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 2007  aprile 28 Sabato calendario

Valenti Jack

• Houston (Stati Uniti) 5 settembre 1921, 26 aprile 2007 • «[...] Una vita vissuta tra politica e cinema, tra Washington e Hollywood. All’insegna del potere [...] famiglia di immigrati siciliani, aveva cominciato la sua carriera nel mondo della politica come assistente speciale del presidente Lyndon Johnson. Era a Dallas, sei vetture dietro quella del presidente John Kennedy, il giorno del drammatico assassinio di JFK. Il suo legame con Johnson, per il quale scriveva i discorsi, si era rafforzato quando aveva sposato la segretaria del presidente. Poi la svolta: nel 1966 Valenti viene attratto dal richiamo irresistibile di Hollywood. Fonda la Motion Picture Association of America, una associazione delle maggiori case cinematografiche di Hollywood, diventata la più potente lobby del cinema a Washington. Il cinema è davvero la sua passione e nel 1968 dà un importante contributo alla abolizione del Codice Hays, che proibiva scene di violenza e sesso nei film. E crea il meccanismo di ”ratings” ancora oggi in vigore: la lettera ”G” indica che il film è per tutti, la temuta ”X” sottolinea che il film è vietato poiché pieno di sesso o violenza. Insomma dà vita a un sistema che – a parte qualche variante – viene adottato ancora oggi nei cinema americani» (’Corriere della Sera” 28/4/2007) • «[...] Senza di lui Marlon Brando non sarebbe salito sul set di Ultimo Tango a Parigi e i cowboy gay di Brokeback Mountain non avrebbero vinto l’Oscar, Hollywood sarebbe ancora imprigionata nei lacci della censura degli anni Trenta, nessuna parte del corpo umano potrebbe apparire totalmente nuda sullo schermo e non avremmo video e Dvd. Jack Valenti è l’uomo che alla fine degli anni Sessanta trasformò Hollywood nell’industria dello spettacolo che oggi conosciamo [...] La trasformazione di Hollywood ha una data: 1968. Da due anni Valenti è presidente della ”Motion Picture Association of America” (Mpaa), l’associazione che riunisce i sei maggiori studios, e in tale veste crea dal nulla il ”Rating System” ovvero il metodo di classificazione dei film che è ancora in vigore: ”G” per le pellicole accessibili a tutti, ”M” quando serve il consenso dei genitori, ”R” per vietarle ai minori di 16 anni non accompagnati e ”X” per proibirle del tutto ai minorenni. Fino a quel momento Cary Grant, Bette Davis, Joan Crawford e Charlie Chaplin continuavano a fare film come venti anni prima e nelle commedie Jerry Lewis e Doris Day non andavano mai oltre qualche bacio. A imperare era una censura governativa che, secondo Valenti, si scontrava con il Primo Emendamento sulla libertà di parola e di espressione. Il ”Rating System” fu il rimedio che consentì a registi e produttori la totale libertà di espressione ma stabilendo regole che al tempo stesso evitavano l’anarchia: se era la Mpaa a dire a chi bisognava vietare i film, potevano essere poi l singole sale cinematografiche a decidere ulteriori restrizioni. La svolta fu nel trasferire dal governo ai produttori il diritto di decidere cosa poteva essere girato sul set. ”Credo fermamente nel fatto che ogni regista e ogni produttore ha il diritto di girare i film che vuole così come gli altri hanno il diritto di non andarli a vedere» era il suo motto. A neanche un anno dalla caduta dei tabù sul grande schermo Midnight Cowboy con Dustin Hoffman e Jonn Voight diventò il primo film vietato ai minori a vincere l’Oscar mentre la ”X” si affermava come la targa della nascente industria pornografica che all’inizio del XXI ha in Pamela Anderson la propria stella. Le lettere inventate da Valenti hanno consentito a uomini e donne di scambiarsi sul set le effusioni desiderate puntando a diversi tipi di pubblico, con il risultato di trasformare l’industria del cinema da un gioiello del valore di 1,26 miliardi di dollari di profitti a un impero di 41,2 miliardi di dollari l’anno raggiunti nel 2003, quando Valenti lasciò ogni incarico. Il miracolo della moltiplicazione dei miliardi si deve al fatto che oltre a trasformare i contenuti di Hollywood, Valenti è stato l’agguerrito lobbista delle case produttrici, dimostrandosi capace di convincere il Congresso ad aprire le porte della grande distribuzione prima al mercato delle videocassette e, quindici anni dopo, dei Ddv. Ecco perché sempre a lui dobbiamo la possibilità di vedere i film sul computer di casa. Orgoglioso di essere l’ambasciatore di Hollywood a Washington perché convinto che «qualcosa di valore non è mai gratis”, Valenti ha alle spalle una vita che sovrappone spettacolo e politica. Nato a Houston, Texas, da immigrati siciliani, a 14 anni lavora come maschera in un cinema di seconda categoria vendendo pop corn, poi veste la divisa e guida i B-52 in missione sui cieli d’Italia durante la Seconda Guerra Mondiale. A conflitto finito si laurea ad Harvard svelando una passione per la politica che, grazie ad un’agguerrita società di consulenza, gli apre le porte di Washington dove nel 1952 incontra Lyndon B- Johnson riuscendo, come lui stesso ammise, a ”stregarlo”. Il 22 novembre del 1963 a Dallas è nel corteo di auto presidenziali, otto vetture dietro alla vettura di John F. Kennedy, e poche ore dopo a morte accertata del presidente si trova a fianco di Johnson quando presta giuramento sull’Air Force One in viaggio verso Washington. Nei primi due mesi di presidenza Johnson vive alla Casa Bianca, il legame fra i due appare indissolubile e questo gli attira le critiche di chi ritiene che si stata proprio la morte di Kennedy a fargli compiere il tanto agognato balzo verso il cuore del potere politico. Al quale rinuncia nel 1966 solo per sbarcare nel tempio del cinema, di cui diventa non solo un eroe per i successi da lobbista ma anche una star nelle serate dell’Academy Awards come a Cannes. Steven Spielberg riassume l’eredità che lascia con queste parole: ”In un business a volte senza raziocinio Jack Valenti è stato una gigantesca voce della ragione”. Sono in molti, a Hollywood come a Washington, a ritenere che la sintesi fra ragione e lobbismo portò spesso Valenti a giocare duro ma su tali segreti sarà lui ad avere l’ultima parola quando [...] uscirà This Time, This Place, l’autobiografia che si annuncia come l’ultimo colpo di scena» (Maurizio Molinari, ”La Stampa” 28/4/2007).