazione tra Telecom e Telefonica sono lasciati all’insindacabile giudizio dei competenti organi deliberanti». Come a dire che quando si aprirà il capitolo delle alleanze internazionali gli spagnoli saranno trattati come gli altri. Anche se in mano avranno una carta pesante, che certamente farà la differenza.
La prima parte del riassetto di Telecom, dunque, è completata. Ora si apre però il secondo capitolo, con l’apertura a nuovi soci. Teleco infatti varerà subito un aumento di capitale riservato. A decidere chi potrà entrare, secondo gli accordi siglati ieri, sarà Intesa Sanpaolo «con il ragionevole gradimento degli altri soci».
Il presidente della Pirelli, Marco Tronchetti Provera. Ieri il gruppo milanese ha venduto il controllo di Telecom 6,8
miliardi di euro il valore dell’operazione: 4,11 miliardi saranno in contanti, il resto è il debito di Olimpia trasferito ai nuovi soci

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Massimo Mucchetti
Il tricolore non è stato ammainato da Telecom Italia. Almeno per ora. Nella nuova Olimpia, che avrà il 23,6% dell’ex monopolio dei telefoni, il 58% sarà intestato a Generali, Mediobanca, Intesa Sanpaolo e Benetton. Dei 15 consiglieri di amministrazione solo 2, e senza deleghe, saranno nominati da Telefonica. Quando trattavano con Marco Tronchetti Provera, gli spagnoli pretendevano di essere eletti partner esclusivi di Telecom, premessa formale di una rapida conquista, essendo Pirelli e Benetton troppo deboli per contrapporsi. Telecom avrebbe dovuto accettare di farsi legare le mani affinché Pirelli ne avesse un vantaggio. Guido Rossi la considerò una proposta indecente e si giocò la presidenza. Ora quell’impostazione è stata corretta. Telefonica avrà come soci, oltre a Benetton, tre istituzioni finanziarie italiane, abbastanza forti da garantire, sulla carta, l’autonomia della dirigenza di Telecom. L’azionista industriale sembra rassegnarsi al ruolo di socio finanziario pur pagando un sovrapprezzo. Meglio di prima. Ma durerà? Partecipando a Olimpia, Cesar Alierta taglia la strada di Telecom alle altre major europee. Ma gli basterà?
Il colosso madrileno è destinato ad avere un peso superiore alle apparenze. Potrebbe, per esempio, far lega con i Benetton, che sono legati ad Abertis, gestore catalano di autostrade: a quell’Abertis che, come Telefonica, conta La Caixa tra i suoi azionisti principali.
Fra tre anni, poi, ogni socio potrà uscire da Olimpia essendo rimborsato in contanti o in azioni Telecom. In quest’ultimo caso, Telefonica si porterebbe a casa il 10% e, con Benetton, quasi il 12% dell’ex monopolio. Una way out anticipata si aprirebbe solo se Telecom vendesse cespiti per oltre 4 miliardi fuori d’Italia, e cioè Tim Brasil, senza il consenso spagnolo.
In questo matrimonio d’interessi, Mediobanca, Generali e Intesa- Sanpaolo hanno le spalle abbastanza larghe per fare la loro parte, ma è pur vero che la loro prima scelta era una soluzione tutta nazionale, senza mettere un concorrente in casa di Telecom. E non è meno vero che quella prima scelta si è rivelata impraticabile per ragioni di potere e di cassa. Mediobanca non aveva i numeri per imporre la mera scissione di Pirelli, che avrebbe emarginato Tronchetti Provera e concentrato troppa influenza in piazzetta Cuccia. Avrebbe forse dovuto integrarla con un’Opa per le minoranze azionarie della Pirelli scissa, ma il suo «circolo» non voleva impegnare troppi soldi o chiedere, in quella fase, soccorso a Intesa. Stessi problemi per la cordata immaginata da Intesa: le mancavano 1,5 miliardi di capitale. Parliamoci chiaro, Telefonica non sta portando know how o mercati, ma i quattrini che l’Italia non ha saputo trovare. E nulla garantisce che, al dunque, questi quattrini saltino fuori.
Telefonica si sta preparando all’eventuale show down
con un aumento di capitale da 25 miliardi che, sommato all’autofinanziamento, la renderà presto capace di tutto. La garanzia più forte per Telecom Italia sarà il valore del suo titolo. Se salirà, verranno a cadere anche le riserve filosofiche sull’intervento di Intesa-Sanpaolo: gli investimenti si misurano dai risultati prima che dalle intenzioni. Quando Mediobanca comprò il 35% di Ferrari da Fiat, si accusò Vincenzo Maranghi di strapagare per ragioni di potere, salvo riconoscere, anni dopo, che aveva fatto guadagnare la ditta. In questa logica, la prima cartina di tornasole sarà la scelta del consiglio e del management di Telecom: se verranno confermati i pirelliani senza più Pirelli o se si tornerà, dopo 10 anni di sperimentazioni, a chi di telecomunicazioni se ne intende e ha chiari i limiti oltre i quali scattano i conflitti d’interesse.